29/07/2016

Droga e morte. Anche per colpa della cannabis

La droga libera aumenta non “il rischio”, ma “i dati” sugli incidenti mortali.

Già di incidenti mortali ce ne sono abbastanza. Si fanno giustamente multe, controlli e palloncini per punire la guida in stato di ebrezza. I limiti posti al consumo di cannabis prima di guidare, invece quali saranno?

La AAA Foundation for Traffic Safety dello stato di Washington, dove la droga “leggera” – la cannabis – è stata legalizzata nel 2012, sostiene che i limiti posti dalla legge al consumo di cannabis consentito per poter guidare sono arbitrari e non supportati dalla scienza.

A Washington, la percentuale incidenti mortali in cui uno dei guidatori (non necessariamente il morto...) aveva da poco fumato droga è più che raddoppiata: dall’8% al 17% tra il 2013 e il 2014. Un conducente su sei coinvolto in incidenti mortali nel 2014 aveva recentemente usato marijuana.

L’esperienza di Washington potrà servire come caso studio per aprire gli occhi su quello che può verificarsi per quanto riguarda la sicurezza stradale, dopo la legalizzazione della droga?

La droga dunque uccide. Anche la cannabis. Farsi una canna, altera le capacità di discernimento della realtà: e i nostri ragazzi stanno sempre in motorino o nelle macchinette...

In Terris ha pubblicato la testimonianza di Francesco, un ragazzo che ha seguito un percorso di recupero all’interno di una comunità terapeutica dell’Associazione Comunità Papa Giovanni XXIII.

La cannabis  provoca lo “spegnimento” di alcuni recettori neuronali  e dunque si abbassala capacità di elaborazione.

Dà una dipendenza particolare, psicologica: non puoi farne a meno per affrontare la vita, soprattutto quando ti trovi di fronte a una difficoltà.

Si inizia a fumare per cercare un’identità che non è stata trovata e ben definita all’interno dell’ambito familiare, magari a causa di una separazione, oppure perché all’interno del gruppo di amici “se non lo fai sei uno sfigato”.

Tu fumi, ti distruggi, perdi gli stimoli per la vita e finisci in un circolo vizioso. Non riesci neanche più a ridere, per farti una risata hai bisogno di fumare. Ma quel mondo non è fatto di risate, molto spesso trovi solo le lacrime.

Io non mi sono fermato alla cannabis, sono andato molto oltre. Ho fatto uso anche di droghe pesanti e, nella mia esperienza, sono poche le persone che dopo essersi fumati la prima canna non passano ad altro.

È assurdo sentire al telegiornale o leggere sui quotidiani le affermazioni di coloro che dicono che la cannabis non fa male. È come mettere una pistola in mano a un ragazzino: è chiaro che prima o poi qualcuno si farà male. Ed è ancora più assurdo pensare che ci sia in Italia chi voglia legalizzarla.

E’ un controsenso. Io non ho un vocabolario tale che mi permetta di fare bei ‘discorsoni’ per convincere tutti che questa cosa rasenta la follia. Ma ho la mia esperienza di vita che posso condividere con gli altri perché non cadano nello stesso baratro in cui sono finito io”.

Redazione

Fonte: In Terris

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