14/06/2016

Aborto ed eugenetica razzista: rileggiamolo il Mein Kampf...

Ogni 3 giorni, [con l’aborto] Planned Parenthood uccide più bambini neri di quanti ne ha ammazzati il Ku Klux Klan in tutta la sua storia“: questo dice la scritta sulla foto (pubblicata su questo sito prolife americano).

Bisogna rileggerlo, il Mein Kampf di Hitler (in edicola con Il Giornale in questi giorni – il che ha fatto levare alte grida di sdegno...). Perché così ci rendiamo conto che i più illuminati anti-nazisti  – senza se e senza ma – quelli che il Mein Kampf non solo non lo comprano, ma lo metterebbero all’indice (politicamente corretto) dei libri proibiti, lo stanno in più punti seguendo alla lettera.

Sono, infatti, essi, i più accesi fautori del “diritto alla salute sessuale e riproduttiva” delle donne, che subdolamente promuovono il “razzismo neonatale” attraverso l’aborto volontario.

Ne abbiamo parlato più volte.  E abbiamo spiegato anche la genesi razzista dell’eugenetica abortista, incarnata innanzitutto dalla Margaret Sanger.

L’ottimo Guliano Guzzo riprende sul suo blog  (a cui rimandiamo per la corposa bibliografia riportata) i dati che dimostrano come l’aborto negli Stati Uniti si è rivelato il più formidabile metodo di eliminazione delle persone di colore: “Infatti, se già era noto che oltre il 36% delle donne che abortiscono sono nere – benché solo il 12,9% della popolazione sia nera o afroamericana  – da rilevazioni più recenti sappiamo che fra il 2007 ed il 2009 il tasso di aborti procurati fra queste donne è purtroppo aumentato del 4%, passando da 481 a 501 aborti ogni 1000 nati vivi. Tutto questo, peraltro, in un contesto di diminuzione del fenomeno del 3% fra le donne bianche, che ha fatto segnare un passaggio da 143 a 138 aborti ogni 1.000 nati”.

Si potrebbe obiettare, dice Guzzo, che la cosa non dipende da un progetto di eliminazione razziale, ma solo alle condizioni di degrado e di povertà in cui versa la popolazione di colore negli Stati Uniti. Ma il dato di fatto è oggettivo. E il razzismo che lo sottende è subdolo e invisibile perché i bambini di colore hanno meno possibilità degli altri di venire al mondo nell’indifferenza generale.

Prosegue Guzzo: “Nella civile Gran Bretagna, dove la popolazione di colore è pari al 3,3%, le donne non bianche che abortiscono costituiscono il 9% del totale e anche in Italia è ragionevole aspettarsi che accada lo stesso dal momento che, negli anni, le donne straniere ricorse all’aborto volontario sono aumentate in modo vertiginoso (furono 10.131 nel 1996, sono state 38.309 nel 2009) e che – recita la relazione ministeriale – «nonostante la diminuzione negli anni» del fenomeno abortivo le donne immigrate fanno ancora registrare «livelli di abortività molto più elevati delle italiane». Anche qui, dunque, un bambino straniero ha molte meno probabilità di nascere“.

L’aborto procurato è comunque un male. Ma è innegabile che i bambini immigrati e con la pelle scura, insieme ai Down e ai malati e – anche in Occidente – alle bambine femmine, hanno meno probabilità di nascere di quelli maschi, bianchi, sani, belli.

Insomma, per molti gli immigrati vanno accolti, rispettati e foraggiati solo quando sono belli grandi. Se sono piccoli, nascosti nel grembo materno, si possono tranquillamente sterminare.

Si rileggessero il Mein Kampf.

Francesca Romana Poleggi


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