27/12/2021

Genitorialità - La Commissione Europea viola i Trattati e ignora la denuncia di 21 Associazioni

Tra le attività che Pro Vita & Famiglia svolge a livello internazionale, all'inizio di quest'anno avevamo sostenuto la petizione di Ordo Juris alla Presidentessa della Commissione UE Ursula von der Leyen per esprimere il nostro disaccordo sull'introduzione di un "regolamento che riconosce la genitorialità tra Stati membri".

La petizione aveva ottenuto il sostegno di 21 organizzazioni non governative di 14 Paesi e 12.361 persone fisiche.

Avevamo evidenziato che i Trattati europei non consentono agli organi centrali dell'UE di interferire con il diritto di famiglia sostanziale degli Stati membri. 

Il 20 dicembre 2021 abbiamo ricevuto la risposta da un capo unità, Andreas Stein, a nome di Ursula von der Leyen. Ci scrive in proposito Zbigniew Przybyłowski, di Ordo Iuris:

 

«Sebbene la Commissione UE concordi sul fatto che il diritto di famiglia sia una prerogativa degli Stati membri, essa insiste sul fatto che ha il diritto di adottare misure "riguardanti il diritto di famiglia con implicazioni transfrontaliere".  Pertanto, essa ritiene di dover garantire che, una volta riconosciuta in uno Stato membro la "paternità", essa sia riconosciuta anche in altri Stati. 

Questo in sostanza annulla l'autorità degli Stati membri di regolamentare le questioni riservate alla loro prerogativa e apre un enorme contrasto: i Paesi membri saranno costretti contro la loro volontà e contro la volontà dei loro cittadini di riconoscere i "diritti" dei "genitori" come vengono considerati all'estero.  Questo può aprire la porta a tutta una serie di abusi, tra cui, ma non solo, forzare il riconoscimento dell’utero in affitto anche in Stati, come il nostro, dove ancora è reato. 

È quindi evidente l'attacco ai nostri valori, alla famiglia e alla paternità, alla dignità umana e alla libertà che continua implacabile, guidato o almeno sostenuto dalla Presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen.

Pertanto, la nostra lotta non è finita e continueremo ad opporci a questa oppressiva invasione delle nostre libertà in ogni modo possibile.  

Speriamo nel vostro continuo sostegno in questa impresa».

 

In allegato la risposta che abbiamo ricevuto dall'ufficio del Presidente della Commissione europea. 


 
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