19/12/2020 di Luca Scalise

Aspirante infermiera discriminata perché pro life vince causa in tribunale

Alla serie “lottiamo contro tutte le discriminazioni” va senza dubbio aggiunto un caso, quello di Julia Rynkiewicz, a cui «è stato temporaneamente vietato di terminare la sua formazione ospedaliera dopo che i suoi istruttori hanno messo in dubbio la sua "idoneità alla pratica",  secondo The Telegraph . La loro ragione era il suo credo cattolico pro-vita e la sua leadership come presidente dei Nottingham Students for Life».

Dunque, una studentessa di infermieristica non sarebbe “idonea alla pratica” perché cattolica e pro life? Questo è veramente assurdo. Una discriminazione sulla base di una religione e di un’etica personale che hanno la sola “colpa” di difendere ogni vita umana dal concepimento alla morte naturale. Che “colpa” grave per bloccare il percorso di formazione di una studentessa, come se la povera ragazza costituisse un “pericolo” per la società, solo per aver deciso di non contribuire all’eliminazione di bambini nel grembo materno.

Questa discriminazione costituisce, inoltre, intimidisce fortemente tutti gli altri studenti pro life, che, al vedere come una loro collega sia stata severamente e ingiustamente punita per le sue idee, sarebbero certamente scoraggiati nel manifestare le proprie opinioni e nel difendere il diritto alla vita dei più piccoli, come anche nel divulgare le verità scientifiche in merito al concepimento come inizio della vita di un essere umano.

Si mette un bavaglio agli studenti e alla scienza, si fa in modo che i ragazzi pro life non esistano agli occhi della società e che chi condivide le lotte in difesa della vita siano solo adulti e anziani, come se i giovani fossero schierati tutti da tutt’altra parte. E no, non è affatto così. I giovani pro life ci sono, esistono e vogliono veder riconosciuto il loro diritto a esprimersi.

Il “bello” è che un aspirante infermiere dovrebbe essere riconosciuto “non idoneo alla pratica” se mostrasse di voler uccidere qualcuno, non nel caso diametralmente opposto. In ogni caso, la studentessa ha vinto la causa contro l'Università di Nottingham. Giustizia è stata fatta, questa volta. Ma non succede sempre. I pro life e gli obiettori di coscienza nel mondo sono sempre più vergognosamente perseguitati da chi si crede “per la libertà di scelta” e poi vuol negare proprio questa libertà a chi non la pensa allo stesso modo.

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