07/03/2022 di Luca Marcolivio

Verso l’8 Marzo. La testimonianza di Lisa, mamma realizzata

Nell’Italia d’oggi sono molte le donne che, purtroppo, rinunciano alla famiglia (o anche solo ai figli) per fare carriera. Una scelta, ovviamente, legittima, così però come quella opposta, ovvero di dedicarsi a tempo pieno alla famiglia. C’è chi l’ha fatto e non si è affatto pentita, nonostante gli aiuti da parte di Stato e istituzioni siano praticamente inesistenti. Una di queste è la 38enne abruzzese Lisa Zuccarini, che ha raccontato la sua storia personale nel libro autobiografico Doc a chi?!. Cronache e disastri di una mamma col camice appeso al chiodo (Uomo Vivo, 2021). La Zuccarini, infatti, pur essendo una brillante studentessa, ha scelto di lasciare la facoltà di Medicina all’Università di Chieti a pochi esami dalla laurea, con l’intenzione di dedicarsi soltanto alla sua futura famiglia. Qualche anno dopo si è sposata, poi ha avuto due bambini di 4 e 2 anni. A Pro Vita & Famiglia, Lisa Zuccarini ha riportato la sua esperienza di mamma e moglie a tempo pieno, dicendo la sua anche sulla Giornata Internazionale della Donna dell’8 marzo.

Lisa, cos’è per lei la Giornata dell’8 marzo?

«Francamente, da adolescente, legavo questa festa al desiderio di ricevere le mimose e, su questo, tra ragazze si entrava anche in competizione, anche se si trattava sostanzialmente di un gioco. Poi, via via, verso gli ultimi anni delle superiori, ho cominciato ad avere una visione più critica della realtà, di percezione delle ingiustizie che le donne subivano. Con il tempo, comunque, ho iniziato a riflettere su una serie di fattori che prima non avevo mai preso in considerazione. Mi stavo mettendo in discussione come donna e nel mio ruolo nella vita. Quindi mi sono resa conto che, quella dell’8 marzo, fondamentalmente, è una festa che non rende pienamente giustizia delle tante problematiche che riguardano il mondo femminile».

Perché?

«Il panorama mondiale in fatto di diritti delle donne è sempre più critico: quello che è successo in Afghanistan la scorsa estate, ad esempio, ci pone un grosso interrogativo su quale sia il reale progresso raggiunto dalle donne nel 2022. In alcune parti del mondo, i loro diritti vanno a retrocedere invece che ad avanzare. Anche l’aborto, comunque, è qualcosa che mette in crisi le donne davanti alla possibilità di diventare madri: piuttosto che favorire la maternità, con l’aborto si propone qualcosa che è una sconfitta per la vita. Quindi, per rispondere in modo secco alla prima domanda, direi che non vedo certo la Festa della Donna come una consacrazione forte e definitiva del ruolo della donna contemporanea».

È d’accordo sul fatto che le donne devono ancora molta strada per i loro diritti, quantomeno sul lavoro e sulla conciliazione lavoro-famiglia?

«Se si vuole considerare seriamente il ruolo della donna nella società da un punto di vista lavorativo, bisogna accogliere la diversità rispetto all’uomo. Non si può mettere la donna sullo stesso piano dell’uomo e pretenderne le stesse identiche prestazioni, limitandone le possibilità di realizzarsi in tutti gli aspetti della vita che sono tipici della donna: quelli di moglie e madre ma anche la sua funzione di accudimento della famiglia, dei figli, degli anziani. Quindi, quando la donna aspetta un bimbo, ciò dovrà essere accolto come evento particolare anche dal punto di vista lavorativo. Altrimenti, diventa evidente che la donna non potrà sostenere il carico di lavoro fuori e dentro casa: moltissime devono fare una scelta. Dai messaggi e dalle lettere che ricevo, mi rendo conto che le donne che hanno studiato e che lavorano, anche con grande sacrificio, nel momento in cui mettono al mondo un figlio, vanno incontro spessissimo a difficoltà. Anche psicologicamente, gestire tutto diventa pesante. Quando, ad esempio, c’è l’esigenza di uscire prima perché c’è da andare a riprendere il figlio a scuola che sta male o perché si vuole partecipare a un altro evento che fa parte della vita della famiglia, si viene comunque viste male, cominciano le vessazioni, il mobbing».

Cosa l’ha motivata, a suo tempo, a rinunciare a studi e lavoro, già prima del matrimonio? È stato una sorta di affidamento motivato “dal cuore” o, piuttosto, il frutto di un ragionamento?

«Direi sia l’una che l’altra cosa. L’intuizione è stata quella di ascoltarmi e dare spazio ai dubbi che si erano cominciati a formare nell’esperienza che stavo compiendo. Cominciare a sentire che qualcosa non corrispondeva più alla prospettiva di vita che avevo, è stata un’intuizione che ho cominciato ad ascoltare, non dovevo andare per partito preso verso l’obiettivo che mi ero prefissata inizialmente. Poi ho cominciato a valutare seriamente quali potessero essere le opzioni. Mi sono chiesta se effettivamente potesse essere un avvenire per me adeguato e non frustrante quello di dedicarmi alla famiglia, se fosse meglio conciliare le due cose, sapendo che avrei affrontato delle rinunce da una parte o dall’altra ma penso più realisticamente nei confronti della famiglia. Sapevo che avrei dovuto rinunciare ad alcune cose: mi sono resa conto che c’erano dei compromessi a cui non avrei potuto scendere e sicuramente mi sono posta la domanda su quale fosse la mia vocazione, se veramente ero chiamata ad essere madre e moglie e se questa cosa per me fosse indispensabile o meno. Alla fine, ho scelto la vocazione di moglie e madre che non la conciliazione di tutto. Ovviamente la mia è una scelta assolutamente personale: come tante volte ho ripetuto, rispetto e ammiro le donne che riescono a conciliare perfettamente lavoro e famiglia, con grande sacrificio: mi rendo conto ce ne vuole davvero tanto».

Non si è mai pentita della sua scelta?

«Come spesso scrivo sui social, so quello a cui ho rinunciato, però vedo la parte che mi sono presa e sinceramente sapere di avere questo spazio di madre e moglie in esclusiva per me, è la parte migliore. Non ho ambizioni in altri ambiti. Non sento dei vuoti nella mia persona, perché mi riempie totalmente stare coi miei bimbi anche se fare pure fare soltanto la mamma a tempo pieno è molto impegnativo. Tempo fa, un sacerdote mi ha detto: quando ci si chiede se la strada che si è presa sia stata o meno quella giusta, bisogna vedere se i frutti sono stati buoni o meno. Beh, per quanto mi riguarda posso dire di essere completamente in pace con me stessa. Non sono né depressa, né in crisi, anzi, sto scoprendo tante cose che non immaginavo minimamente di sapere fare».

 

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