14/07/2013

Sindaco francese obietta sull’unione gay. Rischia tre anni di carcere e 45mila euro di multa

Jean-Michel Colo, sindaco di Arcangues nei Pirenei, non ha voluto sposare una coppia di omosessuali. Obietta quindi la legge dello Stato e sottolinea che altri 6 assessori condividono la sua posizione. “Ognuno fa come vuole a casa propria,” ha dichiarato “ma io come sindaco non posso dare la mia approvazione”. Prevedibile l’ira funesta delle associazioni gay. Il presidente della Bascos denuncia: “La legge deve applicarsi su tutto il territorio”. Pronti gli appelli ai ministri dell’interno e della giustizia contro la decisione del sindaco.  L’obiezione e la coscienza non devono esistere in questi casi. Non sia mai che alla gente venga in mente di replicare il punto di vista di Colo. Il sindaco rischia una pena che può arrivare fino ai tre anni di carcere, e 45mila euro di multa.  L’utopia del politicamente corretto finirà per infrangersi in questioni come queste. Perché o te la fai piacere e la accetti, oppure l’obiezione verrà vista come un grave attentato alla democrazia. Ogni parere contrario sarà interpretato come razzista, nazista e fascista.  Ma per quanto si potrà continuare così, quando i termini del contendere sono questi?

Francia: primo sindaco obiettore, non sposo omosessuali

A dieci giorni dalle prime nozze gay in Francia è arrivato oggi anche il primo “no” di un sindaco obiettore. Si tratta di Jean-Michel Colo, primo cittadino di Arcangues, paesino dei Pirenei (sud-ovest), che ha rifiutato di sposare una coppia di uomini. Il sindaco di destra lo ha reso noto sul giornale locale, “Le Journal du Pays Basque”, sottolineando che i suoi sei assessori condividono la sua posizione.

Per il sindaco la nuova legge sul matrimonio per tutti, promulgata appena il 18 maggio dal presidente François Hollande, è “illegittima”: “ognuno fa come vuole a casa propria – ha detto – ma io come sindaco non posso dare la mia approvazione”. La domanda di matrimonio, presentata a fine maggio, è stata dunque respinta: “il prefetto è stato informato – ha aggiunto – che qui a Arcangues non saranno celebrate nozze omosessuali”.

Per poter aggirare la legge il sindaco Colo, 60 anni, ha fatto sapere che il suo municipio non si occuperà d’ora in poi di “nessun atto in materia di stato civile”, cosa che è riconosciuta dal codice delle collettività locali.

Di fatto, in caso di querela, il sindaco obiettore può essere condannato per discriminazione e

rischia fino a tre anni di reclusione e 45’000 euro di multa.

Questo primo “no” ha sollevato l’ira delle organizzazioni locali di difesa dei diritti dei gay: “la legge deve applicarsi su tutto il territorio”, ha denunciato il presidente della Bascos, Beñat Gachen. L’associazione farà appello ai ministri dell’interno e della giustizia, Manuel Valls e Christiane Taubira.

Intanto, dopo il primo mediatico “sì” a Montpellier (sud) tra Vincent e Bruno, il 29 maggio, prima coppia gay a convolare a nozze in Francia, si è celebrato in sordina ieri anche il primo matrimonio gay di Parigi. La coppia, che si è sposata al comune del quartiere “gay” del Marais, ha anticipato di un giorno il lieto evento per evitare la folla dei giornalisti e conservare una cerimonia intima.

Fonte: Swiss Info

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