16/05/2020 di Luca Scalise

Francia, a scuola pensarla diversamente sul Covid-19 è “devianza settaria”

Dopo il periodo di quarantena, in Francia riaprono le scuole. Il coronavirus resta uno degli argomenti comprensibilmente più al centro dell’attenzione. Così, il nuovo ingresso degli studenti nelle aule scolastiche è accompagnato dalla pubblicazione di due documenti, uno dei quali si intitola: “Covid19 e rischi di devianza settaria”, come spiega un articolo di LifeSite News.

Esso si concentra nello specifico su «ciò che i giovani possono aver sentito a casa durante le nove settimane in cui erano liberi dall'influenza dell'istruzione statale» e pare che già l’agenzia ufficiale (MIVILUDES) incaricata di supervisionare la "devianza settaria" abbia ricevuto decine di relazioni a riguardo dagli insegnanti.

Il fine manifesto sarebbe quello di non creare allarmismi in merito alla pandemia e quindi di rilevare eventuali informazioni che circolano, sui comportamenti da adottare in caso si contragga il virus, in contrasto con le linee guida governative.

«Apparentemente, sollevare dubbi su questa politica è già un segno di "devianza settaria". Il governo sta anche dicendo agli insegnanti di ascoltare un programma radiofonico controllato dallo Stato insieme ai loro studenti su "Rumours e informazioni fuorvianti al momento del coronavirus"».

Ma insomma, non era sufficiente presentare le linee guida governative, con annesse prove a sostegno della veridicità ed efficacia delle stesse? C’era davvero bisogno di questa forma di controllo dell’opinione pubblica? E soprattutto: è giusto giudicare “devianza settaria” un pensiero che si discosti da quello espresso nelle linee guida, con il rischio di screditare e quasi ridicolizzare le famiglie degli alunni in disaccordo con esse e con la concreta possibilità di suscitare sfiducia nei confronti delle famiglie da parte degli alunni?

E se la stessa forma di controllo venisse adottata su altri temi? Se si iniziasse (come già sta avvenendo in altri campi) a giudicare “devianza settaria” l’essere in disaccordo con l’ideologia gender? Speriamo che di questo passo le scuole non diventino veri e propri campi di indottrinamento ideologico contro la Vita e la Famiglia.

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