18/06/2013

Difendiamo la famiglia naturale fondata sul matrimonio e la salute morale della gioventù

La presenza di membri del governo Letta-Bonino e di cariche dello Stato al “Gay Pride Nazionale” di Palermo indica una svolta gravissima della politica che, purtroppo nel silenzio pavido di molti, sceglie di appoggiare una deriva inaccettabile, che porterà alla distruzione della famiglia, base di una Società sana e che possa guardare al futuro. Mentre il governo annaspa in provvedimenti tanto carichi di promesse quanto privi di sostanza, e l’Italia continua a patire una crisi senza precedenti, in parallelo si vuole imporre un “nuovo ordine morale” distruttivo e necrofilo. Grazie al Cielo, non tutti accettano di guardare in silenzio la rovina e sanno, con compostezza, ma con assoluta precisione, far sentire la loro voce di uomini liberi.
Nelle giornate del 22 e 23 giugno si terrà a Palermo, al Parco “Ninni Cassarà”, un’occasione di incontro per le famiglie, una manifestazione pacifica e legale in favore della famiglia naturale fondata sul matrimonio, cioè sull’unione legittima tra un uomo ed una donna, aperta alla procreazione, alla generazione ed all’educazione della prole nel Timor di Dio.

Filippo Campo, 40enne avvocato cattolico, sposato, responsabile nazionale di SOS Ragazzi, una campagna volta alla difesa della famiglia naturale fondata sul matrimonio e delle nuove generazioni dal degrado morale attuale, laureando in Scienze Religiose presso la Pontificia Università della “Santa Croce” in Roma, è il presidente del Comitato organizzatore del “Family Day Palermo”.

Qui di seguito pubblichiamo l’intervista che l’avvocato Campo ci ha gentilmente concesso e che in contemporanea viene pubblicata anche sul sito Corsia dei Servi.

– Come e da chi è nata l’idea del “Family Day”?

“Nasce dalla convinzione che la famiglia naturale fondata sul matrimonio, costituita per sua natura da un maschio e da una femmina, cellula, fondamento e modello della società italiana, non possa essere equiparata a formule pretestuose inventate dai legislatori, perché così la si renderebbe un concetto puramente legale e non naturale, quindi la si renderebbe prima relativa e infine potrebbe avviarsi a una sua graduale scomparsa. E’ quanto succederebbe se fossero rese di diritto pubblico le unioni omosessuali”.

Queste sono state le mie prime reazioni all’indomani della notizia del patrocinio del Comune di Palermo e della Regione Siciliana al “Gay Pride Palermo”. Ed analoghe sono state le reazioni di altre realtà che hanno intravisto, anch’esse, dietro questa sfilata dell’ “orgoglio” omosessuale, il fermo proposito di scardinare il quadro legislativo vigente, in tema di diritto di famiglia, aprendo all’equiparazione legale delle unioni di persone dello stesso sesso al matrimonio per poi puntare al riconoscimento, sempre per i medesimi soggetti, del diritto all’adozione di bambini.

Pertanto, nel mese di marzo, un gruppo di associazioni, che non si vogliono in alcun modo piegare alla logica del politicamente corretto e per sensibilizzare quanto più possibile l’opinione pubblica siciliana e quindi anche i deputati che li rappresentano sull’attuale  pericolosità dell’ideologia del “genere”, ha deciso di costituire un Comitato di volontariato volto alla realizzazione di una grande festa in favore della famiglia naturale.

Voi definite la vostra manifestazione come “apartitica e aconfessionale”. Quindi è giusto dire che chiunque può partecipare al Family Day?

Si, certo. Tutti possono partecipare al Family Day, cattolici e non, politici e gente comune, perché noi vogliamo testimoniare con fermezza alle persone di buona volontà che interverranno al Parco Cassarà non una nostra verità sull’uomo, ma una verità che accomuna tutti gli uomini, di tutti i tempi e di tutti i luoghi, e cioè che l’uomo per sua natura è costituito maschio e femmina.

Pertanto, nel corso della manifestazione, ribadiremo in più occasioni il fatto che l’uomo nasce maschio o femmina e che ciò non significa affatto discriminare, almeno nel senso peggiorativo della parola, la persona con tendenze omosessuali. Discriminare, invero, è sinonimo di distinguere, cioè, non è sempre qualcosa di cattivo, poiché è semplice atto di giustizia trattare in modo diverso cose diverse. Riconoscere, quindi, le differenze non significa affatto discriminare nel senso ostile e peggiorativo con cui la parola viene normalmente utilizzata, mentre ricorrere ai criteri di eguaglianza e non di discriminazione in maniera assoluta questo sì può giustificare qualsiasi esito. Definire, dunque, discriminazione qualsiasi differenza costituirebbe un falso egualitarismo in cui esistono più volti, ma dove tutto è amorfo, intercambiabile e funzionale. Cancellare, allora, le differenze reali, oggettive e naturali, non è mai inclusione ma confusione. Pertanto, identificare l’omosessuale come un terzo genere rispetto a quello maschile e femminile, questo si che invece sarebbe una vero atto di ingiustizia ed una vera violazione dei diritti naturali della persona umana, perché comporterebbe il nascondimento della Verità che è conformazione alla realtà naturale dell’uomo (verum est adaequatio rei et intellectus).

