14/08/2020

Brevi considerazioni sul razzismo

Nel 1897 Robert E. Peary, l’esploratore statunitense che sostenne avere per primo raggiunto il Polo Nord geografico, riportò dall’Artico cinque Inuit adulti e un bambino, che espose a pagamento (sic) presso il Museo di Storia Naturale di Manhattan, dove in breve tempo i cinque adulti morirono di infezioni.

 

Nell’ambito dell’Esposizione Internazionale della Louisiana del 1904 in Saint Louis (all’epoca in Louisiana), in conformità con le teorie darwiniane si svolsero le cd. Giornate Antropologiche e il pigmeo Ota Benga venne esposto (sic) al pubblico. Nativo del Congo Belga, territorio proprietà personale di Re Leopoldo II del Belgio e sottoposto a colonialismo spesso feroce, nel 1904 Ota Benga viene acquistato da un missionario protestante (sic), il quale lo include in una esposizione antropologica a Saint Louis. A mostra finita, nel 1906 viene trasferito allo zoo del Bronx a New York, dove viene incaricato di svolgere mansioni di inserviente - guarda caso - per le scimmie; davanti alla sua postazione da inserviente viene anche apposto il cartello “Ota Benga, Pigmeo Africano”. I visitatori dello zoo spesso molestano e umiliano il malcapitato, il quale viene finalmente liberato e lavora in una fabbrica: vorrebbe tornare nella sua Africa, ma lo scoppio della prima guerra mondiale distrugge questa sua aspettativa. Il poveretto cade in depressione e nel 1916 si uccide.

 

L’adesione degli anglosassoni alle teorie razziste darwiniane non sorprende chi consideri, senza essere deviato da tanta storiografia corrente, i precedenti culturali e storici della colonizzazione inglese in America del Nord e li confronti con quella spagnola.

«Gli Indiani devono essere trattati bene e amorevolmente, senza causare loro il minimo danno, in modo tale che si stabilisca con loro un forte dialogo e una grande familiarità»: così l’istruzione del 1493 a Cristoforo Colombo (appena un anno dopo il suo primo viaggio nelle Indie Occidentali) a firma della regina Isabella di Castiglia, già investita di responsabilità nella evangelizzazione degli Indiani dalla bolla pontificia Piis fidelium del 25 giugno 1493. Isabella ordina che gli Indiani, portati in Spagna in condizioni di schiavitù l’anno precedente, vengano riportati liberi nelle loro terre: all’ordine ottempera Francisco de Bobadilla, il quale riconduce gli Indiani liberi nella loro Haiti. A distanza di pochi anni dalla scoperta, gli Ordini Religiosi impegnati nell’evangelizzazione avevano già elaborato grammatiche e dizionari degli idiomi indiani al fine di tale opera missionaria (1). Nel 1504 nel suo testamento la Regina raccomanda al marito Re Ferdinando e alla figlia Giovanna di «non permettere che gli Indiani subiscano il minimo torto nelle loro persone e nei loro beni. Al contrario, bisogna ordinare che siano trattati con giustizia e con umanità». Queste istruzioni sono state realizzate nelle colonie spagnole d’America?

Nella relazione del mercante inglese Henry Hawks sulla Nuova Spagna, dalla quale nel 1571 era stato forzatamente espulso poiché protestante (egli non è quindi sospetto di simpatie verso gli Spagnoli), si legge: «Gli Indiani hanno molta reverenza verso i religiosi, poiché grazie a questi si vedono liberi dalla schiavitù: è necessario supplicare molto gli Indiani e pagarli molto bene affinché lavorino. Gli Indiani sono favoritissimi dai tribunali, che li chiamano “i loro orfani”».

Finalmente sottratti ai massacri, sistematicamente attuati dalle popolazioni più guerriere e più feroci, come gli Aztechi, per i loro riti sanguinari (correttamente rappresentati nel film Apocalypto), gli Indiani delle colonie spagnole aderiscono con entusiasmo al Cristianesimo e affiancano persino i missionari nella diffusione della vera Religione: la sera, dopo la Compieta, «i giovani Indiani si esercitavano nella predicazione e studiavano quello che avrebbero dovuto insegnare nei villaggi la domenica o nelle feste di precetto. Il sabato andavano a due per due a predicare»: così scriveva nel 1558 Pietro di Gand all’Imperatore Filippo II. Fiorivano arti e scuole (2, 3).

La demografia dell’America Latina costituisce testimonianza vivente dell’opera civilizzatrice spagnola, essendo le popolazioni attuali dirette discendenti dei citati Indiani. 

