04/03/2021 di Luca Marcolivio

Case-famiglia. Marzetti (Garante Infanzia Lazio): «Ecco come e perché serve più vigilanza»

Negli ultimi giorni si è tornato a parlare della questione delle case-famiglia. Al ritorno a casa dei bambini coinvolti nello scandalo di Bibbiano, è seguita la decisione del Garante nazionale dell’Infanzia di intensificare i controlli sulle case-famiglia stesse. Sul tema Pro Vita & Famiglia ha sentito Jacopo Marzetti, Garante dell’Infanzia nella Regione Lazio.

 

Avvocato Marzetti, il tema delle case-famiglia è tornato fortemente d’attualità in questi giorni. Qual è la sua posizione a riguardo?

«Sono molto sensibile alla tematica e da sempre ritengo che il controllo sulle case-famiglia non possa essere lasciato solo alla procura dei minori della Corte d’Appello. Serve una commissione ad hoc per valutare e, allo stesso tempo, supportare sia il sistema d’accoglienza, sia la tutela dei nostri ragazzi in conformità con quanto previsto e con quanto, a mio avviso, è auspicato anche dalle case-famiglia per la loro sicurezza. Le case-famiglia, del resto, se fanno bene il loro lavoro e se rispettano i bambini, hanno tutto l’interesse ad essere controllate».

È giusto, quindi, non lasciare troppa discrezionalità ai magistrati in decisioni così delicate come l’allontanamento di un minore dalla sua famiglia?

«Ritengo, e già l’ho dichiarato pubblicamente, che l’affido esterno alla famiglia debba essere un’extrema ratio. Al di fuori dei casi di violenza o abuso dei minori, dove chiaramente l’allontanamento dei figli è giustificato, negli altri casi, è fondamentale che la valutazione non sia lasciata solo ed esclusivamente alla relazione dei servizi sociali e del Tribunale dei Minori. Sono necessarie commissioni specializzate in questo settore, composte da psicologi, psichiatri e una serie di altre figure specifiche. Essendo in gioco scelte molto delicate, che vanno a incidere sul futuro del minore, devono essere scelte altamente rappresentative e condivise».

Siamo a un punto di svolta anche nel superamento di casi eretti a sistema come quelli di Forteto e di Bibbiano?

«Sono stato commissario governativo per il Forteto e membro della squadra speciale nata a seguito dei fatti di Bibbiano, quindi conosco perfettamente entrambi i casi. Sul Forteto, ci sono voluti trent’anni per condannare gli autori dei reati. Molte delle vittime non sono mai state riconosciute come tali, perché i reati nei loro confronti si erano prescritti, quindi non hanno ricevuto alcun indennizzo da parte dello Stato. Chi è stato riconosciuto come vittima, invece, ha ricevuto soltanto la somma che io stesso ho stanziato per loro, in qualità di commissario della cooperativa che era stata riconosciuta come responsabile civile. Per quanto riguarda Bibbiano, dove la magistratura sta ancora indagando, credo sia necessaria un’attenzione particolare affinché in tutta Italia, indipendentemente da Bibbiano o dall’Emilia, venga fatto un sistema di controllo e di verifica che metta in sicurezza i nostri ragazzi. Allo stesso tempo, sono comunque convinto che tutto ciò possa essere ben accolto dalle strutture che, in questo modo, si possono sentire più sicure e con meno responsabilità sulle loro spalle».

Ritiene ci siano state eccessive intromissioni politiche in entrambe le vicende?

«La politica dovrebbe rimanere assolutamente al di fuori di queste situazioni. Non è un discorso di destra o di sinistra, la tutela dei minori deve stare a cuore a tutti. Di conseguenza non voglio sentire parlare neanche alla lontana di interesse della politica a questi temi, se non per prospettare leggi o commissioni d’inchiesta, realizzate appositamente per comprendere cosa è successo o comunque, per la tutela dei nostri ragazzi».

I Garanti regionali che ruolo possono svolere in questo ambito?

«Noi seguiamo le direttive nazionali che ci impongono di stare al di fuori dagli atti dei tribunali ma chiaramente possiamo a mio avviso vigilare affinché le disposizioni del Tribunale possano essere in un certo senso “vigilate” anche da noi. Il Tribunale dispone e noi verifichiamo che quello che il Tribunale ha disposto, venga eseguito da parte dei servizi sociali o da parte delle case-famiglia. Questa è la mia posizione, anche se su questo non sono tutti d’accordo. Io sarei per dare molti più poteri ai Garanti perché, per garantire quello che è previsto dalla Convenzione ONU dei diritti del fanciullo, è necessario poter incidere sempre e chiaramente in piena e totale collaborazione con i tribunali stessi».

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