31/03/2016

Fecondazione artificiale, “donatore” e banche del seme

La fecondazione artificiale è una spaventosa macchina di morte per i tanti embrioni che vengono sacrificati e costituisce un pericoloso attacco alla coppia (quando c’è).

Ma è anche il motivo per cui è nata la figura del ‘donatore’ di sperma, per usare i termini cari alla neolingua, “cioè della figura maschile che vende il suo seme ad una coppia naturale, ad una donna single o a una coppia di lesbiche“.

Fecondazione artificiale, “donatore”... e quindi banca del seme e profitto economico da capogiro. Facile.

E’ questo il percorso – chiaro, limpido – tracciato da Francesco Agnoli in un recente articolo dal titolo “Fecondazione artificiale: la figura del donatore“. Un percorso che porta a una triste conclusione: la vita umana è oramai oggetto di compravendita e tante, troppe persone vengono private delle loro origini... salvo magari arrivare scoprire al College, alla soglia dei vent’anni, che quell’amica con cui si va così d’accordo e che ti assomiglia anche un pochino in realtà ha il tuo stesso padre biologico, ovviamente mai visto e conosciuto.

fecondazione-artificiale_TAR_Eterologa_ricorso_ProVita_GpVI contorni di questa situazione – con particolare attenzione agli USA – li ha ben descritti Debora Spar, docente di Business Administration alla Harvard Business School, nel libro Baby Business (Sperling & Kupfer, 2006).

Riguardo al venditore di seme – scrive Agnoli – di solito costui viene attirato tramite materiale promozionale cartaceo, oppure attraverso proclami in rete, e riceve circa 70-80 dollari per volta. Ogni campione di seme è sufficiente per 3-6 fiale, ognuna delle quali viene rivenduta per una cifra tra i 250 e i 400 dollari, con un margine di guadagno per le banche di circa il 2000 per cento. [...] In Italia, prima della Legge 40, vi furono persone, in qualche caso malati di Aids, che arrivarono a donare centinaia di volte“.

Un discorso in parte diverso va invece fatto per le donne, dal momento che l’ovodonazione – altro termine caro alla neolingua, ma di per sé scorretto – è assai pericolosa (ne abbiamo parlato qui): “[...] le donne che vendono i loro ovuli vivono sulla loro pelle una pratica altamente invasiva, che può determinare emorragie, sterilità, tumori e talora persino la morte. Le denunce di questo crescono di continuo nei paesi in cui l’eterologa è legale da tempo. Ma il denaro gira: nel 2004 molti centri per la fertilità americani proponevano cataloghi di ovuli con un costo tra i 3000 e gli 8000 dollari“.

Ci sono dunque persone che, nell’avanzato 2016, muoiono in cambio di denaro. Tuttavia, se quello economico è spesso il motivo principale che spinge alla “donazione”, [...] Leonardo D’Ancona, psicologo e psicoanalista, denunciava già negli anni Ottanta che ‘da parte del “donatore” si evidenziano problemi di grande importanza emotiva; si deve dire, anzitutto, che il donatore professionale può essere tale per il fatto di avere una personalità instabile e nevrotica; salvo eccezioni, chi è sereno e soddisfatto di se stesso, non sceglie infatti di fare il donatore di seme. Queste scelte hanno un significato ‘riparativo’, cioè tendono a realizzare ciò che non si è verificato naturalmente in se stessi… vi è anche chi dà il proprio seme come esibizione della propria forza…, della propria potenza (Luciano Ragno, Un figlio ad ogni costo, Roma, 1984).

Insomma, oltre al denaro vi è anche chi vende il proprio sperma (come Simon Watson, padre di 800 figli) o i propri ovuli per compensare squilibri interiori. Una soluzione che non solo non è altro che un palliativo che non aiuta a stare con responsabilità di fronte alle fatiche della vita, ma che fonte di problemi anche a persone terze.

Quando si va oltre o contro la natura gli esiti non possono che essere negativi. La realtà ce lo testimonia ogni giorno.

Redazione

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