23/06/2015

Home schooling all’italiana: l’esempio di Staggia Senese

Ne abbiamo già parlato qui, qui, e qua: l’home schooling, o scuola parentale, o scuola domestica, è un fenomeno già diffuso all’estero e sempre più diffuso anche in Italia, dove i genitori reagiscono ai limiti evidenti della “buona scuola” nostrana, organizzandosi da sé. 

Da quando è cominciata la propaganda gender e certi genitori hanno incontrato nelle scuole dei figli un clima ostile, discriminatorio e prevaricatorio, l’home schooling si è ulteriormente evoluta. 

In Toscana, a Staggia Senese, un esempio concreto e ben riuscito.

È ancora possibile oggi parlare di libertà di educazione? In una realtà dove lo Stato si è preso il monopolio dell’istruzione e la scuola paritaria rischia di essere ridotta, suo malgrado, ad una fotocopia sbiadita e costosa della formula pubblica, c’è ancora spazio per i genitori che desiderano essere i protagonisti dell’educazione dei propri figli? Esiste una possibilità perché mamme e papà si riapproprino del “diritto e dovere di educare e istruire”, senza stare a guardare impotenti il cocktail letale che lo Stato somministra ai propri pargoli? Leggasi da ultimo, l’imminente obbligo ministeriale all’insegnamento delle teorie gender nelle scuole di ogni ordine e grado. È tutto già scritto? Ai genitori non rimane che il compito di tamponare e arginare – se va bene – i danni della mala educación scolastica?

Non esageriamo nel denunciare la deriva del sistema scolastico pubblico, cosi come non sono retorica le nostre domande. Questi stessi interrogativi animano la mente e il cuore di molti genitori, tutti quei genitori che desiderano educare i propri figli secondo i sani principi della nostra tradizione: Bludentall’amore incondizionato per la vita, dall’inizio alla fine; il valore della famiglia, una e indivisibile; il senso del bene, del vero e del bello. Ma si scontrano con una Scuola che, sempre più, li tradisce e li ostacola. Se molti di loro, per come possono, cercano di darvi una risposta, alcuni hanno deciso di farlo in un modo davvero speciale.

C’è qualcuno in Italia che non solo non si è arreso, ma ha dato il via ad un percorso alternativo ed efficace: la scuola parentale.

È quanto sta accadendo a Staggia Senese, un paesello di poco più di tremila anime in provincia di Siena (Toscana). Nasce la Scuola Parentale di Staggia Senese, una scuola parentale che si ispira al modello [...] nato in America una trentina di anni fa. Questa esperienza, in verità, non è che l’inizio di un’onda che sta coprendo tutte le regioni d’Italia, con una serie d’iniziative destinate a moltiplicarsi assai rapidamente [vedi il sito www.alleanzaparentale.it].

Incuriositi, lo abbiamo chiesto direttamente a don Stefano Bimbi, la persona che ha “lanciato” e diffuso in Italia questo metodo e modello educativo che nello specifico si chiama “Alleanza Parentale”.

– Di cosa si tratta don Stefano?

– “La scuola nasce dal desiderio di un gruppo di genitori decisi a stringere un’alleanza per scegliere fino in fondo l’educazione dei propri figli. Ecco perché abbiamo chiamato questo progetto “Alleanza Parentale”.

Il progetto è nato in provincia di Siena, dove è attivo da dieci anni il Centro Culturale “Amici del Timone” che ha organizzato oltre 70 conferenze. Dai genitori che ne fanno parte è nata l’idea che poi abbiamo messo a disposizione per tutti coloro che vogliano aprire esperienze analoghe nella loro città”.

– Quali gli obiettivi di questo modello di scuola parentale?

– “Il programma didattico tiene presenti gli obiettivi dati dalle normative nazionali, perché gli alunni verificheranno la propria preparazione ogni anno con esami di idoneità, ma li raggiunge attraverso metodi e contenuti che sono insieme innovativi e tradizionali.

A volte per andare verso il futuro bisogna avere il coraggio di fare un passo indietro e recuperare i buoni insegnamenti e le radici culturali e filosofiche del passato.

Pur tenendo ferme le indicazioni nazionali della normativa scolastica, si vuole dare ai ragazzi qualcosa in più, dal punto di vista didattico ma anche e soprattutto dal punto di vista dei valori”.

– In cosa consiste il progetto di “Alleanza Parentale”?

– “Si tratta di una scuola parentale, cioè a completa gestione da parte dei genitori i quali si fanno carico personalmente o tramite persone di loro fiducia per l’educazione dei propri figli. Ciò è perfettamente legale in quanto riconosciuto dall’art. 30 della Costituzione.

Nella nostre scuole, dove una maestra unica scelta dai genitori seguirà un massimo di dieci bambini per classe, ci sarà una grande attenzione per ogni singolo alunno, che sarà supportato nelle sue eventuali difficoltà, ma anche spronato e appoggiato nelle sue capacità e nelle sue naturali attitudini.

