13/01/2016

Famiglia naturale – Scalfarotto non accetta il dialogo

Il dialogo è sacro, purché non si faccia con chi difende la famiglia naturale.

I due pesi e le due misure dei radical chic esce sempre più allo scoperto. È impossibile far finta di nulla.

Ivan Scalfarotto, sottosegretario del governo Renzi nonché padre del ddl contro l’omofobia per ora arenato al Senato, è noto per le sue stravaganze, come il “digiuno” con cui ha chiesto al presidente del Consiglio di approvare in tutta fretta le unioni gay.

Questa volta, come scrive egli stesso sul suo sito personale, ottiene gli onori della cronaca per aver rifiutato di partecipare ad un dibattito organizzato dagli studenti del liceo “Giulio Cesare” di Roma. Il motivo? A discutere di unioni civili e adozioni gay era stata invitata anche una controparte che crede ancora nella famiglia naturale.

Ebbene, Scalfarotto non ci sta. E ha motivato il suo diniego spiegando che prima di tutto non pensa vi sia alcunché di innaturale nelle “famiglie” composte da due persone dello stesso sesso e dai loro “figli”. Eppure, ci permettiamo di chiosare, la storia e la linguistica parlano chiaro: la famiglia è una e una sola: due omosessuali non potranno mai essere entrambi padri (o madri) del medesimo figlio. Si chiama realtà.

Per Scalfarotto, le “famiglie” gay «esistono in natura, non essendo state create le persone omosessuali in qualche laboratorio. Quando poi i loro figli nascono con tecniche di fecondazione medicalmente assistita, questo accade in modo del tutto identico a quei figli che le famiglie eterosessuali hanno con le stesse tecniche e che nessuno si permetterebbe di definire come “non naturali”». A tal proposito, ProVita rivendica coerenza, sua e degli autentici pro-life, che hanno sempre denunciato ogni forma di fecondazione artificiale in quanto innaturale e sbagliata, perché uccide bambini allo stato embrionale ed è lesiva della dignità del figlio, trattato alla stregua di un oggetto.

«In secondo luogo – continua il sottosegretario per i rapporti col Parlamento –  sono un convinto sostenitore di tutte le famiglie, incluse quelle rappresentate dalla mia eventuale controparte. E’ però probabile, anzi sicuro, che siano queste persone ad avere qualcosa contro le famiglie come la mia. Non si tratterebbe dunque di un dibattito “a due sensi”, ma di una mia difesa da qualcuno che – unilateralmente – attaccherebbe me, avendo dei motivi di odio o di diffidenza nei confronti della mia famiglia e di famiglie come la mia, e dovendone dimostrare l’inferiorità morale, antropologica o culturale. Non vedo perché si debba rappresentare una situazione in cui c’è uno solo che attacca e uno solo che si difende. Che dibattito mai sarebbe?».

Bisognerebbe a questo punto ricordare a Scalfarotto che nelle discussioni tra persone con punti di vista differenti è normale argomentare gli uni contro gli altri per cercare di convincere la controparte della bontà della propria posizione. Si chiama dialettica e nel Medioevo – il cosiddetto “oscuro” Medioevo – all’interno della Chiesa si tenevano pubbliche dispute sui più diversi temi teologici e dottrinali. Era normale. Pensiamo agli scontri tra domenicani e francescani sul dogma dell’Immacolata Concezione. Persino il tribunale dell’Inquisizione permetteva, anzi imponeva, che si confrontassero un’accusa e una difesa. Dalla Rivoluzione francese in poi, invece, spesso tutto ciò non è stato più possibile. E infatti abbiamo avuto il comunismo ed il nazismo. L’avversario, anzi, il nemico, non deve essere convinto, ma va piuttosto rieducato. Come avvenuto ad un certo Guido Barilla ad opera della tollerante lobby Lgbt. famiglia_una_naturale_fondamentale

Scalfarotto scrive che con la legge sulle unioni civili «si estendono diritti senza toglierne a nessuno: mettere sullo stesso piano qualcuno che chiede diritti e qualcuno che, senza subire per questo alcun pregiudizio, glieli vuole negare significa implementare un’uguaglianza tra le due parti che è solo formale. Mettere sullo stesso piano chi non ha diritti, da un lato, e chi ce li ha ma li nega agli altri, dall’altro lato, non è mettere le persone sullo stesso piano: è un’illusione ottica».

Qui però l’onorevole dimentica che con la stepchild adoption a qualcuno viene tolto un diritto fondamentale. Si tratta del bambino, che viene scientemente privato del diritto a crescere con un papà ed una mamma. Per non parlare poi della legittimazione de facto dell’utero in affitto, che mercifica gestante e bambino.

E sulla percezione del principio di uguaglianza dell’on. Scalfarotto ci sarebbe molto da dire: per il principio di uguaglianza come l’intende lui bisognerebbe garantire la patente di guida ai ciechi...

Infine, Scalfarotto fa un paragone indebito e un tantino offensivo: «dubito che invitereste un’associazione contro il razzismo insieme con un’associazione che sostiene la supremazia di una razza sulle altre per avere un dibattito “non a senso unico”. Non vedo dunque perché dovreste invitare insieme a chi spiega e illustra a fini educativi la situazione di minorità storica e legale delle persone LGBTI insieme a chi quella minorità sostiene e intende mantenere inalterata».

Il solito copione. Gli Lgbt sono le vittime. Chi semplicemente ricorda che non ogni capriccio è un diritto, che la famiglia è fatta da uomo e donna, che un bambino, nei limiti del possibile, per crescere bene ha bisogno di un padre e di una madre e che l’utero in affitto è una pratica barbara e disumana, è un razzista.

Come i giacobini, ancora una volta si divide il mondo in puri ed impuri. Per questi ultimi l’unica soluzione è la ghigliottina. Ergo, non si può discutere con i pro-family.

Succede oggi, a ddl Cirinnà non approvato. Cosa accadrebbe nel caso in cui diventasse legge dello Stato?

Federico Catani

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