04/03/2022 di Luca Marcolivio

Fiera della “fertilità” e pericolo utero in affitto. Rauti e Santanché: «Speranza e Lamorgese cosa faranno?»

Anche in Parlamento si stringe il cerchio intorno all’evento “Un sogno chiamato bebè”, l’esposizione sulla fertilità e la fecondazione assistita in programma a Milano per il 21 e 22 maggio. Un “Salone” che, come sappiamo, rischia di essere un cavallo di troia per introdurre la propaganda (illegale!) dell’utero in affitto, come accadde il 4 e 5 settembre 2021 a Parigi. In quell’occasione, infatti, gli stessi organizzatori diedero vita alla fiera “Désir d’enfant”, in cui si promuovevano esplicitamente la fecondazione artificiale e l’utero in affitto.

A riguardo, le senatrici di Fratelli d’Italia, Isabella Rauti e Daniela Santanché hanno indirizzato un’interrogazione al Ministro della Salute, Roberto Speranza, e al Ministro dell’Interno, Luciana Lamorgese, per sapere se «sono a conoscenza dei fatti esposti» nell’interrogazione e «quali azioni abbiano intenzione di intraprendere per garantire il rispetto delle leggi vigenti in materia e contrastare ogni azione commerciale che costituisca un illecito e se ritengano che il programmato evento di Milano, dove la surrogazione di maternità verrà pubblicizzata e gli aspiranti genitori potranno comparare servizi e prezzi e scegliere il “pacchetto” più adatto alle proprie ambizioni genitoriali, rappresenti una violazione delle norme vigenti».

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Nell’interrogazione, le senatrici ricordano che «alla kermesse parigina hanno partecipato diversi operatori commerciali che curano l’offerta, anche on line, di pacchetti a pagamento per la fecondazione artificiale». Pertanto «l’evento di Parigi ha mostrato con chiarezza come, nella consapevolezza dell’illiceità della pratica, gli operatori del settore offrono la possibilità di valersi dell’utero in affitto in Paesi dove la pratica è ammessa, così determinando la creazione di un vero e proprio “mercato dei figli su richiesta”, anche nei Paesi dove la surrogazione di maternità e la sua pubblicizzazione sono vietate».

Dopo aver rammentato che la «surrogazione di maternità» è espressamente vietata dall’art. 12, comma 6, della legge 40/2004, Rauti e Santanché ribadiscono che «il diritto della madre gestante di non essere oggetto o mezzo di pretese altrui, in particolare dei genitori intenzionali, trova il proprio fondamento negli articoli 2, 3 e 32 della Costituzione, cioè nei “diritti inviolabili dell’uomo” ai sensi dell’articolo 2 della Costituzione, nella “pari dignità sociale” di ogni persona ai sensi dell’articolo 3 della Costituzione e, infine, nel divieto di “violare i limiti imposti dal rispetto della persona umana” ex articolo 32».

Ulteriori sostegni giuridici all’illiceità dell’utero in affitto, proseguono le due parlamentari di Fratelli d’Italia, sono la sentenza 272/2017 della Corte Costituzionale, la Convenzione di Oviedo sui diritti umani e la biomedicina del 1997 e la Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea.

«In alcune circostanze – concludono Rauti e Santanché – la diffusione di pratiche di “surrogacy” può esser associata a serie violazioni di diritti fondamentali, inclusa la violenza sulle donne e il traffico di esseri umani e si pone in conflitto anche con l’istituto dell’adozione, in quanto soltanto a tale istituto, governato da regole particolari poste a tutela di tutti gli interessati, in primo luogo dei minori, e non al mero accordo delle parti, l’ordinamento affida la realizzazione di progetti di genitorialità priva di legami biologici con il nato».

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