02/10/2026 di Fabio Piemonte

I nonni: pilastri del welfare, colonne della società e… scudo contro il woke

Festa dei Nonni, 2 ottobre: custodi della memoria e pilastri del welfare, sono un argine alla cultura woke. Ma rischiano lo scarto e la deriva eutanasica.

I nonni sono assimilabili agli angeli custodi nel loro insostituibile ruolo così prezioso tanto per i nipoti quanto per gli stessi figli. Per questo motivo la Festa dei Nonni cade proprio il 2 ottobre, nella memoria liturgica degli Angeli Custodi, al fine di omaggiarne la figura e il compito essenziale non solo nella famiglia, ma anche nell'ambito dell'intera società. E in effetti i nonni sono la memoria storica di una generazione passata, costituiscono la possibilità di una comunicazione e di un dialogo tra le generazioni. Fondamentali nella trasmissione dei valori, contribuiscono alla crescita umana e spirituale dei loro nipoti. E ancora, in virtù della disponibilità economica maturata in forza di tanti sacrifici, i nonni sono anche un pilastro del nostro welfare.

Custodi della memoria e dei valori della tradizione

I nonni sono «custodi della memoria, chiamati a essere attivi testimoni delle virtù e delle esperienze che, alla prova del tempo e della vita, si sono dimostrate utili e valide per affrontare le sfide personali e sociali del tempo presente», si legge nel manifesto fondativo dell'associazione NONNI 2.0. In una società che considera come valore assoluto l'indipendenza e spesso svaluta i legami familiari e sociali, ci si dimentica colpevolmente che «noi invece facciamo parte di una storia. Negare la storia è contro l'evidenza. In tal senso i nonni, con la sola presenza – per il fatto stesso di esserci – contraddicono la cultura woke», afferma Peppino Zola, presidente della stessa associazione. D'altra parte, mediante l'accudimento dei nipoti sin dalla più tenera età, i nonni contribuiscono non soltanto alla trasmissione di sani principi e valori, ma donano loro anche tanto affetto e tenerezza così necessari per una crescita serena.

Pilastri del welfare

Inoltre i nonni non di rado erogano in maniera del tutto gratuita alcuni servizi particolarmente preziosi per le famiglie, quali «babysitteraggio, assistenza e aiuto allo studio», sottolinea Zola, evidenziando come «la loro stessa natura li spinga ad aiutare figli e nipoti». E ancora, in forza dei risparmi accumulati nel corso di una vita di lavoro e sacrifici, costituiscono un pilastro fondamentale del welfare del Paese. Infatti sono spesso i nonni a farsi carico economicamente dei nipoti per quanto concerne le spese per l'attività sportiva o la musica, per le tasse universitarie o magari per consentir loro di frequentare corsi di laurea fuori sede. Di frequente, poi, sostengono con il loro 'tesoretto' figli e nipoti nel capitale di partenza per l'accensione di un mutuo per l'acquisto di una casa o di un'auto. Ecco perché il presidente di NONNI 2.0 sottolinea l'impegno concreto dell'associazione affinché «nella legge finanziaria possa essere introdotto il principio per cui i costi – almeno rispetto ad alcune materie di spesa sostenute dai nonni, quali quella educativa, quella scolastica e quella sportiva – possano essere tenuti presenti dallo Stato con qualche forma di taglio fiscale e di detraibilità. Al di là del beneficio economico, ciò consentirebbe anche un riconoscimento pubblico dell'enorme azione di welfare dei nonni, di cui gli stessi tacciono proprio perché lo fanno 'per natura'».

Vittime della cultura dello scarto

Pur essendo così importanti – dato il loro prezioso apporto umano, culturale, sociale ed economico al benessere delle famiglie, e dunque dell'intera società – purtroppo i nonni vengono spesso svalutati perché considerati 'improduttivi'. Per cui nell'attuale società utilitarista e funzionalista diventano vittime di una 'cultura dello scarto' che contribuisce a farli sentire soli e inutili. Quando poi si ammalano, rischiano di divenire i primi fruitori degli hospice e delle cure palliative, oltre che i destinatari di politiche di spending review del sistema sanitario. Non a caso, sul tema del suicidio assistito, Zola sottolinea come l'associazione abbia già inviato una lettera per il diritto alle cure fino alla fine – rimasta purtroppo disattesa – a tutti i consiglieri della Regione Veneto e anche al presidente e agli assessori alla Sanità e ai Servizi sociali della Regione Lombardia. Il motto della missiva è chiaro: «Giù le mani dagli anziani». D'altra parte, puntualizza ancora Zola, «il 70% degli anziani è autosufficiente e va valorizzato come nonno attivo», laddove invece «il 30% ha bisogno di un sostegno: vanno aiutati, non uccisi». Rispetto alla deriva eutanasica in fieri anche nel nostro Paese, il presidente di NONNI 2.0 esprime senza mezzi termini il suo timore, nella consapevolezza che «leggi simili vengono introdotte per alcuni casi drammatici, ma poi alla fine il problema si allarga e il primo campo in cui potrebbe espandersi è proprio quello degli anziani. Del resto lo stesso regime nazista cominciò a ipotizzare di far fuori chi non fosse più utile per togliere un peso dalla società. Noi siamo seriamente preoccupati, per cui saremo presenti con tutte le nostre forze e con tutte le altre realtà che vogliano fronteggiare tale deriva».

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