17/10/2018

Fecondazione artificiale: intervista a Casini e Grande (MpV)

In una conferenza stampa a Montecitorio – della quale abbiamo scritto qui -, durante la quale è stato presentato il Rapporto al Parlamento sulla legge 40 del Movimento per la Vita, a commento della Relazione ministeriale sull’attuazione della suddetta legge che ha regolamentato la fecondazione artificiale, abbiamo chiesto alla presidente del MpV, Marina Casini Bandini, e al segretario nazionale del MpV, Giuseppe Grande, endocrinologo al policlinico Gemelli di Roma, quali sono le principali criticità che il Movimento per la Vita ha rilevato a proposito della Relazione ministeriale.

Dottoressa Casini, questo è il X Rapporto del Movimento per la Vita sulla legge 40/2004 che ha regolamentato la fecondazione artificiale...

«Sì, abbiamo dato il nostro contributo a commento sullo stato di attuazione della legge quasi ogni anno, dal 2005 in poi. E purtroppo dobbiamo rilevare che le finalità della legge 40 sono due, ma si è sempre parlato di una sola di esse: favorire la soluzione dei problemi di sterilità e infertilità delle coppie che desiderano avere un figlio. Quello che si è sempre ignorato, dal 2004 a oggi, è l’intento dichiarato dalla legge di assicurare i diritti di tutti i soggetti coinvolti nella “PMA”, compreso il concepito. E che il concepito è un soggetto meritevole di tutela lo dice non solo la legge 40, ma anche la scienza. E la normativa nazionale e internazionale lo ribadisce in diverse occasioni».

Quanti embrioni vengono assemblati in laboratorio a seguito di fecondazione artificiale?

«Questa è la prima grande criticità della Relazione ministeriale. Non si sa il numero complessivo di embrioni congelati che giacciono nei frigoriferi delle cliniche per la fertilità. Nel 2016 erano 38.687. E poi? Si tratta di esseri umani! Poniamo che molti di essi vengano tenuti per “scorta” dalle coppie che intendono avere altri figli o tentare altri cicli di fecondazione. Ma quanti di loro sono abbandonati, privi di un progetto genitoriale che preveda di accoglierli? Ricordiamo che anche il Comitato Nazionale di Bioetica ha dichiarato che “il diritto alla nascita deve prevalere su qualsiasi altra considerazione giuridica o scientifica relativa ad altri soggetti interessati…”.
Inoltre, non abbiamo alcuna informazione sulle decine di migliaia di embrioni che non vengono né impiantati, né congelati: che fine fanno? Quali esami genetici hanno sostenuto per essere stati scartati? Ricordiamo che la Corte Costituzionale in due sentenze, nel 2015 e nel 2016, ha detto che gli embrioni – anche malformati – “non sono mero materiale biologico” e non possono essere trattati come cose. Per questo io vedo con favore la proposta di legge Binetti – Palmieri che responsabilizza le coppie che forniscono i gameti per la creazione di embrioni che poi giacciono a tempo indeterminato nei congelatori».

Qual è la norma della legge 40/2004 più largamente disattesa?

«Come dicevo, la legge 40 è nata con una doppia finalità: quella di offrire alle coppie sterili o infertili la possibilità di avere un figlio e quella, descritta dall’art.1, secondo comma, di tentare le vie alternative possibili di cura prima di ricorrere alla fecondazione artificiale, allo scopo di evitarla.
Questa sarebbe davvero una cura per le persone che hanno problemi a concepire. La fecondazione artificiale, anche se è pagata dal Ssn come fosse una terapia, in realtà non cura niente».

Dott. Grande, ci può illustrare in breve il problema cui fa riferimento Marina Casini?

«Pochi dicono che le percentuali di successo della Fivet e dell’Icsi si aggirano intorno al 13% nelle donne giovani, intorno al 5% in quelle sopra i 40 anni e al 2% per le donne che hanno più di 43 anni.
Quindi su 100 donne che ricorrono alla fecondazione artificiale il numero di bambini che nascono è assolutamente irrisorio, mentre i costi delle procedure (a carico del Ssn) sono altissimi. Ogni ciclo di fecondazione artificiale costa sui 3.000 euro. E ogni donna, prima di desistere, si sottopone mediamente a sei cicli.

Il 90% dei bambini concepiti in vitro muore prima dell’impianto. E, soprattutto, ci sono  gravi rischi che la fecondazione artificiale comporta.

Vuole ricordare i rischi che corrono le persone coinvolte nella fecondazione artificiale, visto che non ne parla mai nessuno?

«Brevemente:
stress psico – fisico per la coppia desiderosa di un figlio e spesso illusa sulla possibilità di averlo con questo sistema;
pericoli gravi alla salute delle donne che subiscono l’iperstimolazione ovarica per il prelievo degli ovociti e l’impianto di un embrione creato in laboratorio e che non ha – quindi – dialogato col corpo della madre dal momento del concepimento, per l’impianto del quale è quindi necessaria ulteriore stimolazione ormonale;
– ci sono poi rischi gravi e concreti, rilevati dalla letteratura scientifica, per i bambini che nascono a seguito di fecondazione artificiale. Potremmo riassumerli genericamente nei “birth defects”, difetti alla nascita, di vario genere che si riscontrano nel 73% dei neonati. Inoltre, i nati da fecondazione artificiale hanno al massimo 40 anni e non sappiamo come invecchieranno: sappiamo invece che un’alta percentuale degli adolescenti nati da fecondazione artificiale soffrono di ipertensione arteriosa e invecchiamento precoce del sistema cardio-vascolare.
La legge 40 e le linee guida per la sua attuazione non codificano il percorso terapeutico possibile per evitare tutto questo rimuovendo le cause dell’infertilità; non indicano se e quante coppie hanno concepito, dopo le cure, prima di ricorrere alla fecondazione artificiale.
E invece, per esempio, l’Istituto Paolo VI del Gemelli ha seguito finora quasi 10.000 coppie che non riuscivano ad avere un bambino. Di queste più di 700 si sono sottoposte alle terapie per curare l’infertilità o la sterilità e hanno ottenuto per il 42% il risultato sperato: un bambino in braccio».

Francesca Romana Poleggi

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