17/08/2022 di Luca Marcolivio

“Filtri-amo”: la galassia dei nuovi media a portata di genitore. Contro l'iper sessualizzazione

Il tema del parental control sui contenuti che arrivano dal web, è particolarmente sentito da molti genitori. Le madri e i padri di oggi hanno difficoltà a camminare allo stesso passo dei loro figli “nativi digitali”. Un saggio che affronta il tema è Filtri-amo. Educare al digitale, tra limite e desiderio (Città Nuova, 2022), a cura di Gabriele Di Marco e Giovanni Petrichella. Il libro dei due giovani psicologi romani, membri del Progetto Pioneer, illustra i rischi a cui andiamo incontro, come individui e come società, quando lasciamo che la tecnologia occupi ogni momento e ogni spazio della giornata.

Di Marco e Petrichella suggeriscono dunque alcune regole all’utilizzo dei cellulari, «non con l’intenzione di privare i propri figli di qualcosa ma, al contrario, di renderli maggiormente capaci di agire come persone libere e responsabili e di contribuire, al contempo, alla creazione di luoghi e momenti in cui sia possibile tornare a fare esperienza della bellezza delle relazioni e di ciò che ci circonda».

A colloquio con Pro Vita & Famiglia, gli autori hanno illustrato il loro saggio e la loro attività.

Si dice spesso che i genitori di oggi siano impotenti nei confronti dell’onni­pervasività dei nuovi mezzi di comunicaz­ione utilizzati dai figli: è davvero così o, in realtà, c’è un rimedio?

«Viviamo sicuramente una realtà complessa dove i rischi rispetto allo sviluppo dei nostri ragazzi sono molteplici, anche legati alla sfera digitale. La frammentarietà delle informazioni, la velocità dei cambiamenti, la pervasività dei contenuti digitali: noi di Progetto Pioneer riteniamo che di fronte a tutto questo non si è mai “impotenti”, ma che, anzi, come genitori o educatori in senso ampio, questo è il momento giusto per cominciare ad agire con sempre più responsabilità. Per essere genitori ed insegnanti responsabili è necessario avere degli strumenti: all’interno del nostro progetto ne offriamo diversi, Filtriamo è uno di questi, inserito nella collana Mostrami l’amore».

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Qual è la tesi fo­ndamentale del vostro saggio?

«Il nostro sussidio è ricco di temi e di spunti da approfondire. Si parla di plasticità sinaptica, tappa di sviluppo dei nostri ragazzi, utilizzo della regola e strategie per una navigazione consapevole. Credo che ognuno possa trarre il suo insegnamento rispetto alla propria realtà. Pensandoci, forse, anche collegandoci alla prima domanda, uno dei temi è la speranza. Non è vero che non possiamo fare niente e dobbiamo accettare le cose così come sono, è sempre possibile agire e fare qualcosa. Vediamo sempre più genitori ed educatori passivi perché schiacciati dalla realtà esterna o magari perché troppo informati e non in grado di scegliere la risposta più appropriata. Con questo lavoro e in generale con il nostro progetto, noi vorremmo che passasse il messaggio: “Tu sei il genitore, tu sei l’educatore, sei il protagonista della crescita del tuo ragazzo, puoi agire consapevolmente”».

Parlare di ciò che i bambini vedono sui cellulari non è sempre così semplice ma non dovrebbe essere mai un tabù: come deve approcciarsi un ge­nitore?

«Rispetto a questa tematica, nel sussidio offriamo diversi spunti. In generale uno dei messaggi che ci teniamo a dare è quello che l’ambiente digitale è, a tutti gli effetti, una “realtà”, seppur virtuale. Come non ci verrebbe mai in mente di lasciare i nostri bambini in strada da soli, di notte, così è anche per la realtà virtuale. Vanno accompagnati, istruiti, vanno spiegati loro i rischi. Nel sussidio spieghiamo come fare tutto questo».

Più in generale, come costruire un di­alogo in famiglia che renda i rapporti umani il più possibile “devirtualizzati”?

«È una sfida interessante. Al di là di tutto quello che ci siamo detti finora, sarebbe interessante che anche noi adulti ci interrogassimo sul nostro rapporto con il digitale. Magari potremmo scoprire cose interessanti
e partire da lì per provare a proporre alternative all’interno della nostra famiglia. Ma quanto ci vogliamo mettere in discussione? Questo sussidio è un modo per cominciare o approfondire. La posta in gioco è alta».

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