29/04/2020 di Salvatore Tropea

Verso la “fase 2”. Le famiglie in difficoltà: «Solo 600 euro e nessun bonus baby-sitter. Così non riusciamo a seguire i nostri figli»

Dal 4 maggio inizierà la cosiddetta “fase-2” delle restrizioni imposte contro il Covid-19. Sono molte le famiglie numerose che già in queste settimane hanno vissuto le difficoltà legate al non poter uscire di casa e alla mancanza di lavoro. Pro Vita & Famiglia ha raccolta la testimonianza di Pietro, marito e padre di cinque figli, che dovrà affrontare questa nuova fase tentando di coniugare lavoro e aiuto alla moglie nello stare accanto ai figli, il tutto con l’assenza di aiuti da parte dello Stato.

 

Lei e sua moglie tornerete a lavorare fuori casa?

«Io sono un avvocato, ho 35 anni e ho cinque figli piccoli e il più grande fa la prima elementare. La nostra difficoltà è che già nella fase 1 ho avuto grosse difficoltà a lavorare, il tutto continuando a seguire i bambini, potendo uscire con il contagocce. Facci inoltre fatica a ritagliarmi del tempo per lavorare. Mia moglie non ha ricevuto aiuti, anche perché i nonni sono fuorigioco per ovvie ragioni di sicurezza e il bonus baby sitter non ci spetta perché mia moglie è disoccupata, anche se in realtà non lo è visto che bada a cinque figli. In questa fase siamo riusciti a rimanere a galla, ma la fase 2 sarà quella di vera emergenza perché ritorneranno, seppur gradualmente, i clienti ma dovrò trovare un modo per non lasciare sola mia moglie. Inoltre il tutto è acuito dal fatto che abitiamo in un condominio e il bonus baby sitter ci avrebbe fatto comodo».

Non avete dunque avuto nessun aiuto…

«Solo i famosi 600 euro, che sono stati una tantum. Non avendo altri bonus, soprattutto quello beby-sitter con una sessantina di ore pagate dalla Stato, non posso permettermi di non lavorare ma allo stesso tempo neanche di lavorare comodamente e con tranquillità».

C’è il tema della scuola a distanza. Avete avuto qualche appoggio o supporto su questo aspetto?

«Non c’è stato nulla. Le maestre giustamente stanno continuando con la didattica a distanza. Fortunatamente solo uno dei nostri figli è in età di scuola elementare e per fortuna ha sei anni, quindi ci sono solo i compiti che vengono inviati telematicamente e non le video-lezioni. Però è chiaro che di fatto siamo noi a fare da insegnanti a nostro figlio è questo è un gravoso impegno in più, di cui lo Stato dovrebbe tenere conto negli aiuti da dare».

Sempre per quanto riguarda la scuola, avete avuto qualche comunicazione da parte dei docenti o comunque siete stati coinvolti anche nella programmazione presente e futura?

«No. E’ una situazione alquanto strana anche per gli stessi docenti e li capisco, anche perché il ministro Azzolina è stata molto criptica sul futuro della scuola e Conte ha detto che probabilmente si tornerà a scuola solo a settembre, quindi non ne faccio una colpa all’istituzione scolastica locale».

Finalmente la fase 2 consentirà l’accesso ai parchi. Secondo lei sarebbe giusto dare precedenza alle famiglie, vista anche la condizione di molti bambini che non escono da casa da moltissimi giorni?

«Speriamo in qualcosa del genere. Chi ha un animale domestico ha sempre potuto passeggiare abbastanza liberamente, mentre è stato più difficile per genitori con i bambini. Anche perché ai piccoli non bastano cinque o dieci minuti fuori. Bisogna dare fiducia agli italiani nella riapertura dei parchi e dare possibilità alla popolazione di girare liberamente con buon senso».

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