21/07/2021 di Manuela Antonacci

Separare un figlio dalla madre è un abominio. Solo se è un animale

Accade che, in una società obnubilata mentalmente come la nostra, si alzi la voce per difendere una volta tanto le madri. Ma di che madri stiamo parlando? Non certo di madri “umane”, ma niente di meno che delle madri dei vitelli separati alla nascita. Ed è così che in un articolo de Il Fatto Quotidiano viene riportata l’indagine di “Essere Animali” che mette in evidenza tutte le sofferenze vissute dai vitelli per la produzione di Grana Padano, per le condizioni pessime in cui sono allevati.

Ricorda tanto l’indignazione di alcuni anni fa della Cirinnà, fervida ambientalista, per i cuccioli strappati alla nascita, alle madri, che la portò a firmare un provvedimento, durante la sua esperienza in Campidoglio, per il diritto dei cuccioli a non essere strappati dalle madri, come avviene invece con l’utero in affitto, verrebbe da dire.

E sì perché l’articolo 8 del Regolamento promosso dalla Cirinnà e intitolato “Maltrattamento di animali”, al comma 6 recita: “È vietato separare i cuccioli di cani e gatti dalla madre prima dei 60 giorni di vita, se non per gravi motivazioni certificate da un medico veterinario”.

Ne deriva che a Roma, se il proprietario di una cagnolina appena diventata mamma volesse regalare uno o più cuccioli a un’altra persona, dovrebbe aspettare almeno 60 giorni dalla data del parto. Ma la cosa più incredibile è che tutto ciò è stato adottato per non recidere la forte connessione che si instaura tra mamma “non umana” e cuccioli. Dunque per non arrecare un “danno emotivo” a degli animali. E che ne è dei “cuccioli d’uomo”? Come si può pensare che ciò non valga a maggior ragione per i neonati che con la mamma intessono, già dal grembo materno, un profondissimo e viscerale rapporto fatto di scambi biochimici (come dimostrano tanti studi scientifici accreditati) e non solo?

La stessa Cirinnà o la stessa stampa che si straccia le vesti per queste “violenze emotive” sui cuccioli di ogni specie, arriva però a giustificare (e nel caso della Cirinnà a “promuovere”) la barbara pratica dell’utero in affitto che vede il neonato deprivato per tutta la vita e a pochi minuti dal parto, di colei che l’ha portato in grembo, per l’egoismo di due adulti (non importa se etero o dello stesso sesso). Insomma atteggiamenti e impostazioni di pensiero che rispecchiano il volto di una società profondamente staccata dalla realtà oggettiva delle cose e che con l’imperante abbattimento dell’antropocentrismo che vede nel neo-malthusianesimo la sua espressione ultima più feroce, non fa che combattere l’uomo che, da culmine della creazione, diventa in questa folle ottica, non al pari ma, a volte, come in questo caso, un gradino sotto gli animali, vedendosi deprivato di diritti basilari che agli animali vengono invece assicurati.

 

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