10/04/2020

Ai tempi del Coronavirus i bambini studiano a casa, ma sono davvero tutelati?

E le famiglie? Che fine hanno fatto, o rischiano di fare? Pur volendo evitare ogni polemica, si tratta di un dilemma che oggi sorge spontaneo. Per la verità, tale interrogativo aveva ragion d’essere già settimane or sono quando, nel maxi decreto anti-coronavirus e «salva economia» di metà marzo, gli sbandierati aiuti alla “cellula fondamentale della società” si risolvevano in meri congedi parentali e bonus per l’acquisto di servizi di baby-sitting. Ora però il dubbio che, a livello governativo, ci si stia dimenticando delle famiglie purtroppo torna.

A far riemergere il dilemma è, nello specifico, il modo con cui si sta affrontando a livello ministeriale la questione scolastica, cercando di ripiegare sulla didattica a distanza. Che è senz’altro una soluzione interessante, salvo il fatto che pone un problema spesso non adeguatamente considerato: quello economico. Infatti la didattica a distanza presuppone sia la dotazione di un computer portatile (o fisso) sia la disponibilità di una connessione internet adeguata; cose da non dare per scontate nelle case di tutti gli italiani.

Non per nulla, talune virtuose amministrazioni locali stanno cercando di intervenire su questo versante; per esempio, la Provincia di Trento ha stabilito lo stanziamento di un milione di euro per i nuclei familiari meno abbienti e nella necessità comunque di garantire ai loro figli il diritto all’istruzione. Il punto è che simili provvedimenti dovrebbero essere assunti a livello governativo, e invece al momento non se ne vede traccia. Il che è doppiamente grave se si pensa che questo non è il solo problema che oggigiorno si pone sul piano della didattica.

Ve n’è infatti un altro, se possibile ancora più semplice e paradossale: quello dell’impossibilità, per le famiglie, di acquistare cancelleria nei supermercati. Ma, banalmente, senza carta a e penna com’è e come sarà possibile per gli alunni solo sottolineare dei libri di testo e prendere degli appunti? Colpisce che nessuno o quasi si sia posto la questione, che magari verrà superata a breve – non resta che augurarselo – ma che tuttavia appare tristemente indicativa del modo in cui viene, o meglio non viene, guardata la famiglia.

Emblematico, al riguardo, il trattamento riservato alla possibilità di uscire di casa che – a livello mediatico oltre che politico – pare sia stato, almeno fino ad oggi, più permissivo con gli animali domestici che con i bambini. Tutto ciò, evidentemente, pone un enorme e sottovalutato problema di prospettiva. Infatti declassando o non considerando con l’attenzione adeguata la famiglia non si pone in essere “soltanto” un atteggiamento gravemente discriminatorio; si dimentica pure un altro fattore a dir poco fondamentale.

Il riferimento, qui, è alla crisi economica che si sta profilando. Ebbene, rispetto a tale priorità – dispiace che nessuno lo abbia osservato – aiutare la famiglia significa anche, se non soprattutto, aiutare l’economia. In proposito, in un articolo del 2013 lo studioso Patrick Fagan ha posto in evidenza sulla base di molteplici elementi l’esistenza di un’equazione decisiva, ossia quella che fa capire come prosperità economica e buona condizione della “cellula fondamentale della società” vadano di pari passo.

«La famiglia intatta sposata con figli», sottolineava in quell’intervento Fagan, «è la famiglia che genera lavoro produttivo, reddito e risparmi; che acquista case, cibo, automobili e vestiti; che usa l'energia; che manda i bambini a scuola e risparmia per l'università e i matrimoni. È riferendosi ad essa che l'economista premio Nobel Gary Becker ha affermato che "la madre in casa che alleva i suoi figli contribuisce più all'economia di suo marito nella forza lavoro"».

Non resta pertanto che augurarsi – con prioritario riferimento alla citata questione della didattica, ma non solo evidentemente – che a livello istituzionale ci si renda conto che, per uscire dall’emergenza economica che quella sanitaria sta generando, non si deve fare affidamento anche sulla famiglia, ma soprattutto sulla famiglia. Perché essa, nell’ambito della società italiana, non è una comparsa o una controfigura, ma ne è la protagonista. Anche se troppi irresponsabili, da decenni, fingono che così non sia.

 

di Giuliano Guzzo

 

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