19/03/2020

Follia in Olanda: per l’emergenza Coronavirus in fila per la cannabis

Dopo che il governo dell'Aja ha decretato, fino al 6 aprile, la chiusura di scuole di ogni ordine e grado, asili nido, bar, ristoranti, palestre, saune e sexy shop per via dell’emergenza Coronavirus, in Olanda si è verificata, nei giorni scorsi, una vera e propria “corsa all’acquisto”?

Ma di cosa? Di beni di prima necessità, come cibo e medicine? Mascherine e gel disinfettanti, indispensabili in questo periodo di pandemia? No! Code su code si sono formate, niente di meno, che davanti ai coffee shop per acquistare cannabis prima della chiusura di questi esercizi, stabilita, anch’essa, fino al 6 aprile prossimo.

Dopo la decisione improvvisa del governo, la gente si è letteralmente precipitata in strada, formando file tali che le caffetterie sono dovute restare aperte oltre l'orario canonico, c’è stato persino chi ha cominciato a tossire, con la speranza di annullare la coda o saltare la fila.

Insomma, la follia dilaga se si pensa che questo potrebbe essere davvero il momento favorevole per liberarsi da certe dipendenze (più e meno gravi). Inoltre, la cannabis percepita e vissuta come un mezzo di prima necessità, ci fa ben comprendere la scala di valori che regna in certi paesi, in cui, tra l’altro, il contatto con la realtà vera, come dimostrano questi episodi, sembra essersi totalmente dissolto. Nonostante i dati drammatici del contagio, infatti, non si è ancora percepito e, ancora meno, capito, il livello del pericolo in corso, al punto che, anziché preoccuparsi di adottare misure di prevenzione del contagio o di preservare al massimo la salute con uno stile di vita sano, si pensa, al contrario, a far ricorso alle cosiddette “droghe leggere”, che di certo bene non fanno né alla salute fisica, né tanto meno a quella mentale.

Ma il problema vero è che in Olanda (e non solo) la cannabis, l’hashish ecc. non sono nemmeno considerate droghe, pertanto, la situazione che stiamo denunciando e che, a maggior ragione di questi tempi, scandalizza, in quei contesti in cui il passaggio legislativo che ha permesso di far entrare certe sostanze altamente nocive, nella routine quotidiana, al pari di una bibita gassata, è una situazione considerata, addirittura “normale”, come fare la fila per prendere carne o medicinali. Ci auguriamo, allora che questo periodo in cui siamo chiamati a guardare e preservare l’essenziale, operi un risveglio in quei contesti socio-culturali in cui l’ideologia mortifera che rischia di dominarci, ha creato delle sovrastrutture tali da non distinguere più ciò che normale da ciò che è folle, rendendo merce rara persino il buonsenso.

 

di Manuela Antonacci

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