11/11/2020 di Luca Marcolivio

Elezioni Usa, Giubilei: «Harris favorisce deriva sui temi etici»

Il cambio della guardia alla Casa Bianca (al netto di possibili riconteggi dei voti e di un’eventuale battaglia legale) comporterà inevitabilmente uno stravolgimento anche sui temi etici. Il fattore determinante in questo ambito sarà senza dubbio la nuova vicepresidente Kamala Harris. Mentre Joe Biden è un cattolico moderato che, col tempo, ha rivisto in senso liberal le sue precedenti posizioni antiabortiste, la sua vice è sempre stata l’espressione della punta più avanzata dei pro choice, al punto di essere favorevole all’aborto fino al nono mese e di aver avviato alcuni anni fa, in qualità di Procuratore Generale dello Stato della California, un’indagine ai danni di alcuni giornalisti che svolgevano un’inchiesta su Planned Parenthood. Sui futuri scenari riguardanti il prossimo governo degli Stati Uniti, Pro Vita & Famiglia ha raccolto il parere di Francesco Giubilei, editore, scrittore e saggista, fondatore della casa editrice Giubilei-Regnani.

 

Francesco Giubilei, ora che Joe Biden è il “projected winner” delle elezioni presidenziali negli USA, quanto cambieranno le politiche della Casa Bianca su vita e famiglia? Sarà un ritorno allo status quo obamiano o c’è il rischio di un’ulteriore deriva “progressista”?

«Se guardiamo ai percorsi politici di Joe Biden e di Kamala Harris e li mettiamo a confronto con i loro predecessori Donald Trump e Mike Pence, le differenze sono notevoli. In particolare, la Harris ha assunto posizioni particolarmente forti contro il mondo pro life americano. C’è una sua dichiarazione, riportata sia da American Conservative che dal Washington Examiner, in cui lei stessa dichiara che gli attivisti pro-vita andrebbero trattati alla stregua dei “segregazionisti”. Mentre Biden proseguirebbe sulla falsariga di Obama, quindi con un orientamento già parecchio liberal sui temi etici, il rischio è che la vicepresidente possa premere per posizioni ancor più radicali, minacciando in modo esplicito l’associazionismo pro life e conservatore. Mettendo a confronto, invece, le ultime amministrazioni repubblicane, vediamo come George W. Bush aveva assunto, sì, provvedimenti a favore della vita, senza però esporsi quanto Trump, la cui partecipazione alla Marcia per la Vita nel gennaio 2020 è stato un fatto epocale. Anche il vicepresidente Pence, in questo quattro anni, si è rivelato molto attento ai temi etici. Per contro, la nuova amministrazione democratica rischia di produrre una radicalizzazione in senso contrario a quanto avvenuto con Trump».

Le posizioni intransigenti della Harris, quindi, potrebbero diventare egemoni rispetto quelle “moderate” di Biden?

«Va fatta una premessa: rispetto alla candidatura di Hillary Clinton del 2016 (che poi risultò perdente), c’è una grossa differenza. Quattro anni fa, la sinistra più radicale, sia quella organica al Partito Democratico – facente capo a Bernie Sanders – che indipendente, non fece l’endorsement alla Clinton. Quest’anno è avvenuto il contrario: sia la sinistra “istituzionale” che tutto quel mondo che promosso la cancel culture, hanno appoggiato Biden e i voti di queste componenti si sono rivelati decisivi in molti swing states. Pertanto, il nuovo presidente dovrà rispondere anche a questi gruppi di interesse. Kamala Harris, poi, per quanto sia una figura più istituzionalizzata e legata all’establishment democratico, strizza l’occhio a posizioni marcatamente di sinistra. Di conseguenza, tutto questo porterà a un riposizionamento anche sui temi etici».

Quali conquiste dell’amministrazione Trump in ambito pro life rischiano di essere vanificate dal cambio alla guida della Casa Bianca?

«In primo luogo, vedo un rischio a livello comunicativo e di “narrazione”. L’amministrazione Trump ha dimostrato vicinanza al mondo pro life, sia con provvedimenti restrittivi nei confronti dell’aborto, sia con gesti simbolici, come la partecipazione alla Marcia per la Vita. Quindi, a livello comunicativo e di clima che potrà svilupparsi, è prevedibile un cambiamento a trecentosessanta gradi sia in tema di vita nascente che nell’ambito della famiglia, non dico imponendo una contrarietà alla famiglia naturale ma sicuramente promuovendo una totale equiparazione tra matrimonio eterosessuale e omosessuale».

L’eventuale tenuta della maggioranza repubblicana al Senato e la Corte Suprema, sempre più in mano a giudici conservatori, potranno rappresentare un argine a questa deriva?

«Il rischio è che, se i repubblicani dovessero perdere anche il controllo del Senato, a quel punto, essendo la Camera già a maggioranza democratica, verrebbe meno qualsiasi argine relativo alle politiche portate avanti dal ticket Biden-Harris. Non mi riferisco solo ai temi etici ma anche a tanti altri argomenti come l’immigrazione o una certa visione ambientalista ideologica, maltusiana e antinatalista, che considera l’uomo un pericolo per la natura: una visione, quindi, antiumana e contraria a quella biblica e cristiana. Quanto alla Corte Suprema, oggi a maggioranza conservatrice, si paventava il rischio della possibilità di aumentare a quindici il numero dei giudici: francamente, però la ritengo una cosa complicata, sarebbe un caso unico nella storia. La Corte Suprema può in parte limitare i danni, anche se è vero che i casi che arrivano in quella sede sono ben al di sotto dell’1% dei totali. Anche per queste ragioni, per i Repubblicani sarebbe fondamentale mantenere la maggioranza al Senato».

 

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