17/11/2018

Utero in affitto è usare le persone: bambini, donne e ... coppie gay

Abbiamo ricevuto da un Lettore un commento critico nei confronti della nostra campagna per la salvaguardia della dignità e della salute di donne e bambini (cioè contro l’utero in affitto). Poiché tale commento riassume le critiche che normalmente ci vengono fatte in proposito, vogliamo dargli una risposta più articolata che valga un po’ per tutti.

Scrive il Lettore:
Mi rammarico molto che non capiate che per un bambino o bambina, avere due genitori riconosciuti e legalizzati è sempre meglio di uno, per la tutela del minore. Non credete che con questa battaglia potrete eliminare i gay, le madri che vogliono fare le surrogate, e le famiglie arcobaleno. Esisteranno sempre, ma solo all’ombra della legge, con meno tutele e protezioni. A che fine?

“Avere due genitori riconosciuti e legalizzati è sempre meglio di uno”

Il signore in questione, come molti altri fautori dell’utero in affitto e delle adozioni gay, compresi molti giudici, purtroppo, non riescono a vedere la realtà: «per un bambino o bambina, avere due genitori riconosciuti e legalizzati» non vuol dire niente: ai bambini servono una mamma e un papà.

Chiamasi mamma colei che ha tenuto in grembo la creatura per 9 mesi e l’ha partorita.

Chiamasi papà colui che ha depositato nel grembo della mamma il suo seme, in un contesto – si spera –  d’amore oblativo, o almeno di affetto sincero.

Eventuali venditori o datori di sperma e di ovuli non sono né padri né madri, anche se hanno del Dna in comune col bambino. Men che meno gli eventuali acquirenti del bambino stesso possono essere chiamati padre o madre.

“La tutela del minore”

Per tutelare il minore, per la sua crescita sana ed equilibrata, servono papà e mamma. Non serve “una coppia”, né un terzetto, né un quartetto! E privarlo scientemente e volutamente di uno dei due genitori non tutela affatto il minore. Se poi il bambino è in stato di adottabilità, ha subìto un qualche trauma: a maggior ragione, per la sua tutela, il bambino va inserito in una famiglia vera, sana, solida (neanche tutte le coppie eterosessuali sono idonee all’adozione…).

“Eliminare i gay”

Con questa battaglia non vogliamo eliminare nessuno: ogni persona ha una dignità somma che va rispettata, a prescindere dalle sue pratiche sessuali. Questa campagna è tesa  solo a far valere il diritti dei bambini a una mamma e a un papà.

 Le madri che “vogliono” fare le surrogate

Le madri non “vogliono” fare le surrogate. Basterebbe guardare alla realtà di questo ignobile mercimonio. Le madri che si prestano a tale umiliante sfruttamento sono costrette dal bisogno di soldi.

Le “famiglie arcobaleno” non sono “famiglie”

“Famiglia” è solo e solamente l’unione di due persone atta a generare la prole. Le coppie omosessuali che vivono con bambini non sono una famiglia. Sono una “comunità”, una formazione sociale. Chi vuole può continuare a chiamarle “famiglie”, ma il dato di fatto reale non cambia: non c’è alcuna capacità generativa tra due persone dello stesso sesso. C’è capacità di amare? Forse. Ma chi dice di amare i bambini e nega loro alla radice un padre o una madre non ha capito il significato base dell’amore che è “volere il bene” dell’altro.

 “Esisteranno sempre”

Gli schiavisti, i venditori di bambini, i ladri, i furfanti sono sempre esistiti e sempre esisteranno, certo. Per questo quando vengono beccati, vanno puniti e basta. Non solo non vanno protetti dalla legge, ma non vanno neanche “regolamentati”. Avrebbe senso una legge che ammettesse la riduzione in schiavitù solo in certe circostanze e con certe garanzie?

“A che fine?”

Il fine della nostra battaglia – già detto – è la tutela delle persone, dei bambini, delle donne e della famiglia: quindi in ultima analisi è una battaglia per il futuro della nostra civiltà.

Viceversa la comunità Lgbt non si rende conto del fatto che è usata e strumentalizzata dall’opulenta industria della fertilità (che fa milioni nella tratta e nella manipolazione degli esseri umani): se fossero state le coppie etero a premere per la legalizzazione dell’utero in affitto, non avrebbero avuto risonanza mediatica, né seguito: sarebbe facile dir loro di lasciar perdere questo mercimonio e di concentrarsi sull’adozione – se ne sono degni!

Mandare avanti i gay – “poveri perseguitati dall’omofobia dilagante” – invece paga... e Lorsignori prevedono incassi favolosi.

Francesca Romana Poleggi

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