Bimbi non nati con sindrome di Down: perché contro l’eugenetica

Buone notizie dal fronte pro life: il governatore del Kentucky, Matt Bevin, ha firmato, questo mese, un secondo disegno di legge pro vita, per proteggere i bambini non nati che, nel grembo materno, rischiano di essere uccisi a causa del sesso, della razza o della loro disabilità.

Sembrano proprio i criteri cari all’eugenetica nazista quelli in base ai quali si decreta verdetto di morte per tanti bambini e che stanno tristemente prendendo piede nella nostra società. Per questo allarmante motivo l’azione tempestiva di Bevin si è resa necessaria, tanto che la legge è entrata in vigore subito dopo la firma del governatore, martedì scorso.

Ovviamente non poteva filare tutto liscio, infatti, l’American Civil Liberties Union (Aclu) e l’Emw Women’s Center, unico centro abortista del Kentucky, hanno immediatamente intentato causa per bloccare il decreto che prevede, tra l’altro, per i medici che lo violano, il ritiro delle loro licenze e la possibilità di essere incriminati. In risposta all’ostruzionismo dell’Aclu, lo staff legale di Bevin, ha fatto notare che ciò dimostra che si sta tentando gravemente di promuovere azioni basate sulla discriminazione e l’eugenetica, lo stesso dicasi riguardo l’Emw, come sostengono i legali del governatore: «L’Emw e i suoi abortisti hanno risposto con una nuova affermazione: le donne hanno il diritto costituzionale di sottoporsi ad aborti basati sulla razza, aborti basati sul genere e aborti basati sulla disabilità. Nella visione dei querelanti, in qualche “anfratto” del quattordicesimo emendamento si trova una sorta di “protezione segreta” dell’eugenetica».

E affondando ancora più il colpo, tramite un twitt, Bevin ha affermato venerdì scorso che «la gente che presumibilmente difende i diritti civili, in questo Paese, paradossalmente, pensa che sia appropriato che si possa uccidere un bambino in base alla sua razza o in base al suo genere. Le persone in Kentucky ... fortunatamente non sono d’accordo».

Tra le accuse che l’Aclu ha mosso al governatore e che costituisce probabilmente anche il motivo di tanta mobilitazione e allarme tra le forze abortiste, è che nel disegno di legge appena entrato in vigore, si scorgerebbe uno «sforzo sottilmente velato» per vietare le interruzioni di gravidanza, tanto più che l’azione politica di Bevin era già nel mirino degli abortisti, dopo che il governatore aveva firmato un disegno di legge, all’inizio di questo mese, per vietare gli aborti dopo che il battito del feto è rintracciabile. Tuttavia, ora, lo sguardo dei pro life, è rivolto principalmente alla Corte Suprema che sta prendendo in considerazione una legge simile proposta nell’Indiana: uno dei gruppi sostenitori del Ddl, che vieta come nel Kentucky, l’aborto per motivi di razza, sesso e disabilità, l’American Center for Law and Justice, ha invitato la Corte Suprema ad ascoltare l’esperienza di 44 famiglie di bambini con disabilità che, nonostante abbiano dichiarato la loro disponibilità ad abortire se avessero saputo dei problemi del nascituro, tuttavia ora professano un amore infinito per quegli stessi bambini che, in tempi non ancora maturi, sarebbero stati tentati di vedere come un peso.

L’Aclu, infatti, anche in base a queste testimonianze ha motivato la bontà del disegno di legge, sostenendo che molti genitori vulnerabili subiscono una vera e propria pressione psicologica che li spinge ad abortire tempestivamente, senza aver preso bene coscienza di ciò a cui vanno incontro e ciò a cui stanno rinunciando, a tutto ciò si aggiunge la fallibilità delle diagnosi prenatali che possono portare anche a uccidere un bambino perfettamente sano. Se poi si pensa che, secondo Cbs News, la percentuale dei bambini non nati che viene soppressa dopo una diagnosi che attesti la sindrome di Down è di circa il 67% negli Stati Uniti, mentre secondo altre statistiche si aggira intorno al 90%, allora si comprende bene quanto una legge restrittiva che rappresenti un giro di vite su una simile strage, sia oggi più necessaria che mai.

Manuela Antonacci

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