29/08/2019

Governo, De Mari: «Rischiamo catastrofe etica ma otterrà la fiducia?»

Intervista a Silvana De Mari, medico, opinionista e scrittrice, che ha commentato con Pro Vita & Famiglia l’attuale crisi di governo

Un governo PD-M5S sarebbe una «catastrofe» ma si può ancora sperare che un numero sufficiente di parlamentari pentastellati, in un sussulto di orgoglio, neghino la fiducia al nuovo esecutivo. Lo afferma la dottoressa Silvana De Mari, medico, opinionista e scrittrice, commentando con Pro Vita & Famiglia l’attuale crisi di governo. Secondo la De Mari, un governo giallo-rosso imprimerebbe un’ulteriore accelerata alla decostruzione antropologica, con leggi a favore dell’eutanasia, delle adozioni omosessuali e del gender.

Dottoressa De Mari, come vede l’attuale scenario politico?

«Non è affatto detto che questo nuovo governo passerà. Ho ancora la speranza che dagli scranni parlamentari del M5S la fiducia possa saltare. Mentre il M5S, un tempo, si presentava come contrario all’euro, all’Europa ma, soprattutto, al potere, il Partito Democratico, per definizione, rappresenta il Potere con la P maiuscola. Il Pd non ha soltanto i voti sufficienti per sostenere un nuovo governo ma già controlla la magistratura, i media e la scuola. Se qualche deputato o senatore del M5S negasse la fiducia a questo nuovo governo, compirebbe un atto di grande coraggio civico. Spesso si sottovaluta il coraggio degli esseri umani. Non dimentichiamoci che i parlamentari pentastellati hanno ricevuto l’appoggio di cittadini che credevano di votare contro il sistema. Quindi non sono affatto convinta che questo governo possa avere la fiducia».

Se però la fiducia la ottenesse?

«Sarebbe una catastrofe, c’è da stare certi che adotterà provvedimenti in grado di modificare la struttura antropologica del Paese. Non solo avremmo lo ius soli e l’immigrazione incontrollata di qualche milione di stranieri, in larga parte maschi e di religione islamica ma, in campo bioetico, è probabile l’introduzione della step child adoption, quindi la possibilità per una coppia biologicamente sterile di allevare un bambino dopo averlo reso orfano di uno dei genitori. Un governo del genere vorrebbe dire anche il rischio di un ampiamento del diritto all’aborto, anche a gravidanza avanzata, e dell’abolizione del diritto all’obiezione di coscienza. Da parte mia, dico che questa libertà fondamentale non dovrebbe limitarsi a medici e infermieri ma dovrebbe coinvolgere anche i contribuenti: non voglio finanziare l’aborto e non voglio essere costretta a farlo. Vedo anche il rischio di leggi molto permissive su eutanasia, suicidio assistito e qualsiasi altra forma di morte. L’eventuale nuovo governo, quindi, spingerà in queste direzioni ma, in particolare, spingerà per il martellamento gender su bambini e adolescenti, con l’obiettivo di creare confusione tra maschile e femminile attraverso l’indottrinamento più assoluto».

Che bilancio trae invece del governo uscente?

«Anche il primo governo Conte ha avuto i suoi limiti. Purtroppo, ha dovuto cedere su alcuni temi. In particolare, ritengo una sciagura nazionale la possibilità offerta dal ministro Grillo di bloccare la pubertà con un farmaco. La pubertà non è una malattia e non riguarda soltanto il sesso ma l’intero corpo. I ragazzi con disforia di genere cui viene somministrata la triptorelina rimangono mentalmente infantili e suggestionabili. Non solo i loro organi sessuali ma anche il loro cervello resta immaturo. L’altra catastrofe lasciataci in eredità dalla Grillo è il suo ultimo provvedimento sul silenzio-assenso per l’espianto degli organi».

Sul fine vita, cui accennava, si attende la sentenza della Corte Costituzionale per il prossimo 24 settembre. Ritiene che l’orientamento della nuova maggioranza possa incoraggiare la Corte a pronunciarsi per il suicidio assistito?

«Da qualche decennio, abbiamo il sospetto che la magistratura non sia neutrale. Ritengo gravissimo, oltretutto, che la magistratura sia divisa in correnti, ognuna con una fede politica dichiarata. Vivere in una nazione dove la magistratura non è neutrale è una maniera come un’altra di vivere in una dittatura. Vi sono dittature più terribili, è vero, ma laddove la magistratura non è neutrale, la democrazia è finita. Quindi è una democrazia che bisognerà riconquistare con molto coraggio e nell’arco di generazioni».

di Luca Marcolivio
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