04/01/2020

Bandita dall’asilo per il suo viso deforme, accade in Russia

In una società, come la nostra, in cui pullulano corsi contro il bullismo che spesso nascondono ben altro, fa rabbrividire la storia di Sofya Zakharova, 2 anni, alla quale è stato negato il permesso di frequentare l’asilo. Siamo di fronte ad una discriminazione vera e con la v maiuscola perché il motivo che ha dell’incredibile è che il suo viso tristemente deforme spaventerebbe gli altri bambini.

Nonostante versi in condizioni di salute affatto buone, la bambina che vive in un villaggio russo di Alatany, nella regione di Bashkortostan, con i genitori e tutti e quattro i nonni, non è stata ancora operata.

La piccoa, infatti, è nata con una deformazione alla testa e ha le dita delle mani e dei piedi tutte attaccate. Ai genitori è stato posta come condizione sine qua non, per accettarla all’asilo, quella di operarla, perché diversamente avrebbe potuto “spaventare gli altri bambini” (con buona pace delle finalità educative che dovrebbero essere alla base di certi percorsi didattici).

Eppure la psicologa che segue il caso, Ekaterina Belan ha detto al web magazine Metro, su cui è riportata la notizia che è di vitale importanza che Sofya inizi l’asilo e viva delle interazioni sociali. Avere a che fare coi suoi coetanei potrebbe infatti essere un modo per portarla più facilmente all’auto accettazione.

Intanto le autorità stanno cominciando a mobilitarsi: il capo della Repubblica del Bashkortostan, Radiy Khabirov, ha affermato che i funzionari di stato hanno visitato la famiglia e le autorità hanno in programma di trovare un appartamento nuovo, in modo che non trascorrano l'inverno in una casa fredda. Khabirov ha anche ammesso che è assurdo che, se non si fosse mobilitata un’associazione di beneficenza in favore della famiglia, nessuno sarebbe venuto a sapere del triste caso e che si è per questo avviata un’adeguata valutazione legale per verificare il motivo per il quale la bambina non sia mai stata operata o presa in cura dal sistema sanitario.

 

di Manuela Antonacci

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