28/08/2019

Bibbiano. Il punto dopo due mesi di scandali e inchieste

Da quando, a fine giugno scorso, i carabinieri di Reggio Emilia hanno messo agli arresti domiciliari sei persone e hanno notificato altre misure cautelari ad altre dieci in seguito ad una complicata indagine relativa ad una organizzazione che, secondo le ipotesi investigative, che aveva lo scopo di togliere bambini a famiglie in difficoltà e affidarli, dietro pagamento, a famiglie di amici o conoscenti, che cosa è cambiato? In altre parole, che cos’è e cosa resta, a distanza di ormai oltre due mesi, dello scandalo Bibbiano? E’ una domanda doverosa e, al contempo, difficile.

Sì, perché il caso delle indebite sottrazioni di minori della Val D’Enza, in realtà, non ha mai smesso di espandersi. È difatti di pochi giorni fa la notizia che l’inchiesta “Angeli e demoni” – questo il nome dell’indagine su cui sta lavorando la procura di Reggio Emilia, e che coinvolge sindaci, associazioni, sedicenti esperti, in tutto almeno una trentina di persone – si è allargata tanto da rendere necessario un suo spacchettamento; il che non è affatto casuale se si pensa che, da quando l’inchiesta è esplosa, in Emilia Romagna hanno cominciato a piovere decine e decine di nuove denunce.

Da parte sua, la stessa Regione Emilia Romagna tramite il consiglio regionale, su proposta del presidente Stefano Bonaccini, ha intanto ufficialmente istituito, nelle settimane scorse, una commissione di inchiesta sul sistema di tutela dei minori i cui lavori avranno termine con la legislatura. Un’iniziativa nobile nel fine ma di dubbia utilità se si pensa alla composizione di una commissione i cui membri, fino a ieri, hanno non solo lavorato nel medesimo ambito ma pure, come se non bastasse, nello stesso territorio di coloro i quali ora sono chiamati a dare un giudizio.

Ad ogni modo, nonostante – come si diceva poc’anzi – “Angeli e demoni” si sia ormai sdoppiata in “Angeli e demoni bis”, e quindi sia ancora presto per tirare le somme su questa vicenda, si sono già verificati fatti importanti e significativi legati ad essa. Basti pensare ai bambini, già un discreto numero, dapprima affidati ai servizi sociali e poi tornati dai loro padri, “riabilitati” in seguito ad alcuni approfondimenti da parte della magistratura che, preso visione delle dubbie modalità di alcune sottrazioni di minori, ha pensato bene di revocare diversi ordini di allontanamento dalla casa familiare.

Nel frattempo, un altro tassello della vicenda Bibbiano che in questo riepilogo vale la pena ricordare è il tentativo di minimizzazione mediatica su questa storia. Tentativo che è stato però puntualmente disturbato da almeno tre personaggi famosi – i cantanti Nek e Laura Pausini, seguiti dallo chef e conduttore Alessandro Borghese – che sono pubblicamente scesi in campo sia per chiedere attenzione sui fatti della Val D’Enza, sia per gridare la loro indignazione per quanto stava emergendo nell’inchiesta. Un contributo a tenere alta la guardia sulla vicenda l’ha data, insieme a pochissimi altri, anche il quotidiano La Verità, che quasi ogni giorno riferisce con dovizia di particolari novità al riguardo.

Al momento, come si diceva all’inizio, con “Angeli e demoni” e “Angeli e demoni bis” in corso, non si può aggiungere molto altro; se non che quello che, settimana dopo settimana, è venuto alla luce è un inquietante sistema di sottrazione di minori dalle loro case che, se da un lato vede molte responsabilità ancora da chiarire, dall’altro pare contrassegnato da un filo rosso ben chiaro: quello dell’odio verso la famiglia cosiddetta tradizionale. Un odio che parte da un presupposto: la famiglia come aprioristico luogo di violenza dalla quale occorre “liberare” i bambini, affidandoli ad altri e, perché no, coppie arcobaleno incluse. È questo il nocciolo ideologico emerso con chiarezza dalla vicenda Bibbiano; lo stesso con cui una certa cultura dominante, che tenta continuamente di far calare il sipario sulla Val D’Enza, ha paura di fare i conti.

Giuliano Guzzo

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