Nessuno di noi, allora, intende discriminare le persone con tendenze omosessuali, le quali, anch’esse, in quanto persone e non in virtù della loro tendenza omosessuale, hanno stessi diritti e doveri di tutti; tuttavia, è bene precisare, che “il rispetto verso le persone omosessuali non può portare in nessun modo all’approvazione del comportamento omosessuale oppure al riconoscimento legale delle unioni omosessuali. Il bene comune, invero, esige che le leggi riconoscano, favoriscano e proteggano l’unione matrimoniale come base della famiglia, cellula primaria della società. Riconoscere legalmente le unioni omosessuali oppure equipararle al matrimonio, significherebbe non soltanto approvare un comportamento deviante, con la conseguenza di renderlo un modello nella società attuale, ma anche offuscare valori fondamentali che appartengono al patrimonio comune dell’umanità”. (Congregazione per la Dottrina della Fede, Considerazioni circa i progetti di riconoscimento legale delle unioni tra persone omosessuali, 28/03/2003). Ed ancora, come ebbe a dire anche l’allora Cardinale Bergoglio, oggi Papa Francesco, “prendere atto di un’oggettiva differenza non significa discriminare. La natura non discrimina quando ci crea uomini e donne…Pertanto, sarebbe una discriminazione ingiusta nei confronti del matrimonio e della famiglia attribuire al fatto privato dell’unione tra persone dello stesso sesso uno status di diritto pubblico”.

Nelle stesse giornate del Family Day ci saranno le manifestazioni conclusive del “Gay Pride” Nazionale”. Al “Gay Pride” interverranno anche autorità politiche di rilievo nazionale. Per il “Family Day” qualche politico ha promesso la sua partecipazione?

Per arrivare al riconoscimento legale delle unioni omosessuali, la lobby omosessuale, con il sostegno delle pubbliche autorità, hanno oggi tutto l’interesse, a qualsiasi livello, ad impedire e a  vietare ogni forma di dissidenza e di opposizione. Si sta giungendo ad una vera e propria forma di emarginazione nei confronti di coloro che osano contrapporsi loro anche pacificamente e ragionevolmente. Chiunque oggi osi parlare contro il loro comportamento disordinato viene subito etichettato come omofobo e razzista. In questo clima decisamente contrario alla famiglia naturale e alla libertà di espressione nei confronti di un valore non negoziabile, allora, è davvero difficile che i politici, così esposti mediaticamente, ci appoggino apertamente. Ad onor del vero molti di loro ci hanno contattato e si sono congratulati con noi per l’iniziativa, ma la maggior parte di essi ha declinato l’invito a partecipare alla manifestazione anche come semplici cittadini proprio per non correre il rischio di compromettersi politicamente. Allo stato, pertanto, non so dirvi se e quanti di loro alla fine parteciperanno in forma privata alla manifestazione, visto e considerato che la manifestazione è apolitica.

E gli organi di informazione? Parlano della vostra manifestazione, e, in caso positivo, in che termini?

Fino ad oggi l’unico giornale nazionale che ha parlato del Family Day è stato “La Stampa”, grazie al vaticanista Marco Tosatti, che ha ripreso il bell’articolo di Tempi. Ma devo pure dire che diversi siti e blog, come ad esempio La Nuova Bussola Quotidiana,  hanno dato risalto alla nostra iniziativa pubblicando degli articoli su di essa e richiedendoci delle interviste.

Il “Family Day” durerà due giorni. Dopo il 23, la vostra attività a difesa della famiglia come continuerà?

Il Family Day durerà due giorni, ma la difesa della famiglia naturale e delle nuove generazioni dal degrado morale attuale, almeno da parte di Sos ragazzi, ma credo anche che lo stesso si possa dire per le altre realtà del Comitato organizzatore, continuerà. Di questo potete starne più che certi. Perché la posta in gioco è altissima. E’ in gioco l’uomo, ma è in gioco, soprattutto, Dio stesso. E’ in gioco il tentativo distruttivo del disegno di Dio. Ma noi continueremo a lottare indefessamente per difendere i Suoi diritti sull’uomo e la società intera.

Vuole lasciare un saluto ed un messaggio ai lettori di “Riscossa Cristiana” e di “Corsia dei Servi”?

Pregate per la nostra iniziativa, ma pregate, soprattutto, per la guarigione e la salvezza delle anime dei militanti omosessualisti e di tutti coloro che, ad ogni livello, appoggiano, anche implicitamente, i fautori di questa grave tendenza disordinata.  Se poi vorreste anche aiutarci economicamente per fare fronte alle ingenti spese organizzative e burocratiche che stiamo affrontando, visto e considerato che il Comitato organizzatore non ha alcun sponsor né finanziatori, ve ne saremmo davvero grati. E Dio, ne sono certo, vi ricompenserà oltre ogni modo del bene che ci avrete fatto. Grazie a voi tutti, cari lettori di Riscossa Cristiana e di Corsia dei Servi.

di Paolo Deotto

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