08/04/2017

Utero in affitto: una schiava liberata in Florida, e l’India si ribella

In Florida, una donna di 47 anni è stata arrestata per aver tenuto prigioniera una messicana che voleva sfruttare come fattrice, avendone preso l’utero in affitto.

Esthela Clark è stata accusata di aver abusato fisicamente di questa giovane di 26 anni, che tra l’altro veniva costretta anche a far sesso con degli sconosciuti , visto che la Clark non era riuscita a farla restare incinta con lo sperma fornito dal suo compagno. Inizialmente la messicana aveva accettato di seguire la donna in Florida per far da surrogata in cambio di 4000 dollari. Poi è rimasta prigioniera in casa della Clark per più di un anno, quando alla fine qualcuno si è accorto di lei e l’ha fatta liberare.

Certamente l’aguzzina è da biasimare. Ma non ha commesso un reato tanto più grave di quello che commettono quelli che usano le donne per procreare con l’utero in affitto. Certo formalmente queste sono libere di andarsene in giro (a differenza della giovane messicana), ma sostanzialmente sono schiave tanto quanto lei: devono condurre la gravidanza secondo le regole previste dal contratto, no?

Ne sanno qualcosa le donne indiane, tenute anche loro fisicamente segregate nelle cliniche che danno il loro utero in affitto.

Il governo del primo ministro indiano Narendra Modi, sta tentando da tempo di reagire a questa ignominia e ha proposto un divieto totale di utero in affitto.

Se venisse emanata una legge in tal senso, sarebbe un durissimo colpo per un settore economico in rapida crescita, sulla pelle delle donne povere e dei bambini che vengono strappate dal seno che li ha custoditi per nove mesi.

La proposta consentirebbe solo una sorta di “utero in comodato”, cioè l’utero in affitto gratuito, solo per cittadini indiani residenti in India, sposati, ma sterili: i single, i conviventi e gli omosessuali non sarebbero ammessi. La donna che offre il grembo gratuitamente (solo con un rimborso spese, che comunque apre un vulnus su tutta la faccenda) deve essere una parente stretta della coppia che non può avere figli propri.

La giornalista Pinki Virani, autrice di diverse pubblicazioni di inchiesta e denuncia dei traffici e dei rischi connessi alla pratica della fecondazione artificiale e dell’utero in affitto,  è favorevole a questa proposta di legge e sostiene di poter parlare in nome della gran parte della popolazione indiana: l’utero in affitto è parte di un sistema di sfruttamento delle donne in cui possono facilmente cadere e restare invischiate mogli, figlie, sorelle, con orribili conseguenze per la loro salute fisica e mentale.

Redazione

Fonte: BioEdge 1 e 2

 


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