20/03/2020

Coronavirus più diffuso in Italia? Secondo Oxford è colpa della famiglia…

Il pregiudizio anti-famiglia non si estingue nemmeno davanti al coronavirus. Secondo uno studio commissionato nientemeno che dall’Università di Oxford, l’Italia sarebbe il paese più flagellato dall’epidemia non solo per via dell’alto numero di anziani ma anche per le più intense interazioni familiari e per i più frequenti «contatti intergenerazionali» rispetto ad altri popoli: l’Italia è infatti il paese dove i giovani rimangono più a lungo in casa con i genitori e dove ci si incontra di più anche tra nonni e nipoti, tra zii e nipoti, tra cugini e via discorrendo.

Ulteriore fattore preso in considerazione dal team di ricercatori oxfordiani: sia al Sud che nel più opulento Nord, tale prossimità è molto marcata ed è in grado di garantire «alti tassi di solidarietà intergenerazionale, sia finanziaria che “in natura”»: tutto ciò induce solitamente gli italiani a «non trasferirsi per lavoro ma a vivere vicino alle proprie famiglie, facendo quotidianamente i pendolari». Questa attitudine, rileva la ricerca, caratterizza circa «la metà della popolazione» delle regioni dell’Italia settentrionale.

Pertanto, molti giovani che vivono a Milano e dintorni, interagendo quotidianamente con una metropoli connotata da un intenso business internazionale, potrebbero essere stati i primi a infettarsi, trasmettendo poi il virus a genitori e nonni, da loro assiduamente incontrati. I ricercatori ricordano infine che, tanto più ritardano i sussidi economici a beneficio delle famiglie messe a vario titolo in difficoltà dalla rapida evoluzione dell’epidemia, tanto più le generazioni intermedie, che si prendono cura sia dei figli ancora bambini sia dei genitori anziani, mostrerebbero più difficoltà nel «conformarsi alle politiche che prescrivono la distanza sociale».

Quanto c’è di scientifico e quanto di ideologico nella succitata indagine oxfordiana? I risvolti che lasciano perplessi sono più d’uno. In primo luogo, la prossimità familiare non può di certo essere l’unico fattore per il record di contagiati e vittime nel Nord Italia. La ricerca, ad esempio, non menziona due cause da ritenersi altamente determinanti nel triste primato detenuto dalle nostre regioni: il taglio alla spesa sanitaria, che in Italia ha conosciuto dimensioni vistosamente più grandi rispetto ad altri paesi dell’Unione Europea; l’inquinamento atmosferico che, ad alti livelli, annosamente affligge la macroregione padana, climaticamente umida e poco ventosa, incidendo negativamente sulla salute dei suoi abitanti.

Questi due elementi critici vanno presi seriamente in considerazione e non è affatto da escludere che, ad un’analisi più approfondita, possano risultare nettamente più incisivi rispetto al “fattore famiglia” messo in primo piano dall’indagine oxfordiana. Altra considerazione: posto che nell’Italia meridionale l’epidemia di coronavirus si è diffusa più recentemente ed è ancora prematuro trarre considerazioni definitive, al Sud, i numeri sono al momento abbastanza in linea con gli standard europei e, comunque, tutto si può dire tranne che le relazioni familiari in regioni come la Puglia, la Basilicata (minor numero di contagiati a livello nazionale) o la Sicilia siano meno intense che in Lombardia, in Veneto o in Emilia-Romagna.  

Isolare dei dati dal contesto ed enfatizzarli, come ha fatto il team di ricercatori di Oxford, non solo rischia di alimentare i luoghi comuni sul “familismo amorale italico” – e, di riflesso, di accrescere l’ostilità verso l’istituzione familiare – ma decisamente non fa onore a quello che è da molti considerato il più prestigioso ateneo del mondo.

 

di Luca Marcolivio

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