18/11/2012

Sola al mondo e con un bimbo in grembo, quando la speranza alimenta una vita

Una storia intrisa di grande umanità e speranza, quella che ci segnalano dalla Caritas di Termoli, dove il giusto conforto e il sostegno dato a una ragazza di colore ha impedito un aborto e ha permsso a una splendido bimbo di venire al mondo.

“Una mattina di Ottobre del 2011 ha bussato alla porta della nostra Caritas Diocesana, dopo aver trascorso una spaventosa notte alla stazione, una donna nigeriana di 34 anni, incinta, al quarto mese di gravidanza che chiameremo Hope, nome di fantasia che significa speranza.

Hope viveva a Napoli con il suo compagno e lavorava in una fabbrica di cappelli. Venuta a conoscenza della gravidanza, non ha potuto condividere la sua felicità con il compagno, il quale non l’ha accettata e le ha imposto di abortire, costringendola a scappare per proteggere il suo bambino. Ritrovatasi sola e impaurita ha chiesto ospitalità ad alcune sue connazionali nei pressi di Foggia.

Le amiche l’hanno accolta per qualche giorno ma l’ambiente in cui sono ridotte a vivere prostituendosi non era favorevole al suo stato di gravidanza e, senza alcun rispetto per lei e per la giovane vita che sta crescendo dentro di lei, si sono viste costrette ad intimarle di lasciare la loro casa a meno che non si prostituisse anche lei. Hope si è rivolta a noi poiché una sua connazionale che ci conosce le ha riferito che poteva fidarsi e che in qualche modo l’avremmo aiutata a proteggere il suo bambino.

L’abbiamo accolta raccogliendo tutte le sue paure, i suoi dubbi e perplessità, cercando di restituirle speranza. Sin da subito Hope si è affidata a noi sentendosi compresa, le abbiamo chiarito che ha diritto, come tutte le straniere che sono nella sua stessa condizione, ad essere accolta per motivi di salute. Hope, oltre ad un pasto e ad un posto caldo in cui stare, aveva bisogno di essere presa per mano e accompagnata in un momento molto particolare nelle vita di una donna, in cui è importante poter contare sul sostegno, sulla protezione e sull’affetto delle persone care. Hope, straniera in Italia, con i propri cari distanti in una Nigeria troppo lontana, ha affidato la propria vita e quella del proprio bambino nelle nostre mani. Lavorando in rete, abbiamo contattato ospedale e associazioni e chiesto chi fosse disponibile a darle ospitalità.

L’ospedale l’ha accolta per qualche giorno e lì, alla sedicesima settimana di gravidanza, ha fatto la prima ecografia e ha sentito battere il cuore del suo bambino.

In quel momento, stringendo la mano dell’operatrice Caritas che l’aveva accompagnata, le ha chiesto sottovoce: ”controlla se il mio bambino sta bene”. Oggi Hope è ospite presso una comunità di accoglienza ed è serena, sta perfezionando la conoscenza della lingua italiana ed è circondata da persone che si prendono cura di lei.

Quando incontra coloro i quali per primi le hanno teso una mano per aiutare lei e il suo bambino, mostra un’infinita riconoscenza e il suo caldo abbraccio è tanto contagioso da trasmettere gioia anche a chi le sta intorno”.

Fonte: Termoli online

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