08/10/2026 di Fabio Piemonte

Viterbo, bagni "fluidi" in una scuola superiore: le studentesse insorgono

Viterbo, all'Istituto "Paolo Savi" arrivano i bagni gender free insieme alla Carriera Alias. Le studentesse protestano.

«Ci sentiamo a disagio». È questo il grido di allarme delle studentesse dell'Istituto d'Istruzione Superiore "Paolo Savi" di Viterbo, dove l'ideologia di genere è entrata a gamba tesa sulla quotidianità degli adolescenti, con l'istituzione dei cosiddetti bagni "gender free".

La Carriera Alias nella stessa scuola

Dall'anno scolastico appena iniziato, al piano intermedio della sede dell'IIS "Paolo Savi" di viale Capocci, una stanza con quattro bagni distinti – che fino all'anno scorso prevedeva la consueta distinzione tra maschi e femmine – è diventata "fluida" e aperta indistintamente a tutti. In realtà non si tratta di un fulmine a ciel sereno per la scuola, se pensiamo che la misura rientra nella decisione dello stesso istituto di adottare la Carriera Alias. La delibera, approvata in sede di Consiglio d'istituto lo scorso 9 settembre, prevede infatti nel nuovo regolamento scolastico l'istituzione di bagni "gender free". Proprio questa decisione, però, non è stata per niente gradita da larga parte della componente scolastica, in primo luogo dalle studentesse, costrette a pagarne direttamente le conseguenze, secondo quanto evidenziato da Azione Studentesca.

Le proteste delle studentesse

Sullo stesso piano dove si trovano i bagni "gender free" vi sono infatti una cinquantina di ragazze di diverse classi, che da ora sarebbero quindi costrette a fare file "promiscue" pur di accedere ai servizi. «Queste situazioni non fanno sentire a loro agio le studentesse. Abbiamo girato per le classi, ci siamo confrontate e abbiamo raccolto le firme delle ragazze che la pensavano come noi», ha raccontato Eva Maria Casagrande, militante di AS, in un reel di denuncia pubblicato sui social. Tale disagio generalizzato è giunto alle orecchie della dirigente, la quale ha così concesso alle ragazze la possibilità di usufruire anche dei bagni distinti tra maschi e femmine o riservati presenti agli altri piani. Tuttavia, la scelta di rendere "fluidi" i servizi igienici di un piano dell'edificio scolastico risulta scandalosa, nella misura in cui lede la privacy e mina il rispetto dell'intimità altrui, senza neanche garantire riservatezza e sicurezza, soprattutto per le ragazze. Tra l'altro, una simile promiscuità rischia anche di degenerare in spiacevoli situazioni, creando occasioni pericolose di incontro per nulla vissute nel rispetto della dignità della persona e della stessa istituzione scolastica.

Decisione legittima?

Al di là degli indubbi risvolti negativi sul piano morale, tale decisione solleva anche dubbi di legittimità, dal momento che la normativa sull'edilizia scolastica parla chiaro e recita che i bagni «devono essere separati per sesso». Tuttavia, per aggirare i limiti posti dalla legge, spesso ci si appella al principio dell'autonomia scolastica e in questo modo vengono istituiti servizi igienici "no gender", che sarebbero di fatto illegali, accanto a quelli maschili, femminili e per studenti con disabilità.

Non un caso isolato

Nello specifico dei bagni "fluidi", non vi è – ahinoi – alcuna novità, ma anzi sono riscontrabili diversi precedenti che hanno già fatto molto discutere e hanno sollevato le proteste di genitori e studenti. Nel 2025, per esempio, il preside dell'ITIS "Marconi" di Pontedera introdusse un terzo bagno "neutro", mentre nel 2024 il dirigente scolastico del liceo scientifico "Galilei" di Trieste volle «servizi igienici no-gender per una scuola più inclusiva». Nella stessa direzione si erano già mossi un paio di anni prima anche il liceo artistico di Brera e il "Vittorini" a Milano, nonché il turistico "Mazzotti" di Treviso, ma si potrebbero citare decine di altri esempi. Tornando al caso di specie, l'introduzione di bagni "gender free" testimonia anzitutto che l'ideologia gender esiste e continua a pretendere spazi d'indottrinamento. In questo modo si avalla il falso mito dell'autodeterminazione a ogni costo propugnato dalla Carriera Alias, secondo cui sarebbe sufficiente un nome d'elezione per trasformare un maschio in una femmina, e viceversa, e si potrebbe dunque essere "altro" a prescindere dalla realtà biologica. Inoltre, è interessante constatare come a denunciare il caso siano state le stesse studentesse direttamente coinvolte e costrette a farne le spese in prima persona. Infine, questo caso costituisce un ulteriore sintomo di come le scuole – in piena autonomia e senza bisogno di ricorrere a progetti extracurriculari con sedicenti esperti esterni della galassia arcobaleno – riescano comunque ad aggirare la legge Valditara sul consenso informato, visto che i bagni neutri non rientrano nei casi previsti dalla nuova normativa, ma rappresentano a tutti gli effetti degli strumenti, ideologici e pericolosi, di propaganda e indottrinamento LGBT. Ecco perché è necessario che i genitori non abbassino mai la guardia e continuino a vigilare su quanto giunge sui banchi e nelle scuole dei loro figli.

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