09/01/2020

Regionali Emilia-R., parla la candidata Bonazzi (FdI): «Cosa farò per crescita e persone fragili»

L’esperienza di una madre di famiglia può, già di suo, dare una marcia in più a una candidata donna a tutti i livelli. Giovanna Bonazzi, 52 anni, sposata da 25, con tre figli, si autodefinisce una «imprenditrice familiare»: laureata in storia antica, insegnante e archeologa in gioventù, ha iniziato poi a dedicarsi a tempo pieno alla famiglia, in particolare al primogenito, affetto da autismo. Una difficoltà che si è trasformata per lei un cammino di amore e formazione, fino a renderla un punto di riferimento per l’associazionismo familiare nella provincia di Bologna. Dall’impegno nel sociale, Giovanna Bonazzi è quindi approdata all’impegno politico. Eletta lo scorso anno al Consiglio Comunale di Pieve di Cento, in una lista civica di centrodestra, la Bonazzi tenta ora il grande salto con la candidatura al Consiglio Regionale dell’Emilia-Romagna, in occasione delle elezioni del prossimo 26 gennaio. Un turno elettorale, che, come ha ricordato la stessa candidata a Pro vita & Famiglia, assume una dimensione storica, nella misura in cui, per la prima volta si prospetta non solo la possibilità di mettere fine a mezzo secolo di “rossa Emilia” ma anche di mettere fine a quella che è una delle amministrazioni regionali meno “pro family” d’Italia.

 

Dottoressa Bonazzi, quale esperienza umana, associativa e politica porterà in dote nella sua candidatura al Consiglio Regionale dell’Emilia-Romagna?

«Ho sempre avuto uno sguardo attento su tutto quello che mi circonda e in particolare su ciò che coinvolge le famiglie, nell’ambito della mia comunità parrocchiale e civica (il nostro è un Comune di 7000 abitanti). Ho iniziato a seguire i Family Day e altri eventi legati ai movimenti a difesa della famiglia. Determinante è stato il mio incontro con l’avvocato Gianfranco Amato, quando mi ha parlato del gender, stimolandomi a diventare io stessa promotrice di eventi e di incontri per risvegliare le coscienze di molte famiglie “silenti”. Nel frattempo, abbiamo anche aperto una “sala da tè solidale” dove lavorano ragazzi con disabilità, in cui sono coinvolte anche le loro famiglie e dei volontari».

Nella sua campagna elettorale, il motto è La famiglia al centro quali sono gli obiettivi che sta portando avanti nel suo Comune o, se sarà eletta, al Consiglio Regionale?

«La proposta di candidarmi mi è arrivata dal deputato Galeazzo Bignami, passato la scorsa estate da Forza Italia a Fratelli d’Italia. Ho accettato, ponderando molto attentamente questa scelta. Candidarsi per il centrodestra in Emilia-Romagna, ti mette in una posizione di svantaggio, è come se noi fossimo “dalla parte sbagliata” anche se, in cuor mio so bene che stare dalla parte dei più deboli non può che essere la cosa più giusta. In Emilia, come nel resto d’Italia e un po’ in tutto l’Occidente, bisogna far fronte a questo gravissimo inverno demografico. Dobbiamo rilanciare la natalità ma, francamente, limitarci a incentivare gli asili nido sarebbe troppo riduttivo. La famiglia va aiutata passo passo e in ogni modo, innanzitutto favorendo le madri lavoratrici. Anche i giovani che vogliono sposarsi ed avere figli vanno aiutati con politiche abitative adeguate e messi in condizione di poter lavorare sul territorio e non essere costretti ad emigrare. In Emilia ci sono tantissimi giovani di 23-24 anni che hanno piccole attività artigianali ma purtroppo, con tantissime le aziende che chiudono, molti di loro non riescono a mettere su famiglia».

Cosa andrebbe cambiato nelle politiche dell’uscente giunta Bonaccini?

«Moltissime cose. Faccio un esempio emblematico: lo scorso anno il presidente Bonaccini è venuto da noi a Pieve di Cento, dove è stato girato il film Mio fratello rincorre i dinosauri, in cui si affronta il tema della sindrome di Down. In quell’occasione, Bonaccini ha elogiato questa pellicola girata sul territorio emiliano, presentandolo come un “film d’amore”. Peccato la sua giunta abbia lanciato il progetto pilota del NIPT, un test non invasivo che permette di prevedere la Sindrome di Down e altre alterazioni cromosomiche già alla decima settimana di gestazione: in questo modo incoraggiano ad eliminare i feti con irregolarità genetiche. È ovvio che questa cosa stride molto… Temi come quello di Bibbiano, degli asili nido gratis obbligatori o del progetto Viva l’Amore, la dicono lunga su una visione dello stato che pretende di educare i nostri figli. La scuola, da noi, è talmente ideologizzata che ormai non si fa nemmeno più prevenzione sulle droghe. Ultimo ma non ultimo: un papà di Bologna, l’altro giorno mi ha segnalato che, mentre ogni intero nucleo familiare ha diritto ad un solo pass gratuito per i parcheggi, se quegli stessi membri risultassero semplicemente conviventi, i pass diventerebbero tre, quattro o anche cinque. Messa così, passa il messaggio che mettere su famiglia con conviene… Ci impegneremo a cambiare anche questi aspetti».

 

di Luca Marcolivio

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