23/03/2018

Educazione sessuale e contraccezione: servono?

Della possibilità di introdurre come obbligatoria anche nelle scuole italiane l’educazione sessuale si discuteva da tempo, ma se l’argomento è tornato d’attualità lo si deve a lui, Rocco Siffredi, il celebre porno attore che da un paio di mesi ha lanciato in questo senso un appello, in una lunga lettera su Change.org. Nello specifico la richiesta di Siffredi, indirizzata al Ministro dell’Istruzione Stefania Giannini, è quella di adeguare gli standard italiani a quanto già adottato nella maggior parte dei Paesi dell’Ue in ambito, appunto, di educazione sessuale nelle scuole: «In Italia contiamo decenni di proposte sull’educazione sessuale e nessuna legge. Non esiste una legge – lamenta il porno attore – nonostante ci sia richiesta di formazione».

Ora, Siffredi ha in effetti ragione quando dice che da noi “non esiste” una legge sull’educazione sessuale “nonostante ci sia richiesta di formazione”. Il punto però è un altro: di quale “formazione” si sta parlando?

Verosimilmente richieste come quella del porno attore vertono sull’importanza di una maggiore diffusione, fra i giovani italiani, della contraccezione: in Italia, si sente spesso dire, siamo infatti agli ultimi posti europei sotto questo aspetto. Ritardo che sarebbe da colmare al più presto per arginare diverse problematiche, prima tra tutte quelle delle gravidanze non desiderate. Fin qui, la teoria. Sì, perché poi è opportuno verificare se davvero dove non si sconta il ritardo italiano sul versante contraccettivo la situazione sia più confortante. Ebbene, così non è.

La Gran Bretagna, per esempio, è un Paese dove da alcuni anni – allarmati dal fenomeno abortivo tra le adolescenti e dal fatto che il numero complessivo delle interruzioni volontarie di gravidanza, anziché calare, abbia ripreso a salire – si è investito molto nella diffusione di contraccettivi. Una scelta che ha prodotto un esito totalmente inaspettato: le cose sono peggiorate. Il numero degli aborti, anche se di poco, ha infatti continuato a crescere – nel 2011 sono stati 189.931, mentre nel 2010 furono 189.574 – ma soprattutto tra le giovanissime sono aumentati drammaticamente gli aborti multipli. Caso inglese, caso isolato? No, non sembra affatto.

Si pensi per esempio alla Spagna dove, nell’arco di una decade, all’aumento del 63% dell’uso dei contraccettivi è corrisposto una crescita ancora maggiore, pari addirittura al 108%, del tasso di aborto (cfr. Contraception, 2011). Oppure si consideri il caso della Svezia dove, tra il 1995 ed il 2001, durante un periodo di facilitazione della diffusione dei contraccettivi, il tasso di aborto delle adolescenti è lievitato del 32% (cfr. Sexually Transmitted Infections, 2002). E potremmo continuare a lungo, se non fosse già chiaro che non c’è correlazione tra contraccezione e riduzione delle gravidanze indesiderate (cfr. Journal of Health Economics, 2002). Come mai tutto questo?

Molti, davanti ai dati ricordati – coerenti a loro volta  con altre evidenze che interessano per esempio il contagio dell’HIV – replicheranno che tutto questo sia dovuto al fatto che si farebbe ancora “troppo poca” educazione sessuale. Chi però non teme la realtà, deve invece ammettere che le cose stanno diversamente e che la “formazione” di cui i giovani hanno bisogno – posto che non dev’essere la scuola, con un’invadenza di totalitaria memoria, ad insegnarla – è altra dall’apologia della contraccezione di cui si parla.

C’è bisogno non di educare al sesso, ma all’affetto: è questa la vera educazione sessuale.

E di educare non alla “sicurezza” del rapporto, bensì al rischio dell’Amore e della fedeltà, senza la quale ogni relazione non sarà che uno sterile tentativo destinato a ripetersi innumerevoli volte con, per ovvie ragioni, innumerevoli rischi.

Giuliano Guzzo

Fonte: Articolo apparso su Notizie ProVita di Febbraio 2016, p. 8

 

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