03/01/2017

Fecondazione artificiale – Andiamo contro natura, fino in fondo

Evidentemente nessuno dei sostenitori della fecondazione eterologa ha letto (o ha voluto leggere) le notizie che da anni ci giungono dai Paesi che in queste aberrazioni contro natura sono più “avanti” di noi.

C’è la preoccupazione per le malattie genetiche rare, che difficilmente si riscontrano al momento del prelievo di gameti per la fecondazione artificiale: Denise J. Hunnell di Human Life International WorldWatch ha portato ad esempio Tyler Blackwell, che ha scoperto per caso che suo padre, venditore di sperma, aveva la sindrome di Marfan, una malattia genetica del tessuto connettivo e si è dovuto operare all’aorta che era a rischio di rottura. Né la banca dello sperma, né la clinica della fertilità avevano informato la madre di Tyler, o 23 altri figli del donatore, di questa malattia potenzialmente fatale.

Qualche anno prima, nel 2006, un altro venditore di sperma ha trasmesso una grave neutropenia congenita a cinque bambini in Michigan. «Le banche di sperma e i centri di fertilità partecipano a un giro di 2 miliardi di euro l’anno e sfornano figli prodotti in serie come l’industria automobilistica produce automobili», ha scritto la dottoressa Hunnell. «Ma c’è molta più attenzione e preoccupazione per la sicurezza di un minivan che per la salute fisica e psichica dei bambini concepiti in modo così innaturale».

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Nel 2011 il New York Time intitolava “Un donatore di sperma, 150 figli”: il pezzo raccontava di una donna che si era messa alla ricerca dei possibili fratelli biologici del proprio figlio, concepito con seme comprato da un “donatore”: ne ha trovati 149. E non è l’unico caso. Ciò comporta il concreto pericolo di incesto accidentale tra le persone che vengono concepite dallo stesso venditore e vivono nella stessa area geografica. Per questo ha dato una risposta risolutiva Thomas Søbirk Petersen, professore alla Università di Roskilde, in Danimarca. Egli sostiene che la diffusione dei fratelli biologici che non sanno di esserlo, ha creato la necessità di ripensare i “vecchi tabù” contro l’incesto. Del resto, oggi, se due fratelli vogliono avere figli insieme, possono ridurre il rischio di avere un figlio handicappato ricorrendo a loro volta alla fecondazione artificiale eterologa.

E poi c’è sempre la possibilità di abortire. Petersen, quindi, desidera aprire un dibattito sulla legalizzazione dell’incesto in Danimarca, sulla falsariga di quello che accade in Germania: è assurdo che in una società democratica due fratelli che si amano rischiano il carcere. Infatti, nello scorso settembre, il Consiglio nazionale di etica, un organo consultivo del governo tedesco, ha “consigliato” la depenalizzazione dell’incesto tra adulti consenzienti. «Il diritto penale non deve preservare un tabù sociale», il Consiglio ha spiegato in un comunicato. «Il diritto fondamentale di due fratelli adulti di autodeterminazione sessuale deve essere rispettato e deve prevalere su un’idea astratta di tutela della famiglia». E – aggiungiamo noi – chisseneimporta dei bambini e della loro salute fisica e psichica; chisseneimporta se nella coppia uno dei due membri è plagiato e violentato – anche solo psicologicamente – dall’altro.
Qui in Italia la recente abolizione della non riconoscibilità dei figli incestuosi (presentata da tutti come una conquista di civiltà) ci indica che siamo sulla buona strada per adeguare le nostre leggi a queste idee moderne e progressiste e contro natura.

Noi non ci adegueremo mai. Continueremo sempre a “gridare dai tetti” il nostro orrore, per dar voce alle vittime innocenti di queste mode perverse e distruttive della civiltà umana.

Alba Mustela

Fonte: Notizie ProVitadicembre 2014, p.30

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