Parimenti fiorenti le reducciones dei Gesuiti in Paraguay, instaurate sotto l’egida della Spagna e tanto bene amministrate da creare concorrenza commerciale agli Europei. Quando i territori delle reducciones vennero ceduti al Brasile portoghese, il governo illuminista portoghese (diretto dal marchese di Pombal e in accordo con l’Inghilterra) e la Compagnia del Maranhao (sovvenzionata anche da Voltaire, noto mercante di schiavi) poterono finalmente attuare la distruzione cruenta delle reducciones: sistema sbrigativo ed efficace per eliminare la concorrenza. (4, 5)

 

Nel Nord America, dove si insediarono gli Wasp acronimo per White Anglo-Saxon Protestant cioè i protestanti inglesi, i “Nativi americani”, come vengono ora denominati con termine politicamente corretto gli Indiani d’America, costituiscono oggi percentuale minima della popolazione e sono stati a lungo confinati nelle riserve (wasp, quando non è l’acronimo, è un animaletto antipatico: la vespa).

In compenso i protestanti inglesi attuarono una cospicua tratta degli schiavi dall’Africa, salvo poi scatenare una guerra fratricida tra gli Stati dell’Unione e della Confederazione negli anni 1861-1865 all’insegna dell’abolizione della schiavitù (persino il film Glory mostra le ipocrisie nascoste sotto questa copertura ideologica). (6, 7)

In conformità con le teorie razziste darwiniane, nell’ambito della Terza Olimpiade Moderna del 1904, in Saint Louis il 12-13 agosto 1904 venne organizzata una serie di competizioni riservate a “razze inferiori” discriminate per cimentarsi separatamente sia in specialità ”civilizzate” sia in competizioni ”selvagge”. (8, 9). 

 

Riguardo alla felice patria della democrazia parlamentare, quella che definisce sé stessa Land of hope and glory, mother of the free, dall’epoca di Enrico VIII, di Elisabetta I e di Oliver Cromwell, i protestanti inglesi intrapresero con sistematico fervore il genocidio della popolazione cattolica irlandese: Edmund Spencer, uno degli autori del genocidio, scrive compiaciuto che grazie ai suoi provvedimenti gli Irlandesi «furono portati a un tale stato di miseria da far impietosire anche un cuore di pietra. Uscivano da ogni angolo dei boschi o dei glens trascinandosi sulle mani, poiché le gambe non li reggevano più; sembravano immagini di morte. Si nutrivano di carogne» (10).

In seguito i protestanti inglesi pensarono bene di “tirare su” qualche sterlina con i ribelli irlandesi cattolici, riciclandoli come schiavi nelle colonie americane. I bravi coloni protestanti «oltre a utilizzare le giovani Irlandesi per il piacere personale, pensarono di incrementare il loro mercato accoppiando le ragazze, a partire dalle dodicenni, con gli schiavi neri». Ancora nel 1798, sotto il regno di Giorgio III di Hannover, la tratta degli Irlandesi era in atto: in quel solo anno, per esigenze di navigazione, è documentato che gli schiavisti si sbarazzarono di almeno 1302 schiavi Irlandesi gettandoli vivi nell’Oceano Atlantico (11).

Il disprezzo calvinista per i poveri, considerati espressione di vizi e di mancanza della Grazia divina, venne codificato dalle Poor Laws sotto il regno di Elisabetta I (a partire dal 1597), e si perpetua in Inghilterra nella mentalità del Potere: tra il 1930 e il 1970, con la scusa di offrire loro un futuro migliore, 130 mila bambini, figli di famiglie indigenti, vennero spediti in Australia, in Nuova Zelanda, in Rhodesia, in Canada, dove, ovviamente, vennero indegnamente sfruttati (12).

Per completare il quadro, in riferimento alla recente pandemia da Coronavirus, il 13 marzo 2020 il primo ministro britannico Boris Johnson ha pubblicamente affermato che il virus attuerà una «selezione naturale di massa». Ha anche aggiunto che «chi avrà soldi per permettersi una sanità privata potrà sicuramente sopravvivere, ma chi non li ha, starà alla sorte» (13). Il tutto è perfettamente coerente con le vicende di Charlie Gard e di Alfie Evans, bambini da sopprimere (14), così come con la soppressione di Vincent Lambert nella terra delle libertà rivoluzionarie e della grandeur. 

Luciano Leone

Fonte: Notizie Pro Vita & Famiglia, n.86, giugno 2020

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