La parte principale dello studio deve essere fatta a scuola, la mattina, quando l’insegnante può seguire gli alunni nel loro approfondimento e negli esercizi.

Il bambino troverà nelle nostre scuole uno spazio dove la sua voce sarà sempre ascoltata; dove l’amore per i libri e la lettura verrà trasmesso come una naturale attività piacevole e ricreativa; dove avrà lo “zaino leggero”, cioè lavorerà soprattutto a scuola. Siamo convinti infatti che il lavoro mattutino sia sufficiente per raggiungere tutti i nostri obiettivi formativi. In tal modo nel pomeriggio, senza compiti a casa, i ragazzi potranno stare in famiglia e con gli amici.

In alcune scuole di “Alleanza Parentale” è possibile, per i genitori che ne avessero la necessità, prolungare l’orario con il doposcuola fino alle 18.00. Il calendario scolastico segue quello delle altre scuole sia come inizio e fine anno scolastico, sia per le festività”.

– Dove hanno sede queste scuole parentali? Come sono portate avanti le attività?

– “Le scuole di “Alleanza Parentale” utilizzano locali messi a disposizione gratuitamente da alcune realtà locali, soprattutto le parrocchie.

Per ora abbiamo la principale a Staggia Senese da cui è partito il progetto, ma abbiamo anche altre realtà già aperte a Brescia, Monza, Bergamo, Verona e Padova.

Molti ci hanno scritto in questi mesi e sono venuti a trovarci per iniziare anche loro un cammino analogo. Speriamo di aprire una ventina di altre realtà entro la fine dell’anno in tutta Italia, oltre le cinque già menzionate e funzionanti.

L’andamento delle nostre scuole parentali è affidato al lavoro volontario delle famiglie che l’hanno fortemente voluta, e a quello, volontario, di insegnanti disponibili. Si tratta di persone che hanno diverse esperienze di insegnamento, nella scuola, ma anche semplicemente di mamme. Qualcuno lavora, altri no, ma tutti stanno dando il loro contributo soprattutto perché si sono innamorati del progetto”.

– Pensa che oggi esista un rischio nella scuola italiana? Quali rischi sono più urgenti?

– “Credo che siano per noi un faro le parole di Papa Francesco rivolte alla Scuola italiana nel grande incontro in Piazza San Pietro del 10 maggio 2014: “Amo la scuola perché ci educa al vero, al bene e al bello. Vanno insieme tutti e tre. L’educazione non può essere neutra. O è positiva o è negativa; o arricchisce o impoverisce; o fa crescere la persona o la deprime, persino può corromperla”. E un mese prima il Papa aveva espresso preoccupazione per le ideologie del gender che stanno entrando nel mondo della scuola (...)

– Le scuole parentali di “Alleanza Parentale” sono una risposta a questo disperato appello del Papa?

– “In un certo senso sì. Anche se il nostro progetto è stato pensato da ben due anni di incontri, proposte e tanto lavoro che ci hanno permesso di elaborare un modello di fare scuola per le elementari e le medie che fosse una risposta alle sfide di oggi. Quindi le parole del Papa ci hanno confermato nella buona strada intrapresa”.

– Ma è legale non mandare i figli alle cosiddette “scuole dell’obbligo”?

– “Non solo è legale. È un diritto sancito dalla Costituzione. L’articolo 34 della Costituzione Italiana recita: “L’istruzione inferiore, impartita per almeno otto anni, è obbligatoria e gratuita”. Quindi è l’istruzione ad essere obbligatoria, non la scuola. La “scuola dell’obbligo” non esiste. Inoltre l’articolo 30 dice che “è dovere e diritto dei genitori mantenere, istruire ed educare i figli”. Ciò significa che l’istruzione dei figli è in primis una responsabilità dei genitori, non dello Stato. In concreto, è sufficiente inoltrare una comunicazione formale e scritta alla direzione didattica di competenza in cui il singolo dichiara di prendersi carico in prima persona dell’istruzione del figlio. A quel punto la palla passa ai genitori che decidono personalmente come procedere”.

– Cosa significa “educare”, oggi, in un contesto complesso e spesso contraddittorio quale l’attuale?

– “Credo che il significato sia lo stesso da sempre. E-ducare deriva da ex-ducere... trarre fuori. Educare significa permettere ai talenti che ciascuno ha ricevuto di dare frutto.

Questo significa operare nel rispetto della persona e della Verità che l’ha formata. Non si può – e non si deve – educare secondo principi contrari alla natura che sono iscritti nel cuore dell’uomo, e si deve rispettare l’anelito all’Assoluto che ciascuno di noi porta in sé. Il desiderio, che è la forza che anima l’uomo, nei bambini e nei ragazzi è un istinto vivissimo, che non deve essere mai frustrato o spento, ma nemmeno lasciato sfogare senza una guida. Tutto questo è compito dell’insegnante. Don Bosco nei suoi scritti non spreca mai parole sul metodo: esso per lui si riassume nel continuo invito ad “amare” i ragazzi... Noi crediamo sinceramente che l’amore sia l’unico metodo capace di svolgere il difficile compito di educare.

