23/09/2025 di Francesca Romana Poleggi

Eutanasia: Piemonte e Sardegna sulla scia del Canada

Abbiamo visto che l’ASL di Torino 4 ha avviato l’iter per nominare una Commissione per il suicidio assistito su rischiesta di un aspirante suicida, mentre in Piemonte, oltre 3 mila malati non autosufficienti restano senza le cure e l’assistenza garantite per legge dai Lea. E secondo la stampa, nel solo 2025 ben 937 malati cronici non autosufficienti si sono visti negare le cure, mentre altri 2.228 attendono ancora una risposta.

La Sardegna, invece, ha varato una legge regionale eutanasica (incostituzionale), mentre meno del 5% dei malati che ne hanno diritto riescono ad accedere alle cure palliative.

Queste notizie fanno presagire che la deriva eutanasica in Italia è già ben impostata, sulla scia di quanto accade, per esempio, in Canada.

Secondo uno studio pubblicato l'8 settembre dalla National Library of Medicine, infatti, i medici dei pronto soccorso dell'Ontario - tanto per fare un esempio, ma i casi sono tantissimi - hanno difficoltà a fornire assistenza ai pazienti malati di cancro. Lo studio rileva anche che l'accesso limitato alle cure primarie, la carenza di specialisti e i lunghi tempi di attesa spingono i pazienti a rivolgersi al pronto soccorso. Di conseguenza, i medici del pronto soccorso emettono diagnosi di cancro, ma non sono in grado di fornire un'adeguata assistenza di follow-up. Quindi i malati non riescono a ricevere le cure adeguate, le diagnosi sono meno precoci e aumenta la mortalità.

Intanto, però, gli amministratori liberal si stanno concentrando sull'espansione del suicidio assistito, la cosiddetta MAiD (Medical Assistance in Dying, ovvero Assistenza medica per porre fine alla vita), che rappresenta la sesta causa di morte in Canada. 

È curioso il fatto che Statistics Canada non la registri e alla domanda sul perché la MAiD sia stata esclusa dall'elenco, l'agenzia di statistica ha risposto che registra come causa di morte le malattie che hanno spinto i canadesi a decidere per il suicidio assistito. Assurdo e, soprattutto, in malafede.

Secondo Health Canada, inoltre, nel solo 2022 ben 13.241 canadesi sono morti a causa dell'iniezione letale MAiD. Ciò rappresenta il 4,1% di tutti i decessi nel Paese in quell'anno, con un aumento del 31,2% rispetto al 2021.

Allo stesso tempo, i tempi di attesa per ricevere assistenza in Canada sono aumentati fino a raggiungere una media di 27,7 settimane, portando i malati alla disperazione e a optare per l'eutanasia invece di attendere le cure. È il caso di Dan Quayle, 52 anni, nonno - ma non di certo anziano - della Columbia Britannica. Mesi fa ha scelto l'iniezione letale dopo che non ha potuto ricevere cure contro il cancro a causa dei tempi di attesa prolungati.

Allo stesso modo, nel 2022, una donna di Winnipeg - cittadina della provincia canadese di Manitoba - scrisse nel suo necrologio pubblicato postumo di aver scelto di morire tramite suicidio assistito dopo che le erano stati rifiutati i trattamenti di cui aveva bisogno: «Avrei potuto avere più tempo se avessi ricevuto più aiuto».

E i malati e gli anziani che rifiutano di porre fine alla propria vita con la MAiD vengono spesso bollati come "egoisti", come è accaduto alla scrittrice Heather Hancock.

In Italia - e in particolare in Piemonte e Sardegna, ma anche in Toscana - vogliamo tutto questo?

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