21/02/2013

Escalation europea per le adozioni gay

C’è un crescendo inarrestabile sul tema delle adozioni per coppie dello stesso sesso. Ieri, nello stesso giorno, si sono espresse sull’argomento la Corte di Strasburgo e la Corte Costituzionale Tedesca.
La Corte europea dei diritti umani ha emesso sentenza in merito ad un ricorso presentato da due donne austriache per il caso di adozione del figlio di una di loro. Secondo la sentenza l’Austria avrebbe discriminato i ricorrenti sulla base dell’orientamento sessuale dei partner, visto che in Austria è già possibile l’adozione dei figli dei compagni per le coppie eterosessuali non sposate. La sentenza sottolinea, invece, che anche nelle coppie omosessuali i partner devono avere il diritto ad adottare i figli dei compagni. I giudici di Strasburgo hanno affermato che l’Austria non è riuscita a dimostrare che la differenza di trattamento tra coppie gay ed eterosessuali è necessaria per proteggere la famiglia o gli interessi dei minori.
Sulla stessa linea la Corte Costituzionale tedesca che, rispondendo ad un’istanza di un’associazione famigliare, ieri ha sottolineato che “la partnership civile (così si chiamano a Berlino le unioni civili, ndr) tra due partner può favorire la crescita di un bambino esattamente come all’interno di un matrimonio”,
Da Strasburgo a Berlino il ritornello non cambia: crescere con una coppia eterosessuale, o con una coppia omosessuale, sarebbe assolutamente indifferente per l’equilibrio psico-socio-affettivo dei bambini. Un trend culturale che è presente anche  nelle scelte legislative di Hollande in Francia, e Cameron in Inghilterra, dove si vuole  equiparare il matrimonio eterosessuale con quello omossessuale.
Le problematiche dei bambini che crescono all’interno di coppie dello stesso sesso non sono però così scontate, neanche per la scienza. Lo scorso giugno, sulla rivista scientifica “Social science research”, sono comparsi due studi sul tema: il primo, dell’Università del Texas, dimostrava un tasso crescente di malessere esistenziale nei figli cresciuti in coppie dello stesso sesso, il secondo, invece, realizzato da Loren Marks, metteva a confronto 59 studi per concludere che la loro rilevanza scientifica è scarsa nel sostenere che i figli di genitori gay o lesbiche non sarebbero svantaggiati. Questi risultati mettono in crisi  quanto espresso dalla APA (American Psychological Association) circa l’indifferenza per la crescita dei bambini in coppie etero o omosessuali, affermazione già contrastata dal celebre piscologo Nicholas Cummings, ex presidente della stessa APA, secondo cui «l’APA ha permesso che la correttezza politica trionfasse sulla scienza, sulla conoscenza clinica e sull’integrità professionale”.
Le reazioni a questi studi sono state violente da parte del mondo gay, mentre nel mondo accademico si è riconosciuta la rilevanza scientifica degli studi anche da parte di chi non concorda fino in fono sui risultati. Insomma, c’è materiale su cui riflettere prima di procedere inesorabilmente, e a colpi di giurisprudenza, su di un tema che è molto delicato perchè, innanzitutto, riguarda la tutela dei bambini. Ma, non c’è peggior sordo di chi non vuol sentire.
Come ha scritto Dawn Stefanowicz, nel libro autobiografico “Fuori dal buio. La mia vita con un padre gay”, occorre lottare “contro una nuova, inaudita forma di abusi sui minori, legalizzata e promossa dagli Stati che hanno abbracciato un’ideologia del tutto falsa, per la quale ogni tipo di vissuto e ogni forma di convivenza vengono considerati leciti ed equivalenti».

di Lorenzo Bertocchi

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