A volte nella scuola moderna si dimentica che non si può istruire senza educare: chiunque abbia a che fare con dei giovani sa quanto di noi stessi passa a loro anche senza la nostra intenzione: per questo è fondamentale che prima di tutto, prima di ogni contenuto, prima di ogni didattica, ci sia l’amore.

Esso garantisce un insegnamento rispettoso dell’alunno, e anche un apprendimento sereno. Ciascuno di noi conserva dei ricordi della scuola, e sa cosa significhi il contatto con un docente che ama il suo lavoro e i suoi ragazzi”.

– Benedetto XVI parlò di “rischio educativo”... E’ così? E’ proprio un rischio?

– “L’espressione viene da Giussani. Lui parlava di “rischio” pensando che ad un certo punto l’adolescente farà un confronto tra il senso della realtà che ha appreso dalla tradizione e la risposta che egli si dà in piena libertà, crescendo. In questo senso il rischio è una specie di “scommessa”: ce la sentiamo di crescere questi ragazzi scommettendo sul fatto che Dio esiste, e Cristo ci ha salvati? Ce la sentiamo di crescerli proponendo loro questa lente di ingrandimento per leggere la realtà?

Noi crediamo di sì, crediamo che dei giovani cresciuti così, un giorno, con la propria ragione, sceglieranno ancora Cristo, non perché si fideranno di ciò che abbiamo detto loro, ma perché avranno verificato che questa è la realtà.

I genitori che stanno fondando questa scuola parentale non lo fanno per crescere i propri figli al sicuro in una campana di vetro, per tenerli lontani da idee diverse dalle proprie. L’obiettivo è esattamente il contrario: è quello di «Educare il cuore dell’uomo così come Dio l’ha fatto», in maniera autenticamente umana, e quindi libero di aderire alla fede, libero «dalla schiavitù mentale, dalla omologazione che rende schiavi mentalmente dagli altri» (Giussani).

Benedetto XVI sapeva bene cosa significava questo nella società del relativismo: in una memorabile lettera alla Diocesi di Roma egli parlò di una “emergenza” educativa ... emergenza significa che c’è qualcosa da fare, subito, a pena di grandi danni e che gli uomini di buona volontà sono chiamati a rispondere!”.

– Cosa ha determinato la deriva laicista dell’insegnamento cosiddetto “pubblico”?

– “Chiunque comprende l’importanza della scuola per trasmettere principi, i valori e le idee alle nuove generazioni: chi ha a che fare con i giovani ha in mano la società del futuro. Non posso affermarlo con certezza, ma credo che quello che vediamo adesso sia il risultato dello stratificarsi delle scelte che certi settori della cultura hanno fatto negli ultimi 50 anni, l’illusione di poter liberare l’uomo da Dio e di affermare la relatività di ogni valore è stata una spinta così forte che non poteva non volersi propagare anche attraverso la scuola”.

– E cosa direbbe ad una famiglia, ai giovani, per presentar loro in poche parole questo tipo di proposta educativa?

– “La prospettiva lanciata da “Alleanza Parentale” è una sfida che va sostenuta perché offre la possibilità concreta di una scelta alternativa, di una scelta per i propri figli che si affacciano al mondo del lavoro e della società, impoverita e svuotata dai valori.

Può sembrare una scelta originale, ma in realtà è naturale che i genitori scelgano il meglio per i propri figli.

Potrete seguire tutte le novità sul nostro sito internet www.alleanzaparentale.it

Ai ragazzi direi a un livello superficiale che non avranno da fare i compiti a casa.

Ad un livello più profondo direi che scegliere una scuola di “Alleanza Parentale” è il modo migliore per apprendere, in una atmosfera familiare, in un contesto accogliente, dove il loro entusiasmo non verrà mai spento, ma anzi sarà il motore della loro avventura di apprendimento!”.

Davide Vairani

Titolo originale: Alleanza Educativa, lo home #schooling all’italiana

Fonte: La Croce, 10/06/2015

 

 

Questo articolo e tutte le attività di Pro Vita & Famiglia Onlus sono possibili solo grazie all'aiuto di chi ha a cuore la Vita, la Famiglia e la sana Educazione dei giovani. Per favore sostieni la nostra missione: fai ora una donazione a Pro Vita & Famiglia Onlus tramite Carta o Paypal oppure con bonifico bancario o bollettino postale. Aiutaci anche con il tuo 5 per mille: nella dichiarazione dei redditi firma e scrivi il codice fiscale 94040860226.