15/01/2020

Bibbiano, concluse le indagini. Avvisi per 26 persone, emersi dettagli choc

Si sono conclude le indagini per l’inchiesta “Angeli e Demoni”. La notizia è arrivata nella serata di ieri, quando l’avviso di fine indagini è stato notificato a 26 persone, tra le quali – come riporta il sito di Dagospia – anche il sindaco di Bibbiano, Andrea Carletti che, in un primo momento finito agli arresti domiciliari, è stato in un secondo momento scarcerato potendo così fare ritorno alla sua carica da primo cittadino.

Come si legge sul sito di informazione, i capi di imputazione contestati dalla Procura reggiana sono in tutto 108. Il procuratore della Repubblica di Reggio Emilia, Marco Mescolini, precisa che «la massiccia attività istruttoria svolta successivamente all'esecuzione della misure cautelari, attraverso l'escussione di ulteriori persone informate sui fatti, le nuove consulenze tecniche svolte, gli interrogatori resi da alcuni degli indagati, appositamente corroborati da mirati riscontri e, non da ultimo, l'analisi del materiale informatico e documentale in sequestro anche a seguito di alcune udienze davanti al Gip e in contraddittorio tra le parti» ha consentito «non solo di confermare le ipotesi accusatorie già riconosciute dal Gip in fase cautelare», di «integrare il quadro probatorio in relazione a talune non riconosciute dal Gip stesso in fase di emissione misura e anche di individuare nuove fattispecie».

Nel dettaglio, come riporta Il Resto del Carlino, i capi d’accusa per il sindaco Carletti passano da quattro a due. Ora il primo cittadino rimane accusato di un'ipotesi di abuso di ufficio e di un'altra di falso, mentre non sono più presenti due imputazioni di abuso di ufficio in concorso.

Proprio ieri, inoltre, c’era stata un’altra notizia riguardante il caso Bibbiano, ovvero la pubblicazione delle motivazioni della Cassazione per quanto riguarda la decisione con cui, il 3 dicembre scorso, aveva annullato senza rinvio la misura cautelare proprio per il sindaco Carletti. Non c'erano infatti gli elementi per imporre la misura coercitiva dell'obbligo di dimora nei confronti del primo cittadino. I supremi giudici hanno rilevato «l'inesistenza di concreti comportamenti«, ammessa anche dai giudici di merito, di inquinamento probatorio e la mancanza di «elementi concreti» di reiterazione dei reati.

Dall’inchiesta emergono però dei dettagli choccanti. L’accusa, infatti, come riporta TgCom24, sostiene che la psicoterapeuta Nadia Bolognini si sarebbe trasvestita da lupo o da altri personaggi "cattivi" dell'immaginario popolare, inseguendo un bambino all'interno del proprio studio e urlandogli contro, «col dichiarato fine di punirlo e di sottometterlo». Al termine del gioco, la terapista associava la figura del lupo cattivo al compagno della madre coinvolto in un'inchiesta su presunti abusi sessuali.

La Bolognini, inoltre, è accusata di aver alterato lo stato psicologico di minori e di aver utilizzato, in alcuni casi, la "macchinetta dei ricordi", strumento a impulsi elettromagnetici non riconosciuto dall'ordine degli psicologi in Italia, attraverso il quale avrebbe estrapolato i ricordi traumatici presenti nella mente del bambino, sostituendoli con quelli positivi.

Nell'inchiesta sono emersi inoltre alcuni regali e lettere dei genitori naturali, consegnati al Servizio sociale della Val d'Enza, ma mai fatti avere ai bambini in affido. Un modo di fare che sarebbe emerso dai testi di una chat di gruppo (testi acquisiti grazie al sequestro dei telefoni cellulari degli indagati), in cui si legge: «Avviso tutti i colleghi che i pacchi con i regali per bambini allontanati dalle famiglie continuano ad aumentare e siccome non vengono consegnati per diversi motivi, anche nella maggior parte dei casi perché è meglio non farli avere ai bambini. Direi che la regola per il 2019 è quella che, per salvare capre e cavoli, diciamo ai genitori che il servizio non accetta alcun pacco da consegnare ai propri figli».

 

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