13/10/2019

I temi (contraddittori) del Congresso dell’Associazione Luca Coscioni

Il Congresso della Associazione Luca Coscioni, celebratosi lo scorso 5 e 6 ottobre a Bari, è stato un successo. Si trattava della prima assise della Associazione dopo la Sentenza della Corte Costituzionale che, di fatto, ha aperto la porta a suicidio assistito ed eutanasia. Per l’associazione rilanciare le libertà civili non è tutelare la vita del nascituro concepito, né la libertà scolastica, piuttosto liberalizzare ancor più «l’aborto e l'eutanasia, passando per la legalizzazione delle droghe e per i temi ambientali legati all'emergenza climatica, all'ex Ilva e alla xylella». Come ha detto Marco Cappato, il Congresso dal titolo emblematico (Fiera delle Libertà) sarebbe stato l’occasione per «rilanciare tutte le libertà civili e di ricerca scientifica nel nostro Paese, dall'inizio alla fine della vita. Per la qualità della vita, la libertà delle persone è la premessa fondamentale».

Non poteva mancare una strizzata d’occhio al fenomeno Greta: «la battaglia» del movimento Fridays For Future «è fondamentale, ma il rischio - ha detto Cappato - è che ci sia una grande mobilitazione, una grande indignazione morale che poi non si traduca in misure concrete. Per questo abbiamo lanciato con altri gruppi una iniziativa dei cittadini europei, 1 milione di firme da raccogliere in 7 Paesi, per spostare le tasse dal lavoro alle risorse ambientali, cioè stabilire un prezzo minimo in Europa per le emissioni di Co2, riducendo la pressione fiscale sul lavoro e in questo modo incentivando investimenti ecologici». La mozione finale riassume il programma descritto, l’illiberale desiderio di liberare tutte le libertà, ma ahimè dimenticando alcuni diritti fondamentali che lo Stato dovrebbe riconoscere anche in Italia: vita, famiglia, libertà di educazione. La Mozione congressuale finale invece detta i passi verso la piena legalizzazione dell’eutanasia in Italia, battaglia per altro coerente della Associazione Coscioni.

Proprio nella Mozione conclusiva del Congresso, prendiamo a titolo puramente esemplificativo, un altro argomento cardine dell’azione di mobilitazione dei prossimi mesi ed anni: l’aborto. Si dice di voler promuovere una campagna nazionale intitolata “Aborto al sicuro” che favorisca la conoscenza della legge attuale e, al contempo, promuova la diffusione del metodo farmacologico dell’interruzione volontaria di gravidanza, estendendone l’applicazione fino al 63esimo giorno di amenorrea e in regime di day hospital e ambulatoriale, per arrivare alla contraccezione gratuita.

Secondo l’associazione, inoltre, dopo l’abolizione della ricetta per la contraccezione di emergenza è necessario eliminare la ricetta anche per la contraccezione ormonale, al fine di favorire una maggiore diffusione della pillola contraccettiva e l’uso continuativo di maggiore durata.

E anche qui dobbiamo notare una delle tante contraddizioni: per “liberare le libertà” non si deve innanzitutto partire dalla libertà della persona e della persona più debole al mondo, cioè il concepito che sicuramente cresce nel ventre materno perché vuole vivere (vitalità) e vuole nascere? Perché invece di promuovere una pratica mortifera e certamente contraria del soggetto debole, il concepito, si insiste a diffonderla? Perché abolire l’interdipendenza “verità-libertà” come quella “diritti-doveri” ed estrapolare solo due termini per farne lo slogan debole (diritti e libertà) come se i doveri e la verità non facessero parte dell’uomo ma anche della tenuta sociale e civile di un paese? Uno slogan siffatto, alquanto populista, porta solo ad un conseguenziale esito: il ritorno alla legge della giungla, ovvero l’imposizione della regola generale e della comune legittimazione del “fare ciò che pare piace” di ciascuno i cui esiti minerebbero alla radice non solo di ogni previsione del codice civile ma anche di quello penale e lascerebbe la società all’anarchia.

 

di Luca Volontè.

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