14/10/2019

Il no di FdI alla propaganda gender nelle scuole

No alla propaganda gender nelle scuole. Senza se e senza ma. E’ un messaggio decisamente forte e chiaro, quello lanciato da Dipartimento Regionale Toscano Scuola di Fratelli d’Italia in una nota diffusa in questi giorni. Si tratta di un documento che, visti i tempi del politicamente corretto che purtroppo ci troviamo da anni a vivere, pur nella sua brevità brilla per chiarezza e determinazione. Motivo per cui vale la pena riportarne ampi stralci.

«No al gender nelle scuole. Il Dipartimento Regionale Toscano Scuola», recita il comunicato, firmato da Michela Senesi, Marina Staccioli, Elena Bardelli, «si oppone alle iniziative di propaganda gender nelle scuole di ogni ordine e grado. L’introduzione di tale pensiero nei curricoli scolastici  crea solo disorientamento e confusione psicologica soprattutto nei confronti dei più piccoli, che hanno invece bisogno di certezze e punti di riferimento».

La nota a firma delle tre rappresentanti di Fratelli d’Italia si conclude poi con un auspicio ce è anche una solida convinzione: «Siamo convinti che, per incrementare l’offerta formativa degli istituti scolastici, sia possibile attivare altri percorsi educativi con dei contenuti maggiormente  adeguati al livello cognitivo degli studenti della Scuola dell'obbligo». Ora, questo tipo di comunicato appare positivo per almeno tre elementi.

Il primo lo abbiamo già ricordato: la sua chiarezza. In una fase storica in cui la prima a fare sconti è, come sappiamo, spesso proprio la politica, una nota stampa in cui si denuncia senza mezzi termini un «pensiero nei curricoli scolastici» decisamente negativo perché «crea solo disorientamento e confusione psicologica soprattutto nei confronti dei più piccoli, che hanno invece bisogno di certezze e punti di riferimento», ebbene è una nota stampa decisamente rara.

In seconda battuta, è apprezzabile che una simile presa di posizione avvenga in una regione, la Toscana, nella quale, in questi anni, le segnalazioni di genitori preoccupati per iniziative scolastiche quanto meno dubbie – per non dire apertamente preoccupanti – non sono affatto mancate, anzi. Infine, bello è che a firmare questo durissimo comunicato stampa contro il gender siano tre donne, cosa che elimina a priori l’obiezione secondo cui simili battaglie sarebbero qualcosa di maschilista o retrogrado.

Ma positivo, a ben vedere, è il fatto che ci sia ancora chi – per più in ambito politico – ha a cuore valori come il primato educativo della famiglia e l’urgenza di dare ai bambini riferimenti valoriali solidi, e che non siano minacciati da programmi scolastici non solo ideologici, ma anche inutili.  Anche se è scomodo ricordarlo, infatti, non solo non esiste neppure uno studio scientifico che dimostri come queste sperimentazioni scolastiche riducano le discriminazioni, ma ve ne sono innumerevoli che attestano l’origine prenatale della formazione di caratteri differenti nei sessi, come l’intuito femminile (Psychoneuroendocrinology, 2014), ed altri riconducibili al ruolo-chiave che il testosterone riveste prima del parto per quanto riguarda, appunto, la predeterminazione di taluni atteggiamenti differenti dei bambini rispetto alle bambine (Psychological Science, 2009).

Battersi contro l’indottrinamento gender nelle scuole non è quindi solo avversare progetti e iniziative di dubbio gusto, ma anche programmi inutili e dispendiosi. Che contribuiscono di certo a fare confusione nei ragazzi senza neppure, come se non bastasse, apportare un contributo costruttivo che sia uno.

 

di Giuliano Guzzo

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