06/02/2020

Diventa influencer una mamma in carrozzina: «Nella grandine… l’inizio di un Mojito!»

«Quando ho scoperto di essere incinta insieme alla gioia è salita anche la paura, la paura di non farcela, di non riuscire a fare le cose che fanno tutte le mamme».

Aleteia ci racconta la storia di Laura Miola. Ora ha 30 anni e, da quando ne aveva 21, la sua compagna di viaggio è una sedia a rotelle, a causa di una malattia degenerativa che la accompagna dai 3 anni, la Charcot-Marie-Tooth (o neuropatia motorio-sensitiva ereditaria).

Ma Laura non è solo una malata: è anzitutto donna, moglie dell’uomo con cui si fidanzò a soli 12 anni e mamma di un bambino, Ferdinando. Ed oltre a tutto ciò, Laura è anche molto attiva sui social. Le sue foto, che la ritraggono in carrozzina mentre porta avanti la sua vita familiare, sono un grandioso segno di speranza: non è la malattia che ci definisce, ma l’amore.

Lei stessa ci svela il suo segreto: essere felici nella sofferenza «non significa non vivere momenti difficili o far finta che non esistano, perché la vita a volte si sa colpisce forte… ma possiamo decidere se sentirci vittime degli eventi e spettatori della nostra vita oppure essere attori e vedere nella grandine una partenza per un Mojito!».

La sofferenza, dunque, non è l’ultima parola sulla nostra vita, non è un marchio di infamia o un qualcosa davanti a cui coprirsi gli occhi. Essa non riduce affatto la dignità di chi la attraversa, né gli preclude di poter essere felice.

La vita dei sofferenti va tutelata dal primo all’ultimo istante, affinché nessuno di essi venga abbandonato o senta di valere solo in base alla propria produttività. Il malato non è un costo sociale o un peso inutile di cui liberarsi (ad esempio, proponendo l’eutanasia e mascherandola da “compassione”).

È una persona e il suo valore è inestimabile.

 

di Luca Scalise

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