27/09/2026 di Fabio Piemonte

Eutanasia. Il Canada può iniziare a redimersi

Canada, un nuovo progetto di legge vuole escludere la malattia mentale come unico requisito per l'eutanasia. Il voto è fissato per il 7 ottobre.

Anche in Canada – da sempre uno degli Stati al mondo più liberal-progressisti in materia di eutanasia (è la quinta causa di morte!) – il vento mortifero può cambiare. È infatti attualmente in discussione in Parlamento una proposta di legge che precluderebbe l'accesso al suicidio assistito per le persone che abbiano quale unico requisito la disabilità mentale e che sarà votata il prossimo 7 ottobre.

Il disegno di legge C-218

Il disegno di legge C-218, che sostanzialmente impedisce l'accesso all'eutanasia ai pazienti affetti da disabilità psichica, è stato presentato in Aula per la prima volta il 20 giugno 2025 dalla deputata del Partito Conservatore Tamara Jansen del distretto federale di Cloverdale-Langley City, con lo scopo di impedire che la fantomatica «dolce morte» (MAiD) venga praticata in presenza della sola malattia mentale. Questa proposta di legge esclude la malattia mentale dalla definizione di «grave e incurabile condizione medica», la quale costituisce uno dei requisiti per richiedere il suicidio assistito. La proposta – che è stata già discussa una prima volta il 5 dicembre 2025 e una seconda volta lo scorso 23 settembre – arriva dopo che, nel marzo 2021, il Parlamento canadese aveva ampliato le maglie della legge già vigente sull'eutanasia approvando il disegno di legge C-7, che ha di fatto consentito l'eutanasia anche in caso di sola malattia psichica. Tuttavia – considerata la precocità dei tempi rispetto all'opinione pubblica sul tema – all'epoca il governo dichiarò che avrebbe lasciato trascorrere un paio di anni prima di dare attuazione anche a tale criterio di ammissibilità al suicidio assistito. Di fatto, tale rinvio attuativo si è già ripetuto tre volte e la prossima scadenza è prevista per il 17 marzo 2027.

«Non tutti saranno in grado di dire di no»

Mercoledì scorso, quando appunto c'è stata l'ultima discussione in Aula, la relatrice della proposta di legge, Jansen, ha tenuto un accorato discorso portando all'attenzione dei parlamentari la storia del fratello minore, affetto da un tumore cerebrale allo stadio terminale e al quale per ben sei volte alcuni medici hanno chiesto se volesse ricorrere al suicidio assistito. Jansen ha ribadito la necessità di approvare la nuova restrizione «perché non tutti saranno in grado di lottare come ha lottato mio fratello. Non tutti avranno la forza di dire di no sei volte. E quando qualcuno è malato, spaventato, depresso o non riesce a vedere alcuna speranza per il domani, sicuramente la responsabilità del nostro sistema sanitario non è quella di alimentare la sua disperazione, ma di proteggerlo nel momento della sua vulnerabilità e aiutarlo a ritrovare la speranza. Questo è particolarmente vero quando si parla di malattie mentali». D'altra parte, «la misura di una società compassionevole non è l'efficienza con cui aiuta le persone a morire. È la nostra capacità, nel momento in cui qualcuno non riesce più a vedere il valore della propria vita, di vederlo per lui. La nostra risposta alla sofferenza dovrebbe essere la cura. La nostra risposta alla disperazione dovrebbe essere la speranza. E quando qualcuno crede che non ci sia alcuna possibilità di guarigione, il Canada non dovrebbe mai essere il primo a dargli ragione».

Il dibattito in Aula

Come era facilmente prevedibile, quando è stata discussa la proposta di legge, il dibattito in Aula si è particolarmente infiammato. Da un lato i parlamentari detrattori della proposta, affermando che un'eventuale eliminazione del criterio di sola disabilità mentale costituirebbe una discriminazione, hanno invocato addirittura l'intervento della Corte Suprema per dirimere la questione. Dall'altro, invece, in special modo gli esponenti del Partito Conservatore hanno rilevato che il requisito della disabilità psichica fu inserito nella legge C-7 del 2021 senza «alcuno studio significativo, nessuna consultazione e nessun dibattito significativo. I liberali lo imposero semplicemente con la forza. Si trattava di una questione di vita o di morte riguardante alcune delle persone più vulnerabili della società canadese. Non si poteva essere più sconsiderati di così», ha evidenziato il parlamentare conservatore Michael Cooper. «Ci troviamo in una situazione in cui la legge attuale consentirebbe l'accesso all'eutanasia a persone che desiderano morire esclusivamente a causa di una malattia mentale. Se ci pensiamo un attimo, possiamo immaginare come questo crei una falla nel sistema sanitario, rendendo più facile per una persona con tendenze suicide porre fine alla propria vita», ha aggiunto Jeremy Patzer, altro membro conservatore della Camera dei Comuni canadese. Sempre Patzer ha osservato come in una simile prospettiva eutanasica venga intaccato lo stesso trattamento sanitario psichiatrico e ha chiesto provocatoriamente: «Lo psichiatra è lì per aiutare a prevenire il suicidio o per facilitarlo?». A fargli eco il collega Andrew Lawton, che ha sottolineato l'esigenza di prendersi cura di tali pazienti, in ossequio al codice deontologico medico, dal momento che «queste sono persone che meritano sostegno e che dovrebbero essere accolte nella loro volontà di vivere».

Malattia psichica: l'irreversibilità non è prevedibile

E in effetti sul piano clinico «i disturbi psichiatrici mancano di biomarcatori affidabili, seguono traiettorie non lineari e spesso migliorano dopo anni di grave compromissione», ha spiegato – in merito alla proposta di legge – la dottoressa Karin Neufeld, una delle psichiatre più rinomate del Paese e presidente dell'Associazione dei Presidenti di Psichiatria del Canada. Nella sua analisi scientifica ha ricordato che «la psichiatria moderna non dispone degli strumenti per prevedere l'irreversibilità nei singoli casi di malattia mentale. L'incertezza nella previsione dell'irreversibilità è tale che gli studi dimostrano che gli psichiatri ci azzeccano in meno del 50% dei casi».

L'opinione dei canadesi

Secondo un recente sondaggio effettuato da Research Co. e contenuto in un rapporto pubblicato per Business Intelligence for BC, la maggioranza dei canadesi sarebbe contraria all'eutanasia per pazienti con disabilità mentale (MAiD). «Attualmente – si legge nel report – solo circa 2 canadesi su 5 (il 42%) ritengono che la malattia mentale sia una valida ragione per richiedere l'assistenza medica al suicidio». Ecco perché ci si augura che il Canada possa approvare il disegno di legge C-218. Sarebbe forse un piccolo passo nel dramma eutanasico che ormai da anni affligge il Canada, ma un passo allo stesso tempo importante e fino a poco tempo fa impensabile verso un possibile, chissà, futuro dietrofront in favore della tutela del diritto alla vita di qualsiasi persona, in qualsiasi fase, età e condizione.

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