27/05/2018

Utero in affitto: una drammatica testimonianza

Se si digita su internet “maternità surrogata”, definizione dietro la quale la neolingua vorrebbe mascherare la pratica dell’utero in affitto, ci si imbatte in pubblicità, siti e video che fanno apparire questa  moderna schiavitù nei confronti di donne e bambini come se fosse normale, se non addirittura una garanzia di nascita di bambini “praticamente perfetti”. Uno degli slogan per esempio è: «Se desideri essere genitore la maternità surrogata è la soluzione».

Eppure la realtà ci dice che l’utero in affitto è tutt’altro che una “buona pratica”, o un “gesto di altruismo”. Non per niente a essere contrario alla sua diffusione è un gruppo trasversale, che ricomprende anche molte persone Lgbt e parte del mondo femminista (qui un’intervista alla firma del CorSera Monica Ricci Sargentini)...

Ma se questo ancora non basta, ci sono tante testimonianze di donne che hanno visto la loro vita cambiare dopo aver scelto di portare a termine tale pratica, così come coloro che decidono di vendere – non “donare”! – i propri ovuli (Qui il trailer del documentario esclusivo Eggplotation, doppiato in italiano da ProVita).

Questo è quanto è accaduto a Toni, una donna dell’Iowa intervistata da Jennifer Lahl per Stopsurrogacynow, che non usa mezzi termini per descrivere la sua esperienza: «È stato un incubo: ha quasi distrutto la mia famiglia».

Alla domanda sul perché avesse accettato l’utero in affitto, Toni sembra a tutt’oggi confusa, non si capacita del perché, pensava di essere riuscita a mettersi in contatto con chi poteva aiutarla. Con il marito avevano infatti problemi di infertilità e così hanno pensato di ricorrere alla maternità surrogata per “aiutare”, dietro compenso, un’altra coppia ad avere un figlio e con il compenso poi pagare a loro volta una madre surrogata per il proprio figlio. L’agenzia che Toni aveva contattato, le ha fatto firmare un contratto... e poi è iniziato l’incubo. La gravidanza si è presentata gemellare, due femminucce, nate a 25 settimane con un parto cesareo di emergenza e che hanno perso la vita 8 giorni dopo il parto. A questo punto si è manifestata tutta la crudezza e la freddezza di questo meccanismo diabolico che non fa parte del mondo umano così come Dio, nel suo amore, l’ha pensato e voluto per noi esseri umani perché si abbiano garanzie del vero e del bene che tutti noi siamo in grado di conservare. Toni ha iniziato ad essere trattata come avesse dovuto portare a termine un lavoro e, per di più, è stata portata in tribunale per non aver rispettato i termini contrattuali!

Si è presentata alla Corte Suprema chiedendo che venissero rispettati i suoi diritti umani, ma non è stata ascoltata. Questa donna ha tenuto questo dolore umano dentro di sé per dieci anni... aveva solo bisogno che qualcuno la ascoltasse e l’accompagnasse verso scelte buone e vere, scelte che rispettano la dignità umana. Invece ancora oggi si commuove a pensare alle figlie. È un dolore che ha dentro e che il mondo vuole nascondere, sotterrare, non vedere...  Questo dolore rimane nel silenzio assordante di un mondo manipolatore.

Toni ha oggi deciso di rendere la sua testimonianza sull’utero in affitto perché vuole che le donne siano informate, affinché venga loro risparmiato il calvario che ha vissuto lei.

Qui l’intervista di Jennifer Lahl a Toni. È in lingua inglese, ma abbastanza comprensibile.

Denise Biscossi

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