10/11/2020 di Giuliano Guzzo

Con Biden il vero pericolo si chiama Kamala Harris. Abortista e pro Lgbt, ecco chi è la vice-Presidente

Il Presidente eletto degli Stati Uniti, secondo le proiezioni dei principali organi di stampa , è Joe Biden, al netto ovviamente dei ricorsi di Donald Trump, che però sta subendo le pressioni dei suoi fedelissimi che lo stanno invitando a riconoscere la vittoria del suo avversario e lo stesso tycoon starebbe pensando, secondo ultime indiscrezioni, già alle elezioni del 2024.

I media di tutto il mondo, soprattutto la stampa mainstream, sono però tutti pazzi per lei, la sua vice, Kamala Harris. Classe 1964, di madre indo-americana e padre di origine giamaicana, con alle spalle studi alla Howard University e all'Hastings College of the Law di San Francisco, già procuratrice distrettuale di San Francisco, l’esponente democratica non ha ancora – com’è ovvio – compiuto alcun atto formale, eppure si sta affermando come la beniamina progressista globale. Il che, in parte, è anche comprensibile.

Sì, perché la Harris incarna alla perfezione i canoni del progressismo: il multiculturalismo, il femminismo 2.0, l’anticlericalismo, l’appoggio alla cultura di genere e l’abortismo più estremo. Esagerazioni? Purtroppo no. Basti pensare a come, da procuratore generale della California, la donna – che ha fama di essere una tosta e determinata - ha difeso il colosso abortista Planned Parenthood da ombre pesantissime, a partire dall’accusa della vendita di parti di bambini abortiti, in aperta e totale violazione di diverse leggi federali. Tutte cose di cui, beninteso, esistono filmati girati proprio in terra californiana.

Ciò nonostante, la Harris annunciò che avrebbe indagato sui giornalisti del Center for Medical Progress (CMP), responsabili di aver documentato l’anzidetto orrore (che molti, evidentemente, volevano tenere occultato), anziché sulla Planned Parenthood, che difatti ha staccato a Biden e socia un assegno di sostengo elettorale pari a 45 milioni di dollari, mica bruscolini. Ma torniamo alla nuova vicepresidente, la quale, da senatrice, si è distinta anche per aver letteralmente torchiato Brian Buescher, nominato giudice distrettuale federale in Nebraska.

Il motivo per cui la Harris si era impuntata con Buescher è la sua appartenenza ai Cavalieri di Colombo, che non è una organizzazione terroristica né una pericolosa setta, bensì una fraternità cattolica con fra l’altro oltre un secolo di storia alle spalle e che, con due milioni di membri, promuove attività caritatevoli. Ciò nonostante, la politica dem si è scatenata contro Buescher, chiedendogli se fosse «a conoscenza del fatto che i Cavalieri di Colombo si sono opposti all’uguaglianza matrimoniale» - opposizione che viene evidentemente da lei vista come orribile –, quando costui si era unito alla fraternità.

Sì, perché oltre che abortista convinta, la nuova vicepresidente – come già si accennava – è una sostenitrice dei movimenti Lgbt ed ha dichiarato con orgoglio di aver lei stessa celebrato matrimoni gay. Non solo. La nuova vicepresidente si è pubblicamente vantata, non molto tempo addietro, di aver costretto, quando era procuratore, le aziende di proprietà religiosa e i centri per la gravidanza pro-vita ad agire contro la loro coscienza. Abbiamo insomma a che fare con una abortista, nemica della famiglia naturale – battaglia che condivide col movimento Black Lives Matter, che la Harris appoggia convintamente – e per giunta anticristiana.

Il solo aspetto che pare rendere la nuova star del progressismo mondiale digeribile anche ad alcuni cristiani è il suo essere a favore delle porte aperte, anzi spalancate all’immigrazione, del riconoscimento dei clandestini e dell’abbattimento di ogni muro, barriera o confine che dir si voglia. Ora, a prescindere da come la si pensi su quest’ultimo tema – che, per inciso, per quanto rilevante non rientra affatto tra quelli eticamente non negoziabili – è tuttavia lampante come abbiamo a che fare con una rappresentante delle istituzioni agli antipodi di tutto ciò che sa di diritto naturale, personalismo ontologico ed etica cristiana.

In effetti, rispetto alla Harris persino uno come Joe Biden – cui diversi sacerdoti cattolici, nei mesi scorsi, hanno negato la comunione proprio per il suo fiero e rivendicato abortismo – rischia di passare come un moderato; il che, purtroppo, è davvero tutto dire. Ne consegue come i prossimi quattro anni, per chiunque abbia a cuore i valori della vita, della famiglia e della libertà religiosa, rischiano di essere molto molto complicati; soprattutto, appunto, per il ruolo che contro di essi farà di tutto per avere Kamala Harris.

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