13/05/2015

Il mondo resiste al neo-malthusianesimo dell’ONU

Abbiamo più volte denunciato quanto la cultura della morte sia ben rappresentata nei vari consessi apparentemente umanitari come quelli che ruotano nell’ambito dell’ONU.

Basti per esempio il numero di maggio del mensile Notizie ProVita.

Siamo perciò ben felici di far sapere ai nostri lettori quando queste lobby, potenti mediaticamente ed economicamente, incassano qualche insuccesso, perché la maggioranza degli Stati del mondo non accetta la loro agenda mortifera, antinatalista e omosessualista.

Human Life International, da ultimo, ci fa sapere che la 48° Commissione Annuale dell’ONU su Popolazione e Sviluppo, si è conclusa nel mese scorso senza poter adottare alcuna risoluzione.

Dopo due settimane di negoziati al Palazzo di vetro di New York, le molte organizzazioni pro-vita, tra cui Human Life International, hanno dato l’opportunità di promuovere il rispetto della vita umana dal concepimento alla morte naturale, quando i delegati hanno discusso i piani e le raccomandazioni per obiettivi dello sviluppo sostenibile.

Bludental

Il tema della seduta era “Realizzare il futuro che vogliamo: inserire l’aspetto demografico nello sviluppo sostenibile”. Doveva servire a preparare l’agenda dei prossimi anni.

Ovviamente gli Stati occidentali hanno messo al centro del dibattito l’esigenza di tutelare i “diritti riproduttivi”, l’ educazione sessuale e l’accesso alla contraccezione. Ma qui hanno trovato decisa resistenza da parte di molti Stati membri che hanno detto certe politiche essere apertamente in contrasto con le leggi del loro paese e le norme etiche vigenti tra i popoli.

Si è tentato più volte di elaborare un documento che fosse condiviso da tutti, ma ogni volta, da qualche parte, spuntavano quelle espressioni che nella neolingua voglion dire promuovere l’aborto, la contraccezione e il controllo delle nascite.

Hanno tentato perfino di protrarre le sedute fino a tarda notte in modo da ostacolare la partecipazione di alcuni Paesi. E molti delegati africani non hanno potuto essere sempre presenti. Nonostante ciò, il colpo di mano non è riuscito e nessun documento comune è stato approvato.

Il dibattito continuerà a settembre davanti all’Assemblea Generale, in una sessione speciale per lo sviluppo sostenibile. Confidiamo nei delegati provenienti da paesi pro-famiglia e pro-vita, che sappiano ancora una volta far sentire la loro voce e sollevare le loro obiezioni contro le politiche neomalthusiane che all’ONU sono tanto di moda.

Francesca Romana Poleggi

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