07/04/2015

Fecondazione artificiale - Figli senza identità - Prima parte

Esiste un portale americano, AnonymousUS.org che offre un aiuto (un blando palliativo) alle persone concepite a seguito di fecondazione artificiale che non conoscono l’identità di uno dei loro genitori biologici, o di entrambi.

Il poter scrivere la loro esperienza, condividerla con altri, confrontarsi, è certamente un bene per coloro che frequentano quel sito. 

Ed è un bene leggere alcuni stralci di queste testimonianze, soprattutto per chi ritiene che la fecondazione artificiale, e in specie l’eterologa, sia un progresso della civiltà.

– Amo i miei genitori, ma da quando ho saputo che mio padre era sterile e che sono stato concepito da uno sconosciuto sono in stato di confusione. Non riesco a non pensare continuamente a chi fosse quello studente di medicina. Perché i miei genitori mi hanno negato il diritto di conoscere mio padre?

– Ho 21 anni. Questa società mi ha offeso. Le nostre leggi permettono che questo accada. Le nostre leggi ignorano il nostro dolore e i nostri diritti. Verrà il giorno in cui saremo così tanti e grideremo così forte, che non potranno ignorarci. Ma intanto le banche del seme continuano a fare soldi...

– Mia madre mi ha detto che sono stato concepito da “donatore” (in realtà “venditore”- attenzione alla neolingua, NdR) quando avevo circa 5 anni. Ho avuto tempo per elaborare la cosa. Ma non sapere chi sia tuo padre, è difficile. E’ difficile quando vedi i tuoi amici che partecipano alle attività padre-figlia, è difficile sentire i tuoi amici parlare di qualcuno che per te non esiste, non è MAI esistito. Voglio sapere chi è il mio papà. Lui deve sapere di me...

Bludental

– Papà. Avevi 23 anni, ti dovevi laureare, probabilmente in quel momento  eri indebitato. Allora ti masturbavi in una bottiglia per qualche soldo. E sei riuscito a dimenticare la vita che hai procreato. Come sarebbe stata la mi vita se ti avessi conosciuto. Mi hai lasciato prima di sapere se sarei esistita, come sarei stata. Pensi che se fosse stato in mio potere l’avrei permesso? Tu sei il motivo per cui ora sto pensando di lasciare mia madre. Ho paura di vivere in mezzo ai miei fratellastri senza conoscerli e riconoscerli. Tu sei il motivo per cui nessun padre mi accompagnerà mai all’altare. Il fatto che non ho avuto alcuna voce in capitolo su tutto questo – perché ero piccola, minuscola – è una grande viltà. Ora sono qui ad aspettare e sperare che tu voglia conoscermi.  Ma hai già fatto un mistero dell’unica vita che io posso aver vissuto.

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