14/11/2018

Critiche alla campagna sull’utero in affitto - Pillola #4

Critica n. 4: “Molti ci scrivono: se fosse più facile (o possibile, per le coppie di sesso opposto) adottare non si ricorrebbe all’utero in affitto”.

Se pure fosse vero, una pratica barbara, violenta, incivile, resta barbara, violenta e incivile qualunque sia il motivo per cui la si sfrutti. Peccato, tra l’altro, che non è vero che la soluzione giusta per chi pretende i figli sia l’adozione, anzi! Quello dell’adozione, infatti, non ci stancheremo mai di ripeterlo, è un meraviglioso istituto atto a restituire a un bambino ciò che una tragedia gli ha strappato, cioè mamma e papà. Non è il mercato dei bambini, a cui ricorrono le coppie o i singles che desiderano i bambini! Tanto è vera questa affermazione che, tra i criteri che si esplorano per dichiarare che una coppia sposata possa adottare vi è: la stabilità della coppia, l’età di almeno un coniuge che sia superiore di almeno 18 e inferiore di 45 anni a quella del minore adottato, maturità che permetta di essere idonei a educare, istruire, mantenere i minori. Tutti requisiti che si sforzano di trovare e cercare e ricreare il miglior luogo in funzione del superiore interesse del fanciullo: il bambino ha già subito una profonda ferita o ingiustizia, cerchiamo di evitare ulteriori sofferenze.

L’adulto, nel processo, “sparisce” se non per quello che può fare, cioè donare; sparisce, se non per la capacità di accogliere che offre. Naturalmente, gli ultimi requisiti richiedono una valutazione più complessa “in merito”, cioè psicologica... e tra i vari elementi da considerare, importantissimo è assicurarsi che la coppia non pensi al bambino né come un diritto, né come una “riparazione” dell’eventuale problema di coppia o di sterilità. I coniugi adottanti, infatti, devono mostrare una reale disponibilità e maturità ad accogliere un figlio, reali e soprattutto mature risorse per fronteggiare le eventuali difficoltà che si presenteranno. L’adozione non serve a far felice un adulto, ma a rendere possibile che un bambino si veda restituito ciò che un’ingiustizia gli ha tolto: mamma e papà.

Quindi no, il problema non è l’adozione, il problema, ancora una volta, è che ci si concentra sul proprio ombelico e sui propri desideri, dimenticandosi, anzi asfaltando i diritti degli altri, soprattutto quando questi altri sono piccoli e non possono difendersi (come fanno, di solito, gli adolescenti… altro che maturità!). A due persone disposte a comprare un neonato e a sfruttare una donna, o a due persone disposte a firmare un contratto per negare la madre o il padre esistenti, personalmente non farei adottare neanche un criceto! Per fortuna, non solo io...

Maria Rachele Ruiu

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