Adozioni gay: in Colombia la democrazia è morta?

Sulle adozioni gay il popolo non deve pronunciarsi, perché sicuramente in gran parte è contrario.

Questo sembra essere il ragionamento del governo colombiano, che ha esercitato pressioni sulla Camera per far bocciare dai deputati la proposta di referendum contro la possibilità di dare bambini in adozione alle coppie omosessuali.

Del resto, già l’accordo con i terroristi marxisti e narcotrafficanti delle Farc aveva fatto capire che aria tira nel Paese latinoamericano. Nonostante la maggioranza dei cittadini abbia rifiutato il patto con il referendum del 2 ottobre 2016, il presidente Juan Manuel Santos (addirittura Premio Nobel per la Pace...) ha fatto finta di nulla, se n’è infischiato del verdetto popolare e ha comunque proceduto a ratificare la resa ai guerriglieri. Nel testo dell’accordo, peraltro, come abbiamo scritto, si facevano importanti concessioni all’ideologia gender ed LGBT.

Le conseguenze le vediamo oggi. Con 20 voti favorevoli e 12 contrari, la Camera ha bocciato l’indizione di un referendum volto a chiedere ai colombiani se sono favorevoli a inserire esplicitamente nell’art. 44 della Costituzione che l’adozione debba riguardare solo coppie formate da un uomo e una donna.

Nel novembre 2015 il Tribunale Costituzionale aveva dato via libera alle adozioni gay, suscitando un vespaio di polemiche. La mobilitazione dell’opinione pubblica a difesa del diritto dei bambini ad avere un padre e una madre, raccolta sotto la campagna “Firma per papà e mamma”, aveva raccolto oltre due milioni di firme.

L’adozione infatti non deve essere un capriccio di una coppia, magari omosessuale, e il bambino non è un oggetto di diritto, per nessuno.

Ma per il presidente Santos e per molti politici indire un referendum costa troppo (e quello sulle Farc che credevano di vincere allora? Non costava?). E poi – fanno sapere dall’esecutivo -votare su un tema così delicato non sarebbe corretto nei confronti dei bambini. La verità è che dei bambini a questi signori non importa nulla. Stanno solo rispondendo alle pressioni della lobby LGBT. E avendo paura, anzi, avendo la certezza che un referendum lo perderebbero, l’unica soluzione che concepiscono è quella di imbavagliare la gente. Il popolo si ascolta solo quando aderisce ai diktat dei potenti. Questa è la nuova concezione di democrazia delle élite mondialiste dominanti, chiaramente etichettate come liberali e progressiste.

La battaglia però non è finita. Al Senato c’è chi, come Viviane Morales, è pronto a opporsi alla cancellazione del referendum. Al totalitarismo non va data tregua.   

Federico Catani

Fonte: Actuall


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