26/05/2020 di Manuela Antonacci

Gli aspetti controversi della didattica a distanza, intervista al dottor Giovanni Bonini

In questo periodo di emergenza sanitaria gli alunni di scuole di ogni ordine e grado sono sottoposti a continue e convulse maratone per inseguire, come possono, lezioni a distanza tramite internet, sulle diverse piattaforme digitali: parliamo non di ritagli di tempo ma di giorni e giorni, ore e ore davanti a computer, cellulari e tablet di cui, da sempre, gli psicologi, hanno denunciato i pericoli legati all’ abuso. E invece ora è diventata la normalità, anzi, a quanto pare, l’unico sistema di apprendimento dei nostri figli, almeno fino a settembre, se tutto va bene. Ne abbiamo parlato con Giovanni Bonini, medico e pediatra da 35 anni.

 

Dottore, il ministro Azzolina ha preannunciato che, a settembre, si tornerà sui banchi di scuola e si seguiranno le lezioni per metà del tempo in classe e per metà online. Ma senza raddoppi o smembramenti: gli alunni che restano a casa seguiranno le lezioni con i loro compagni ma collegati al computer. E si alterneranno nei posti sui banchi, nel corso della settimana, per evitare l'affollamento nelle scuole. Cosa  pensa di questa idea?

«La scelta dell'educazione a distanza ha creato grossissimi problemi, soprattutto nei più piccoli ovvero gli alunni delle scuola primaria. Infatti, l'apprendimento, in quella fascia di età, avviene anche su base esperienziale e relazionale. Il rapporto con i coetanei, con le insegnanti, l'ambiente diverso da quello di casa, il viaggio col papà o la mamma per raggiungere la scuola, i momenti ludici, la ricreazione, lo scambio di informazioni fra pari, anche le litigate, sono tutte esperienze che servono a strutturare il bambino e che rischiano di essere messe in crisi con questo nuovo sistema. Un altro aspetto che verrebbe meno con questo sistema è la continuità, alternare un giorno in un modo ed un giorno nell'altro può creare confusione. Se prendiamo in considerazione la situazione dei bambini delle prime due classi primarie che iniziano ad imparare non solo nozioni, ma anche un metodo di studio, questo lockdown si può considerare sicuramente un danno per il loro apprendimento, senza contare poi, che non tutti i genitori hanno le competenze per sostituirsi agli insegnanti. Per i più grandi (della scuola primaria e secondaria), le criticita' sopra citate, sono comunque presenti, ma possono incidere meno sul piano formativo.  Resta comunque il problema di lasciare a lungo i ragazzi col computer o tablet senza una costante supervisione dei genitori, con tutti i rischi potenziali che ne consegue. Inoltre, è vero che i bambini hanno sicuramente grosse capacità di ripresa, e di recupero rispetto al momento critico che hanno vissuto, ma si deve cambiare.  Alla luce di quanto detto, secondo il mio parere, la continuità educativa è elemento fondamentale per creare un apprendimento efficace nel bambino/ragazzo.  Comprendo tutte le difficoltà organizzative e dare una soluzione al problema è per me di difficile valutazione, ma spero che il Ministro si saprà circondare di persone competenti che sappiano valutare questi aspetti critici (magari anche con l'aiuto delle associazioni familiari)».

C’è stato il parere di alcuni presidi che si sbracciavano nel sottolineare l’occasione preziosa che ha costituito questo nuovo sistema di insegnamento e apprendimento, in questo periodo di emergenza, è d’accordo? E’ davvero così? Secondo Lei si sarebbe potuto trovare una o più alternative valide?

«La formazione a distanza, è sicuramente un’opportunità per l'apprendimento, non la demonizzerei né la esalterei. Insegna l'uso di sistemi tecnologici, permette di fa comunicare senza essere presente in una aula con la presenza dell’insegnante, come sta succedendo in questo momento di emergenza sanitaria, ma la consdero una metodica complementare, non può essere la metodica principale, per i motivi che ho accennato sopra, sempre distinguendo la situazione degli scolari delle prime classi delle primarie dai più grandi. Ci vogliono in sostanza allievi che siano coscienti e motivati della opportunità educativa, soprattutto se hanno la fortuna di avere insegnanti che li hanno resi motivati e coscienti della bellezza del sapere  e del conoscere».

Un altro grave problema è quello degli alunni con bisogni speciali, il Ministero stima che circa il 6% degli studenti, circa mezzo milione, non è raggiunto da alcuna forma di didattica. Vogliamo commentare questo dato?

«Questo è un grosso problema. Aggiungerei anche gli studenti con problemi speciali, (Disturbi specifici dell'apprendimento, bambini con disabilità). Le criticità vanno dalla mancanza degli strumenti tecnologici, alla mancanza di rete internet adeguata, alla "ignoranza" sull'uso delle apparecchiature (da parte dei genitori che dovrebbero aiutare i figli), e questo vuol dire creare una ulteriore voragine formativa per quel 6% di studenti già in sofferenza. Paghiamo un ritardo cronico dell'informatizzazione della nostra società, ed il gap con le altre nazioni non può essere colmato in pochi mesi sotto la pressione di una emergenza così devastante come è quella che stiamo vivendo in questo periodo. Né ci si può affidare al buon cuore delle associazioni di volontariato che si sono date da fare, grazie a donazioni, per consegnare computer e tablet a chi non ne disponeva».

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