Famiglie della Puglia in piazza: per la libertà educativa

La prima Commissione del Consiglio regionale della Puglia ha espresso a maggioranza il parere finanziario positivo al disegno di legge che contiene “norme contro le discriminazioni e le violenze determinate dall’orientamento sessuale e dall’identità di genere”.

Si tratta di una iniziativa legislativa che prevede l’attuazione di un quadro di interventi volti a favorire il raggiungimento dell’uguaglianza e delle pari opportunità tra le persone a prescindere dal loro orientamento sessuale, identità di genere o condizione intersessuale. Peccato che, come sempre accade in certi casi, a rischiare di finire discriminati sono coloro che si oppongono all’ideologia gender e difendono la famiglia naturale e il diritto dei figli ad avere un padre ed una madre, come ci spiega Manuela Antonacci di Generazione Famiglia Puglia oggi in piazza, con tanti altri a protestare contro i contenuti del Ddl.

Perché siete scesi in piazza contro questa proposta di legge?

«Perché si tratta di un disegno di legge molto più spinto rispetto a quelli approvati in altre regioni, persino più spinto di quello dell’Emilia Romagna che ha fama di Regione rossa. Due articoli ci hanno costretti a protestare davanti alla Regione Puglia, ovvero l’articolo 3 e l’articolo 8».

Cosa recitano?

«L’articolo 3 è volutamente ambiguo, perché prevede l’introduzione di corsi di formazione gender nelle scuole di ogni ordine e grado, senza però specificare se verranno fatti agli adulti o ai bambini. Più volte il Presidente della Regione è stato chiamato a fare chiarezza su questo punto dalle forze dell’opposizione, ma ha risposto sempre in modo generico ed evasivo. Questo non ci fa ben sperare rispetto alle sue intenzioni. Siamo quindi scesi in piazza sia contro l’articolo 3, perché come genitori vediamo in serio rischio la nostra libertà educativa, sia contro l’articolo 8 che assegna al Corecom, organismo che si occupa delle comunicazioni a livello regionale, una funzione di filtraggio di tutti i contenuti e messaggi radiofonici e pubblicitari ritenuti non in linea con lo spirito del disegno di legge. Rischiamo una vera e propria dittatura e una censura preventiva».

Quali possono essere i rischi maggiori?

«Se si colpiscono il sistema dell’istruzione e il campo dell’informazione siamo portati a ritenere che si stia tentando di instaurare una sorta di regime totalitario regionale. Abbiamo quindi deciso di organizzare questo flash mob al quale hanno partecipato anche alcune forze politiche, proprio per attirare l’attenzione dei media e della popolazione su un ddl regionale che sta passando sulle loro teste senza che ne siano informati. Abbiamo anche raccolto 5600 firme con una petizione popolare e abbiamo chiesto più volte al presidente Emiliano un incontro per consegnarle e aprire un tavolo di discussione, ma lui non ci ha mai ascoltati. Noi non ci arrendiamo però e torneremo a chiedergli questo incontro».

Quali forze politiche vi stanno sostenendo?

«Erano presenti l’onorevole Marcello Gemmato e il consigliere Filippo Melchiorre, oltre al consigliere comunale Michele Caradonna per Fratelli d’Italia, con i quali fra l’altro avevamo già presentato una mozione anti-gender per bloccare l’ascesa di questo Ddl. Poi sono intervenuti il consigliere Domenico Damascelli di Forza Italia ed esponenti della Lega».

Cosa avete in mente di fare?

«Il 16 ottobre inizierà la discussione definitiva sul testo e torneremo in delegazione sotto la sede della Regione Puglia, per chiedere insieme alle forze politiche che ci stanno appoggiando, di essere ricevuti dal presidente Emiliano prima dell’inizio del Consiglio. Punteremo ad avviare un dialogo, chiedendo che almeno vengano attenuate alcune parti del Ddl che riteniamo anticostituzionali. Vogliamo poi presentargli le firme raccolte e dimostrargli come tantissime persone non condividono affatto ciò che sta facendo e sono indignate per questo. Oggi inoltre abbiamo tenuto una conferenza stampa durante la quale ci siamo riproposti di proseguire, anche dopo l’eventuale approvazione della legge, la battaglia per mettere in atto ogni utile azione ostruzionistica volta ad ostacolarne l’applicazione nelle parti più controverse. Continueremo a vigilare perché sia preservata la libertà di tutti. Una giornalista mi ha chiesto se anche noi siamo in grado di presentare progetti contro le discriminazioni. Le ho risposto che potremmo anche farlo se solo Emiliano accettasse di sedersi al tavolo con noi. Se dobbiamo parlare di discriminazione allora vanno prese in considerazione anche altre categorie discriminate. Per consentire una pluralità di diritti serve anche una pluralità di confronto che non può escludere le associazioni che tutelano la famiglia».

Americo Mascarucci

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