13/07/2020 di Giuliano Guzzo

Bologna, i rispettivi figli di madri unite civilmente sono considerati fratelli

La notizia arriva da Bologna dove alcuni giorni fa, per la prima volta, il Tribunale per i minorenni ha riconosciuto il legame tra fratelli in un caso di stepchild adoption, l'adozione in casi particolari che, nelle sentenze finora emanate, aveva prodotto effetti giuridici soltanto tra adottante e adottato, escludendo quindi tutti gli altri parenti, fratelli compresi. Invece le cose cambiano con questa sentenza, resa nota da Famiglie Arcobaleno, l'associazione che unisce le famiglie cosiddette omogenitoriali. 

«Finalmente», è stato il commento del presidente di Famiglie Arcobaleno, Gianfranco Goretti, riportato da Repubblica.it, «con questa sentenza viene rispecchiata la realtà dei fatti, ovvero che quei bambini hanno due mamme e tra loro sono fratelli anche per lo Stato». Fin qui il dato di cronaca e la prevedibile soddisfazione dell’associazionismo Lgbt. Se però si va oltre, ragionando su che cosa effettivamente significhi dichiarare «fratelli» i figli di madri unite civilmente, si comprende come ci sia ben poco di cui essere allegri.

Tanto per cominciare perché con questo verdetto del Tribunale di Bologna passa l’idea – falsa antropologicamente, biologicamente e geneticamente – secondo cui un bambino può avere «due madri». Ma ciò è a tutti gli effetti impossibile; e il fatto che una sentenza lo affermi non cambia di una virgola la realtà delle cose, che resta graniticamente chiara ed immutata. Rischia però di cambiare molto, ecco il punto, il significato condiviso della famiglia, sempre più percepita come mera unione di affetti anziché come «cellula fondamentale della società».

In secondo luogo, è difficile non scorgere nel pronunciamento dei giudici bolognesi una sorta di legittimazione – indiretta, ma non troppo - delle adozioni da parte delle coppie dello stesso sesso. In altre parole, ciò che il Legislatore sta per il momento tenendo fuori dalla porta dell’ordinamento giuridico, sta comunque entrando dalla finestra sul piano giurisprudenziale. Intendiamoci, non è la prima volta, tanto meno in Italia, che alcuni tribunali si rendono autori di sentenze «creative», facendosi beffe della separazione dei poteri.

Tuttavia, il fatto che ciò avvenga su un tema cruciale come quello della famiglia è doppiamente grave, per i motivi che si accennavano poc’anzi, relativi ad uno snaturamento dell’istituto familiare di cui a pagare il prezzo, più che la famiglia in quanto tale – che resta un istituto valido e virtuoso - , è la società italiana, già flagellata da un inverno demografico pluridecennale e gettata sempre più in un caos etico che, per forza di cose, non potrà che peggiorare la situazione. Ma torniamo alla sentenza che ha dichiarato «fratelli» i figli di madri unite civilmente.

Tale pronunciamento, secondo quanto riportato sui media, è scaturito anche dalla volontà di superare ogni discriminazione tra figli adottivi in nome del superiore interesse dei minori. Peccato però che stabilire che un minore possa avere «due madri» significa non solo discriminare, ma mentire a costui. Sì, perché da un lato gli si nasconde una verità biologica prima che morale – tutti nasciamo dall’unione di un maschio e di una femmina -, e, dall’altro, gli si nega con sentenza la verità della paternità, che non è una cosa accidentale ma una componente fondamentale del fatto stesso di esser figli.

Siamo infatti tutti figli di un padre e di una madre; la stessa parola «orfano», a ben vedere, indirettamente conferma questa realtà, dato si può essere orfani solo a seguito del decesso di una o di entrambe le figure genitoriali. E il fatto che si tenti di aggirare tutto questo a colpi di sentenze rappresenta, nonostante l’esultanza di certo associazionismo, un atto gravissimo a danno non soltanto dei minori coinvolti in quel determinato procedimento, ma della società intera. Perché nel momento in cui viene messa tra parentesi la realtà della famiglia, come già si diceva, non è la famiglia a farne le spese, ma l’intera collettività a cui viene sottratta la verità su un fondamentale pilastro di civiltà.

 

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